Ventilatori polmonari

L’impresa di Mirandola Medtronic (ex Bellco) affiancherà l’azienda bolognese Siare nella produzione di ventilatori polmonari.

Come si legge sul portale Modenaindiretta, il distretto biomedicale di Mirandola accelera per fronteggiare l’emergenza coronavirus e la multinazionale Medtronic, ex Bellco, affiancherà la bolognese Siare nella produzione di ventilatori polmonari. Nello stabilimento di Mirandola, in particolare, si lavora pressoché a ciclo continuo per la produzione di filtri e circuiti per il trasporto dell’ossigeno, materiali consumabili monouso, impiegati per collegare i pazienti ai ventilatori polmonari. La capacità produttiva del sito è già stata aumentata dell’inizio dell’emergenza del 15% e a breve si prevede un ulteriore incremento del 30%.

Al momento, così come si legge nell’articolo dedicato,  nessuna azienda è in grado da sola di soddisfare le esigenze dei sistemi sanitari, ma l’unione può fare davvero la forza.

Una delle sedi Medtronic

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Analogie tra Mirandola e Bibbiano

Bambini tolti alle famiglie, troppe analogie tra Mirandola e Bibbiano: la Procura di Modena vuole vederci chiaro, capire se ci sono collegamenti con gli esperti che oggi sono stati arrestati, se il modus operandi dei servizi sociali fu lo stesso, con la creazione di finti ricordi di abusi, se ci fu un business anche allora.
Gli orrori che venivano consumati in Val d’Enza, nel reggiano, sono da giorni sulle pagine dei giornali: decine e decine di bambini tolti alle famiglie con prove costruite a tavolino e lavaggi del cervello fatti anche con stimoli elettrici, per finire in affido ad amici. Tra gli affidatari anche persone con problematiche psichiche e con figli suicidi.
Due casi accertati di stupro presso le famiglie affidatarie ed in comunità, dopo l’illegittimo allontanamento.

A leggere quanto accaduto, in tanti hanno cominicato a fare analogie con quanto è accaduto tra Mirandola e Finale Emilia.

Primo punto: i racconti sugli abusi

A parlare di connessioni tra Bibbiano e Mirandola ha iniziato Pablo Trincia, il giornalista che ha realizzato una importante inchiesta giornalistica sui fatti della Bassa, mettendo in luce, a mente fredda, le tante incongruenze che emergevano dai racconti dei bambini. Racconti che sembravano indotti, fatti con pressioni non del tutto legittime e che restituivano racconti che poi alla prova dell’analisi giudiziaria, si sono rivelati falsi, come quelli sugli omicidi che avrebbe compiuto la setta di pedofili satanisti gettand i cadaveri nel Panaro. E’ forse lo stesso metodo usato a Bibbiano per far ammettere ai bimbi abusi mai estititi?

Scrive Trincia “Hanno arrestato Claudio Foti, responsabile del Centro Hansel e Gretel di Torino, lo stesso da cui provenivano le psicologhe che avete visto interrogare i bambini di Veleno.
Foti aveva da tempo scritto contro di noi, facendo addirittura una petizione contro il podcast”

Secondo punto: il giro di denaro tra Mirandola e Bibbiano

Antonio Platis è il politico di Forza Italia che segue da tempo la vicenda dei 16 bimbi tolti alle famiglie di Mirandola e Finale Emilia. Ha studiato le carte che riguardano tutti i soldi pubblici spesi in quegli anni su questa vicenda scoprendo che da allora sono stati usati più 2 milioni di euro per pagare cure specialistiche alle presunte vittime di abusi. E a chi sono andati parte di questi soldi? Proprio al centro di San Polo d’Enza finito oggi nell’occhio de cilone, in quanto convenzionato con la nostra Unione dei Comuni.

