Sui giardini da Cioch

Presentato domenica 11 alla sala 2000 il libro di Andrea Tugnoli:

“A quei tempi i giardini di Piazza Roma non erano come adesso, gli alberi erano ancora piccoli e di ombra ce n’era vera­mente poca ma il posto era comunque bello, pieno di allegria; a parte le panchine, i posti a sedere erano veramente pochi e il chio­sco stesso era fornito di pochi tavolini in legno e forse una decina di sedie pieghevoli. L’unico passatempo era una dama con la quale si organizzavano improvvisati tornei; ma a parte ciò non vi erano giochi come ora, quelli bisognava inventarli. La cosa più semplice era fare una colletta, non più di dieci o venti lire a testa, l’importante era raggiungere la somma necessaria per acquistare un pallone che era in vendita, presso il negozio di giocattoli della “Fiorenza” erano nuovi, di plastica colorata e costavano cento lire.

Il luogo adatto dove andare a giocare poteva essere il vicino campetto delle Suore che molto bene si prestava, dove però oltre alle regolari porte per il calcio vi erano anche i canestri per giocare a basket, era quindi un luogo molto ambito e molto spesso impe­gnato, era per questo motivo che il più delle volte, per le nostre interminabili partite, si rimaneva ai giardini e veniva utilizzato il tratto di strada antistante le scuole elementari; all’epoca questo era possibile in quanto non c’erano molte macchine in circola­zione. Si iniziava a giocare consapevoli che non sarebbe trascorso molto tempo poi qualcuno sarebbe arrivato a rovinare la festa; potevano essere i vigili o dalla vicina caserma qualche carabi­niere, ma erano sempre loro che in sostanza ci requisivano il pal­lone.”

Segue poi un breve elenco di alcuni frequentatori, dei quali ho conosciuto Cristiano Zironi, Gianni Carandina, Mauro Maestrello, Graziano Monterumici, Andrea Banzi, Franco Menghini, Roberto Panzani; un elenco più ampio (senza i cognomi) lo si trova più avanti.

La copertina è di Gianni Cestari.

Il libro si trova a 12 euro nelle edicole di Bondeno.

E intanto…

Con la fase dei rientri vacanzieri e la riapertura delle scuole il governo della finanza cattocomunista ha trovato il pretesto per aumentare i numero dei test, imporre l’obbligo di tamponi scientificamente insensati e trovare lo spunto per le mosse successive. La regia governativa della finzione pandemica necessita di un sempre più alto numero di test per far partire nuove “ondate” ad libitum et per omnia saecula saeculorum. Ora il governo piddino e stellato ha aperto la nuova fase di politiche restrittive, instaurando il terrore nelle scuole – una stupida brutalità tutta italiana – (isterie professorali e bidelliche, sanificazioni demenziali di quaderni e album, mascherine “togli e metti” in classe, “metti e togli” a mensa e “togli e metti” in palestra). Per il resto, mini zone rosse, confinamenti locali e mascherinati, chiusure serali di bar e ristoranti, mascherine all’aperto/chiuso e al chiuso/aperto, conta degli ospiti in casa tua. Per i prossimi mesi, il governo terrà in piedi la coglionella (finti test, finti positivi, test a milioni, ricoveri di persone sane e recrudescenza di confinamenti, internamenti, segregazioni, mascherinate pre-carnevale) per giustificare o l’accesso al Recovery Fund, o per sopravvivere fino al 2023 e fare eleggere un fidato successore di Mattarella, che rassicuri i mercati e la commissione europea. E se riesce ad arrivare al semestre bianco, il gioco è fatto. La trovata più infame del governo è la minacciata violazione di domicilio dei cittadini, ai quali “si raccomanda” mafiosamente di non osare fare numero in casa. La minaccia non fu sbandierata quando l’emergenza sembrava credibile e il consenso alle restrizioni era alto. Poi Mark Ryan dell’OMS presentò la violazione di domicilio come punto dell’agenda del Nuovo Ordine Mondiale nello scenario di crisi. Ora il governo italiano, primo al mondo, accoglie prontamente il “suggerimento”, e intanto si predispone a eseguire gli altri comandi impartitigli: acquisti in corso dalla ditta Elkan, digitalizzazione, app traccianti, vaccinazioni a tappeto. L’adesione mentale e attiva degli Italiani è assicurata dalla mafia mediatica, sottocosca della cupola finanziaria.