Platis parla di un accordo tra Mirandola e Bibbiano basato su una “strana” convenzione, quando “tra queste due realtà non esistono punti di incontro e neppure rapporti. L’unica cosa che stonava era l’appartenenza di entrambi i Servizi Sociali al CISMAI, il cui nome è legato anche alla tragica sorte dei 16 bambini strappati tra il 1996 e il 1998 a diverse famiglie della bassa modenese” . Da qui sono partite le interrogazioni e le richieste di chiarimenti per questa insolita collaborazione che permetteva all’Unione Area Nord di inviare minori vittime di abusi e al Centro di San Polo d’Enza e di incassare la tariffa oraria di 135 euro per il supporto psicologico, oltre ad un forfetario mensile di 50 euro per ogni minore (ridotti a 45, quando i minori superano il numero di tre). Dallo studio delle carte – racconta Platis – abbiamo trovato un’anomalia. Nei cassetti dei Servizi Sociali della bassa c’erano i preventivi non del Centro gestito dall’Unione Val d’Enza ma su carta intestata della onlus Hansel e Gretel di Moncalieri (Torino). Seconda stranezza, visto che anche questa realtà ha avuto un ruolo di primo piano nella vicenda ‘Covezzi’. Anche nel 2018, a domanda precisa posta dal sottoscritto in Commissione Unione Area Nord, è emerso che, per gli attuali Servizi Sociali, il centro di Bibbiano fosse considerata una vera e proprio eccellenza.

Stando alla convenzione firmata nel 2017 ed approvata dal Presidente UCMAN Luca Prandini con delibera 30/2017 è prevista “la partecipazione attiva della nostra Unione ai momenti di scambio e confronto organizzati dal Centro la Cura per condividere prassi, responsabilità, modalità di lavoro ed individuare celermente eventuali criticità;(…)la disponibilità a costruire una rete di collaborazioni con associazioni ed enti: ad oggi è attivo il partenariato con le associazioni Hansel e Gretel onlus, Casina dei bimbi onlus e Sentire le voci;”.

Quindi – si interroga Platis – i nostri Servizi Sociali hanno pure condiviso la prassi di queste persone, oggi formalmente accusate ed arrestate? Quali altre collaborazioni sono state messe in campo con queste associazioni? I nostri Assistenti sociali sono stati formati da questi soggetti?

Terzo punto, i bambini della Bassa mandati “in cura” nel reggiano

I Carabinieri parlano di decine e decine di bambini finiti nel circolo degli orrori degli affidi pilotati. Quanti sono i bambini di Bassa? E’ un filone di indagine tutto da scoprire e su cui vuole agire la Procura di Modena. Al momento le cronache giornalistiche parlano di almeno un caso. Una bambina di Mirandola che nel 2011 è stata tolta alla famiglia per via di problemi economici. La mettono in una comunità di affido, passano sei anni e lei solo allora cominicia a raccontare di abusi sessuali avvenuti in famiglia, durante le sedute di terapia presso il centro al Cura di Bibbiano.
Racconta ad esempio, che suo padre uccideva le persone in casa e poi usava il sangue per truccare i bambini.

Punto quattro, i regali e le lettere nascoste

Per i bambini che vengono presi in carico dai Servizi sociali della Val d’Enza e i rapporti con le famiglie vengono ridotti al minimo, se non azzerati. E’ una pratica che è stata realizzata anche coi 16 bambini della Bassa, vent’anni fa. Un particolare comune, aggiacciante, sono le lettere e i regali che i genitori mandavano ai figli che non li hanno mai ricevuti. Lorena Morselli, la mamma di Massa cui vennero tolti  4 figli che non ha mai più rivisto, si dice certa che le sue lettere e i suoi regali non sono mai state consegnati. E a centinaia Carabinieri reggani ne hanno rinvenuti e sequestrato in un magazzino dove erano accatastati.

Si muove la Procura di Modena

La Procura di Modena è pronta a rispolverare i casi di vent’anni fa. Primo atto, capire quanti bambini modenesi sono finiti nel reggiano, e se deve essere Modena a occuparsene, spostando quindi l’inchiesta qui.

 

 

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Sanità

MIRANDOLA – Omicidio colposo: è l’ipotesi di reato su cui sta indagando la Procura di Modena in seguito al decesso di una signora di 50 anni della Bassa, avvenuto la scorsa settimana. Sul registro degli indagati sono stati iscritti, secondo indiscrezioni di stampa, un medico di base e un dottore del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Mirandola.

Nella denuncia presentata dai familiari della signora, si racconta come la donna avesse contatto il suo medico di base dicendo che aveva forti e improvvisi dolori alla pancia. A sera la donna va poi al Pronto Soccorso di Mirandola dove una tac le diagnostica peritonite. La signora viene mandata all’ospedale di Carpi per l’intervento chirurgico, ma dopo qualche giorno muore.

I parenti chiedono dunque in Procura di verificare se siano stati commessi reati dai due medici, se hanno sottovalutato l’urgenza del caso o se si poteva operare diversamente.

Le indagini sono aperte, è prevista l’autopsia sul corpo della signora.

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Come al solito

MIRANDOLA- “Dopo il terremoto tolti posti letto e disattese le promesse sull’ospedale di Mirandola”. E’ dura, e fondata sulle carte delle missive scambiate con l’Ausl, l’accusa lanciata dal Comitato ‘Salviamo l’Ospedale’. Come spiega il portavoce del gruppo di cittadini Ubaldo Chiarotti. «Se c’era la sensazione che l’Ausl in occasione del sisma avesse tagliato i posti letto, oggi abbiamo le prove certificate, senza contare l’edificio ospedaliero: secondo il progetto avrebbe dovuto avere sette piani, invece è fermo a quattro».

Il riferimento alle prove certe di Chiarotti è il fatto che il Comitato ha posto una serie di domande al direttore della Sanità Massimo Annicchiarico girando poi le risposte ai consiglieri dell’Unione Area Nord. «Sono dati utili – dichiara Chiarotti – per fare una seria valutazione, a sei anni dal sisma, su quanto è stato promesso e mai mantenuto». Almeno per le risposte che sono state date. Non tutte le domande poste, infatti, hanno avuto risposta.

Il Comitato a febbraio ha chiesto chiarezza in particolare sui 68 posti letto che mancano all’ospedale di Mirandola. Attualmente sono 130 anziché i 198 previsti dal Pal di ottobre 2011. Poi riguardo la riduzione del numero di visite ortopediche concesse all’ospedale di Mirandola, e sul fenomeno dei pazienti della Bassa costretti, per avere visite in tempi ragionevoli, a spostarsi in  Lombardia e in Veneto.
Sui posti letto previsti e mai arrivati bisogna mettersi l’anima in pace L’Ausl, spiega Chiarotti «conferma la decisione in quanto dichiara che i posti letto ‘sono stati ridotti dopo il terremoto sulla base di decisioni di programmazione non sancite allora in nessun contesto’. Il sindaco di Mirandola Maino Benatti e gli altri dell’Area Nord non si sentono scavalcati e offesi? Mentre lottavano notte e giorno con gli enormi problemi del sisma qualcuno a Modena, comodamente seduto alla scrivania in via del Cantone 23, con l’assenso di Regione e Provincia, decideva i tagli sui cittadini terremotati dell’Area Nord, penalizzandoli ulteriormente».

Riguardo alla riduzione delle visite ortopediche, «l’Ausl non scrive il vero – osserva Chiarotti –  trenta giorni per una visita ortopedica all’ospedale di Mirandola sono pura fantasia: il sottoscritto, ad esempio, per la sua dovrà aspettare sei mesi». Il Comitato, «anche in merito alle risposte non date», chiede l’intervento dei consiglieri comunali dell’Unione».

Il materiale multimediale

Consegna dati migr pass ai cons com UCMAN 2018 All. 2_Mobilità modenesi_2014_2016_def All. 1_Mirandola – Occupazioni letto – Area Internistica_dato medio 3468302 risposta AUSL evidenziata

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Riuso intelligente

“È stato davvero il terremoto a cambiare la percezione che in città si aveva della stazione – racconta la referente che, per il Comune di Mirandola, comodatario dell’immobile, ne cura la gestione. Essendo distante circa tre chilometri dal centro urbano, fino al 2012, gli spazi erano decisamente poco ambiti. Dopo il terremoto, però, la maggior parte delle sedi storiche delle tante associazioni cittadine è diventata inagibile e la possibilità di avere degli spazi ristrutturati e sicuri è stata colta come un’occasione unica”.