Luciano Del Vecchio su Facebook, domenica 18 ottobre 2020

Cinquantenario del Liceo

Il prof. Zancuoghi mi ha appena comunicato che l’amministrazione comunale ha intenzione di celebrare il cinquantenario dell’istituzione della sede di Bondeno del liceo scientifico “Roiti”;

a tale scopo ricordo il materiale di mia conoscenza:

http://liceo.bondeno.com/

https://www.dropbox.com/s/u31kxmzcmfww4h8/ricercacompleta.pdf?dl=0

dalla mia tesi di laurea del 1978 (copia anastatica in PDF)

https://documentcloud.adobe.com/link/review?uri=urn:aaid:scds:US:6ae95445-a20b-4dc4-9dc0-d560b5e2c118

Compie 100 anni Marino Golinelli

SAN FELICE SUL PANARO- il milionario filantropo di San Felice taglia il traguardo del primo secolo di vita.

Fondatore dell’azienda Alfa Farmaceutici, poi Alfa Wassermann, poi Alfasigma, è Cavaliere del lavoro e plurilaureato Honoris Causa.

Dopo aver ospitato alcuni premi Nobel per le “Letture Schiapparelli” nei primi anni ottanta e nei primi di gennaio 1988 creò a Bologna la Fondazione Golinelli che si occupa di educazione, formazione e cultura con l’intento di aiutare la crescita professionale, la ricerca creativa e la capacità imprenditoriale dei giovani.[4] Come sede della fondazione e delle sue attività, nel 3 ottobre 2015 inaugurò a Bologna l’Opificio Golinelli, una cittadella di 9.000 m² creata per fornire ai giovani dai 18 mesi ai 35 anni strumenti per la conoscenza e la cultura con un suo investimento filantropico di decine di milioni di euro. Nell’ottobre 2017 quello spazio si è arricchito, con un investimento di 3 milioni di euro, di una nuova struttura, il Centro Arti e Scienze: un parallelepipedo luminoso di 700 metri quadrati, progettato da Mario Cucinella. Sarà utilizzato per ospitare un programma pluriennale di iniziative culturali per immaginare il futuro.

A Golinelli gli auguri del sindaco del suo paese:

Il sindaco di San Felice sul Panaro Michele Goldoni ha inviato una lettera a Marino Golinelli, l’imprenditore filantropo originario di San Biagio che l’11 ottobre compie 100 anni, per fargli i migliori auguri di buon compleanno a nome di tutta la comunità sanfeliciana.
«Mi permetto di affermare che lei è senza dubbio uno dei figli più illustri di San Felice sul Panaro, che ha dato lustro al nome del nostro paese, rendendoci tutti orgogliosi – si legge nella missiva – le siamo e le saremo sempre molto grati per l’attenzione dimostrata nei confronti della nostra comunità: ci è stato vicino ai tempi del sisma e in tante altre circostanze e non ha fatto mancare il suo apporto anche nel corso dell’attuale pandemia. E questo in perfetta coerenza con la sua filosofia di vita e di imprenditore che ha sempre sentito il dovere morale di restituire alla società parte della sua fortuna, promuovendo la formazione e l’educazione dei giovani e impegnandosi nella beneficenza. Un esempio per i suoi colleghi imprenditori e uno stimolo per tanti a emularla, impegnandosi per una società più giusta e che regali maggiori opportunità ai giovani.
Spero – conclude la lettera – di poterla avere al più presto qui con noi per poter festeggiare tutti insieme la sua straordinaria, lunghissima vita spesa all’insegna dell’impegno per gli altri e dell’amore per l’arte».

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Ferrara

Ferrara scrigno di tesori senza tempo

Dal 1999 per l’Unesco la Città del Rinascimento è Patrimonio dell’Umanità

Non c’è dubbio: l’Italia è piena di scrigni contenenti tesori di ogni tipo. Tra essi c’ è sicuramente Ferrara, capoluogo del fu ducato Estense (quando divenne , grazie all’esteso ed organico svilup po urbanistico del XV secolo, ” la prima città moderna d’Europa”) e·d oggi dell’omonima provincia dell ‘ Emilia Romagna, che ha ottenuto ben due riconoscimenti da parte de!l’Unesco: il primo nel 1995, quando è divenuta ufficialmente Patrimonio dell ‘ Umanità come città del Rinascimento ed il secondo nel 1999 , con la motivazione che ” le residenze dei_duchi d‘ Este nel Delta del Po illustrano in modo eccezionalel’influenza della cultura del Rinascimento sul paesaggio naturale”.

Oltre ·ad essere una delle pochissime città italiane (le altre sono Bergamo, Grosseto e Lucca) ad aver mantenuto praticamente intatta l’antica cinta muraria che circonda il centro storico , Ferrara – sul cui nome, quanto alle origini, non c’è certezza: alcuni lo riferiscono al ferro, altri al farro, altri alle numerose fiere che vi si svolgevano – offre chi vi si reca tantissime perle. Che meritano senz’altro una visita . Ne citiamo in questa sede soltanto alcune , lasciando a chi ci andrà la possibilità di scoprire tutte le altre. ,. _

Tra le tappe che non possono mancare, oltre visita alle già citate Mura e ai numerosi Mu sei cittadini, di sono senz’altro quelle a Palazzo dei Diamanti (cosi chiamato per la presenza di 8500 blocchi di marmo striati di rosa che ne formano la struttura esterna) , al Castello Estense (fortezza la cui prima pietra fu posata nel 1385), al Palazzo Municipale e all’ antichissima -_la consacrazione risale al 1135 – Cattedrale di San Giorgio, patrono della città celebrato il 24 aprile, al quale è dedicato il celebre Palio con anche gare tra sbandieratori e un grande corteo in costume.

Punto di riferimento in qualsiasi passeggiata al centro di Ferrara è Piazza delle Erbe, dal 1919 ribattezzata Piazza Trento e Trieste, luogo di mercato che oltre alla Cattedrale, tra gli altri, raccoglie attorno a sé il Palazzo della

Ragione , la Loggia dei Merciai e il campanile incompiuto attribuito a Leon Battista Albert!. Storicamente parlando, inoltre, desta sicuramente emozione passare di fronte ali’epigrafe che ricorda il discorso di Cesare Battisti del 27 novembre 1914, quando il patriota trentino – si legge nella targa di marmo apposta sulla facciata del Teatro Giuseppe Verdi , oggi purtroppo dismesso – ” con parola ardente auspicò la nostra guerra di redenzione” .

Gli amanti della letteratura possono poi visitare la casa che ospitò, negli ultimi anni della sua vit a, il grande Poeta Lud ovico Ariosto (scrisse qui, nel 1532, il suo capolavoro “Orlan do furioso”). A tema letterario, inoltre, c’è il Parco Urbano dedicato a Giorgio Bassani (la sua famiglia era ferrarese), che ospita uno dei più importanti festival europei di mongolfiere e la Vulandra (festival inte rnazionale degli aquiloni).

Un ‘ ulteriore curiosità a proposito di questa splendida città, che nel 1998 ha stretto un patto di amicizia con varie cittadine, tra cui la dannunziana Fiume: la sua cucina ha un gran numero di specialità, provenienti da un a tradizione risalente all’epoca medievale e dalla cultura contadina (come il “salame zia ferrarese” , composto da carne suin a aromatizzata con sale, pepe e aglio e stagionato con vino bianco) .

“La nostra è la città delle biciclette, della metafisica, del Rinascimento,dell’ aeronautica e dei trasvolatori, di c;;pernico e del!’ Uni versità.E’ unacittàche haattraversato i secoli cambiando volto e custodendo anime diverse, che l’hanno arricchita e resa una capitale della cultura. Gli estensi – ci dice con orgoglio l’ assessore ferrarese Alessandro Balboni (Fdl) – hanno lasciato in eredità” al mondo “una realtà di storia, architettura e letteratura invidiabile, preservata ma anche rilanciata, promossa e arricchita” . Vis i tare Ferrara dunque è un’esperienza da cogliere. Senza indugio .

Cristina Di Giorgi in Cultura Identità

Centenaria fiera di ottobre

La Fiera di Ottobre ritorna dal 9 al 13 ottobre 2020, di conseguenza sarà adottata una serie di provvedimenti viabili per regolare il transito nelle giornate in cui il centro storico sarà impegnato dalla storica manifestazione.

Tutti i dettagli delle limitazioni sono contenuti in una specifica ordinanza adottata dalla Polizia Locale:

acrobat Scarica l’ordinanza n. 87 del 02/10/2020

Biblioteca Ariostea

PROCEDURE DI SICUREZZA
In questa fase post-covid, è indispensabile osservare tutte le disposizioni di sicurezza previste per le manifestazioni pubbliche.
Per accedere alle sale conferenze (la cui capienza è stata più che dimezzata – nella Sala Agnelli dell’Ariostea, ad esempio, sono disponibili solo 36 posti) sarà indispensabile attenersi ad un preciso protocollo che garantisca gli utenti da possibili contagi.
Pertanto, sarà necessario:

  • entrare con la mascherina e togliersela solo dopo essersi seduti;
  • sanificare le mani all’ingresso della sala,
  • utilizzare solo le sedie indicate da un apposito cartello;
  • rimettere la mascherina durante l’uscita.

Incontro con l’autoremartedì 6 ottobre 2020 ore 17

Cambiare pelle

Presentazione del libro di Elena Trombetta

Un libro fortemente introspettivo, che pur dipanandosi in modo leggero cattura immagini e sensazioni vissute sempre in modo intenso. È la narrazione di un viaggio, di un percorso interno. La protagonista Anna, che è emblema di vita frenetica e dirompente, nel corso degli anni e della lettura fa scorgere un equilibrio sempre più sbilanciato verso il dubbio sui ritmi della nostra esistenza. Finché si arriva a uno snodo cruciale, il tempo del “cambiamento”, un tempo sacro, necessario per concepire e portare a compimento un nuovo e stravolgente progetto di vita. Saper rallentare il proprio ritmo di vita, anche in altre esperienze oltre a quella di Anna, serve a farlo abitare da scelte più interiori. Tutto ciò facendoci capire che la sfida di ognuno è colmare i propri silenzi, cavalcare i propri mutamenti.

Incontro con l’autoremercoledì 7 ottobre 2020 ore 17

L’eredità positiva del Covid-19: vita e lavoro agili

Presentazione del libro di Luca Scanavini

Este Edition, 2020
Sembra assurdo pensare che il COVID-19 lasci una eredità positiva. Trascorso il periodo di paura, fibrillazioni e pause forzate, abbiamo bisogno di tornare a giocare da protagonisti con un nuovo mazzo di carte. La lettura di questo bigino offre spunti di riflessione al fine di disegnare il futuro 5.0 necessario per essere sul mercato: sono informazioni utili per PMI, Enti, Associazioni e Professionisti.
Luca Scanavini, business e talent advisor, esperto nella formazione e selezione di risorse umane, coach professionista iscritto AICP (business & career). Consulente per progetti di organizzazione aziendale, strategia e comunicazione di impresa. Come Chimico, ha alle spalle un’esperienza dirigenziale nel mondo petrolchimico (ex Montedison). Già Direttore Relazioni Esterne e Educational Programs. Esperto UMIQ – Confindustria Emilia. Vicepresidente Ordine Chimici e Fisici Emilia-Romagna.

Conferenze e Convegnigiovedì 8 ottobre 2020 ore 17

Il potere giudiziario fra indipendenza, etica e responsabilità

Conferenza di Maria Silvia Giorgi, Consigliere presso la Corte di Cassazione

Un excursus storico dall’età liberale all’attuazione della Carta costituzionale, passando per il periodo fascista, senza il quale non è possibile comprendere le ragioni profonde del valore dell’indipendenza della Magistratura da ogni altro Potere. La tutela dei diritti fondamentali è il fine ultimo della giurisdizione o, riprendendo le parole di Bachelet, l’“unica via della giustizia”, che può essere assicurata soltanto da una magistratura libera, autonoma e indipendente. Solo grazie all’indipendenza la funzione giurisdizionale può essere svolta in modo imparziale e in posizione di terzietà ed equidistanza dai confliggenti interessi in giuoco. Deve essere però chiaro che l’autonomia e l’indipendenza non costituiscono “privilegi” dei magistrati. Esse rappresentano invece guarentigie irri nunciabili del potere giurisdizionale, la cui conservazione richiede il costante e responsabile impegno – anche etico – di ogni magistrato (giudice o pubblico ministero) nella quotidiana conferma del riconoscimento sociale del prestigio e della credibilità dell’Ordine giudiziario.
A cura dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

Incontro con l’autorevenerdì 9 ottobre 2020 ore 17

La goccia del Colibrì

Presentazione del libro di Sergio Venturi con Rosario Di Raimondo

Pendragon, 2020
Fare la propria parte durante e dopo la pandemia

Dialoga con l’Autore Cristiano Bendin, caporedattore del Carlino Ferrara

Bologna, 4 marzo 2020: l’Assessore regionale alle Politiche per la Salute, da poco insediato, si ammala di Covid-19 proprio allo scoppio dell’epidemia italiana. L’Assessore uscente, Sergio Venturi, viene richiamato per gestire l’emergenza sanitaria come Commissario ad acta. Da quel giorno e fino al 9 maggio, oltre che essere il braccio operativo della lotta al Coronavirus, il dottor Venturi è diventato il punto di riferimento degli emiliano-romagnoli grazie alle sue dirette Facebook (riprese da diverse tv locali): tutti i giorni alle 17.30 oltre 10 mila persone lo ascoltano comunicare i dati sull’andamento del contagio, spiegare, approfondire, incoraggiare e strigliare, utilizzare metafore e racconti, rispondere alle domande dei cittadini, rincuorare chi ha perso un proprio caro. La sua voce e il suo volto diventano familiari nelle case. Queste pagine sono il racconto di due lunghi e terribili mesi di lotta in prima linea, chiarito da particolari tecnici, amministrativi, sanitari finora non conosciuti. Ma non è solo un bilancio di quanto è stato fatto perché l’esperienza maturata offre la possibilità di gettare uno sguardo sugli scenari che potranno aprirsi. Una narrazione emozionante, serrata e umanissima, per capire meglio ciò che tutti stiamo vivendo e cosa di buono possiamo fare per il nostro futuro. Con un’appendice di interviste ad altri protagonisti della lotta al Coronavirus.

Rosario Di Raimondo: è nato a Modica, in Sicilia, nel 1987. Giornalista di «Repubblica », dal 2011 lavora nella redazione di Bologna, dove scrive di cronaca e sanità. Ha seguito l’emergenza Coronavirus in Emilia-Romagna e raccontato il lavoro di chi ha affrontato la pandemia.

Sergio Venturi: medico gastroenterologo, dagli anni Novanta si è occupato della gestione di Servizi sanitari di Aziende Ospedaliere della Regione Emilia-Romagna, fino a divenirne Assessore alle Politiche per la Salute dal 2015 al gennaio 2020. È stato il Commissario ad acta per l’emergenza Coronavirus della Regione Emilia-Romagna dal 5 marzo al 9 maggio 2020. Attualmente è consulente di GHC (Garofalo Health Care) per la ripartenza post Coronavirus nelle strutture sanitarie del gruppo.

Conferenze e Convegnilunedì 12 ottobre 2020 ore 17

Forse, gli oggetti hanno un’anima diversa? Romanticismo e rivoluzione in Vladimir Majakovskij

Conferenza di Alessandro Farsetti (Università Ca’ Foscari Venezia)

Prima di vedere nella nuova Russia bolscevica una palingenesi che avrebbe trasfigurato la vita e i sentimenti umani (una speranza destinata presto alla disillusione), Vladimir Majakovskij è stato soprattutto il poeta romantico dell’eros tragico, contraddistinto da un estroso metaforismo. La conferenza ripercorre i nodi principali della vita e della poetica di Majakovskij con particolare attenzione ai suoi rapporti con i sodali futuristi e al ruolo che nell’avanguardia russa ha avuto il concetto di vešč’ (la «cosa», l’«oggetto»).
In occasione dello spettacolo di danza  “La rivolta degli oggetti” in scena il 14 Ottobre nell’ambito del Festival di danza contemporanea
Ai soci sono riservati alcuni posti, prenotabili presso il direttivo dell’Associazione.
Per il ciclo “Libri in scena” a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

La Prospera ducale

LA PROSPERA “DUCALE””…… per chi l’ha vista e per chi non c’era……”.Casualmente ho trovato una vecchia foto della grande corte della possessione Prospera e visto che ora non c’è più, ho pensato fosse giusto condividerla con “chi l’ha vista e con chi non c’era” perchè ora è diventata solo una storica “chimera”, canterebbeo gli 883. L’ultimo elemento a cedere è stato il grande fienile/stalla atterrato definitivamente dal sisma del 2012, ora è rimasta solo una brulla collinetta incolta. In origine questa grande tenuta era di 182 ettari e si trova tra Burana e Scortichino, ovvero incastonata fra l’argine destro del canale di Burana e la via comunale posta sull’antico Argine Cagnette ed è attraversata al centro dalla strada bianca comunale Piretta Rovere che in tempi antichi seguiva il corso del torrente Gavello, sulle alture delle cui sponde, dalla Prospera al Casino Suore, rimangono ancora evidenti testimonianze di insediamenti “romani”. Questa via divide il possedimento in due zone, quella in territorio di Scortichino presidiata da una grande e storica corte, ora Villa Prospera, che con la corposa ristrutturazione del post sisma ha ripreso nuova vita. In origine “casino di caccia” fatto edificare da Antonio Menafoglio, il più grande possidente terriero dell’epoca, insignito dal Duca Francesco III d’Este del titolo di Marchese dei feudi di S.Martino Spino, Gavello, Portovecchio ecc. ora è sontuosa location per matrimoni e cerimonie di alto livello. La parte a nord di Piretta Rovere è nel territorio della frazione di Burana ed era dominata dalla grande corte padronale che ora non c’è più e che si vede nella foto iniziale. In origine tutto il fondo si chiamava “PROSPERA DUCALE” ed era sotto il diretto dominio dell’Abazia di Nonantola. Nel 1532 venne acquistata dal conte Bartolomeo PROSPERI direttamente dal DUCA di Modena Ercole II d’Este per poi essere rivenduta nel 1658 a Felice Rangoni, passò poi nel 1659 a Francesco Corvini, gli eredi del quale nel 1682 rinunciarono al bene in favore del duca di Modena Rinaldo d’Este. Nel 1710 la tenuta insieme a quella vicinale del “Quaranta” fu acquisita con una permuta da certo Antonio Lucchini e in seguito dopo complicate vicende giudiziarie nel 1822 arrivò nelle proprietà del marchese Cesare Lucchesini per poi passare in successione ereditaria a Gaetano Giglioli jr. e fino al 1906 alla di lui figlia Luisa Giglioli De Zigno. La “Prospera” fu poi acquisita dal Cavalier Giuseppe Cavani, capostipite di un’importante famiglia padovana che in Veneto sposò la figlia di un Conte. Il di lui figlio ingegner Bruno, seppur molto attaccato e molto presente nella conduzione, cominciò a cedere importanti fette del fondo, in particolar modo il cuore dell’azienda, quella sotto Scortichino che venne acquistata dal signor Sergio Lenzi di Bondeno e tutt’ora condotta dai suoi eredi come “Villa Prospera”. Sempre nel secolo scorso anche il dottor Paolo Cavani e sorella né cedettero alcune rilevanti porzioni. Questi fondini sotto l’argine del canale di Burana, sono poi stati, negli ultimi decenni, di nuovo riuniti in un unica proprietà dalla soc. agr. “Agriberlato”. Qualche anno fa, i fratelli Cavani hanno ceduto la rimanente consistente porzione del fondo ad una importante società agricola confinante. Negli anni tra le “due guerre” la Prospera aveva una destinazione colturale per un terzo a prato e il restante a canapa, grano,barbabietole, cipolle, granturco e pomodori. Sul fondo abitavano ben 34 famiglie. Tra gli anni ’50 e ’60 furono impiantati diversi frutteti, 34 ettari di meleti e pereti. Oltre al grande fienile destinato alla lavorazione di erbe palustri c’erano anche quattro stalle che ospitavano buoi da lavoro e mucche da latte. Piccola curiosità, fino agli anni ’60 la zona non era ancora elettrificata e per far funzionare gli elettrodomestici e le mungitrici si doveva far ricorso alla forza motrice e a grosse batterie che si portavano a Burana nell’officina dei Chiarabelli per farle ricaricare. Sul fondo c’era anche una ghiacciaia; d’inverno gli operai andavano a prendere il ghiaccio formatosi nei maceri e lo portavano dentro la ghiacciaia dove rimaneva fino all’estate. Negli anni ’30 la proprietà decise di costruire, sul fondo in zona Chiaviche, un proprio caseificio, promuovendo poi una cooperativa con altri allevatori della zona per il conferimento del loro latte nello stesso caseificio. Anche questo caseificio riuscì ad usufruire dei fondi agricoli del post terremoto 2012 per la ricostruzione ed ora fa bella mostra di sè dall’incrocio per Gavello. Alcuni spunti li ho estratti dai ricordi di Vittorio Petocchi, storico “fattore” della Prospera dal 1922 al 1971, raccolti da E.Mori e l’ex sindaco B.Lodi in un loro libro. Il “fattore” Petocchi ricorda ampiamente le dure trattative con i rappresentanti degli operai che cercavano di ottenere sempre maggior manodopera per i lavoratori agricoli e menziona le delicate trattative con il capolega di Scortichino Fidalmo Romagnoli subentrato ad Arrigo Grassilli (Bigon) e con il “caporale” dei braccianti di Burana, Mario Maran(Magri). A tal proposito ricorda i brutti giorni degli scioperi, quando le mucche non venivano munte ed i loro lamenti laceravano il silenzio della notte e spesso capitava che il boaro di nascosto, pur aderendo allo sciopero, andasse di nascosto ad “alleggerirle” dal carico di latte per non farle soffrire. Storie di faticosi lavori agricoli, lotte contadine, storie di dolori, gioie e sacrifici, di amori e di illusioni, vissute dalla moltitudine di gente povera ma ricca di speranze e di valori, che nel tempo hanno popolato il suo cortile e le stalle, di giorno per la cura del bestiame, la sera per stare in compagnia, specie in quelle fredde invernali, al tepore delle mucche, le donne a filare, gli uomini a giocare a carte, i bambini ad ascoltare le “fole” (favole) degli anziani e i giovani favoriti dalla penombra che provavano i primi brividi d’amore con i loro “filarin”.

Lorenzo Berlato su Facebook

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Consiglio di insediamento

Pubblicato: Venerdì, 02 Ottobre 2020 09:14Scritto da Paolo Canella

Giovedi’ 15 ottobre 2020, alle ore 21,00, si riunisce il Consiglio Comunale nella composizione emersa dopo nelle recenti consultazioni del 20 e 21 settembre. Fra i punti principali: l’esame degli eletti alla carica di Sindaco e…

di Consigliere Comunale e delle condizioni di eleggibilità e di incompatibilità di ciascuno di essi (Artt. 40 e 41 del D.Lgs. n. 267/2000 e ss.mm.ii.); il giuramento del Sindaco (Art. 50 del D.Lgs. n. 267/2000 e ss.mm.ii.); l’elezione del Presidente del Consiglio e del Vice-Presidente; la comunicazione del Sindaco al Consiglio Comunale, in merito alla composizione della Giunta Comunale, ai sensi dell’art. 46 del D.Lgs. n. 267/2000 e ss.mm.ii.

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