Gli spazi che sono a disposizione delle associazioni sono in due edifici distinti. Nel fabbricato viaggiatori al primo piano c’è un appartamento di quattro camere, mentre altri due vani sono disponibili in un edificio adiacente, al piano terra. Qui, oltre alla Commissione Elettorale Circondariale e al Comitato Frazionale, che hanno uno spazio riservato, si alternano la locale sezione di Enalcaccia, l’A.S.D. Moto Club Spidy, la Onlus Isola del Vagabondo, l’Associazione Buon Samaritano e il Corpo Guardie giurate ecologiche volontarie. Queste sale possono essere richieste anche da privati cittadini, ad esempio per le riunioni condominiali. Nell’altro appartamento convivono la UNUCI – Unione Nazionale Ufficiali in congedo d’Italia, l’ANFI – Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia, l’Associazione La Nostra Mirandola Onlus, un gruppo che coniuga la solidarietà alle iniziative culturali e di preservazione delle tradizioni locali, che in stazione organizza un corso di intaglio del legno, e l’Associazione Multiverso, specializzata nel gioco: da quelli da tavola, a quelli di ruolo e virtuali. La stazione appare oggi, quindi, come un luogo di scambio e di incontro tra mondi decisamente

 

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A Mirandola

Bambino con febbre a 40 aspetta per ore su una sedia al Pronto Soccorso di Mirandola. E’ accaduto l’altro giorno, quando la sua mamma, preoccupata per lo stato in cui il suo piccolo di 5 anni si trovava tra febbre alta, vomito, diarrea, lo ha portato al Santa Maria Bianca. Sono giorni di picco di arrivi a causa anche dell’influenza, se si pensa dall’inizio dell’anno ci sono già stati 500 accessi, di cui 4 rossi, 134 gialli, 349 verdi (69,8%), 13 bianchi e più di un decimo ha necessitato ulteriori approfondimenti: i ricoveri sono stati già 54.

Il bambino è arrivato venerdì all’ospedale di Mirandola all’alba, alle 4 e mezza, dopo una notte difficile in cui la febbre era salita fino a 40 gradi. Lo visita un medico (a quell’ora non ci sono pediatri in servizio) e viene rimandato a casa. Ma la febbre non accenna a scendere e la mamma nel pomeriggio lo riporta al Pronto Soccorso. Sono le 17.

Dal Pronto Soccorso il bimbo viene fatto spostare in Perdiatria, dove gli mettono del ghiaccio sulla testa per fare scendere la temperatura: lo fanno sedere su una sedia – di quelle rigide e dure da sala d’attesa – e lì rimane per ore finchè, spossato, non si addormenta. La mamma lo fotografa in quelle condizioni.

Il bimbo non accenna a migliorare, la mamma si arrabbia, protesta con il personale di Pediatria di Mirandola. Sono le 20, per tre ore il bimbo è rimasto così, su una sedia mezzo nudo col ghiaccio addosso. Poi la famiglia, dopo un confronto coi medici di Mirandola, si sposta a Carpi. Da lì il bimbo uscirà a mezzanotte , con la temperatura scesa a 36.

Dall’Ausl spiegano ciò che è avvenuto dal loro puntodi vista: “Il bambino è stato visitato alle 17.13 da una dottoressa della Pediatria, poi valutate le condizioni generali e di idratazione è stato posto in osservazione clinica, attentamente monitorato da parte degli operatori sanitari. Alle 19.40 è stata somministrata terapia con paracetamolo e, come indicato dalle linee guida, il bambino è stato lasciato in parte scoperto per favorire la defervescenza (?) della febbre. In relazione alla persistenza dello stato febbrile al trattamento farmacologico, in accordo con i pediatri di Mirandola e Carpi, è stato deciso il trasferimento a Carpi verso le 20. Posto in ulteriore osservazione ,la situazione è migliorata nettamente e il bambino è stato dimesso a mezzanotte”

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Si punisce la notizia

Guglielmo Golinelli non ci sta e contrattacca. Il militante leghista, denunciato per aver pubblicato il video del cestino scagliato a fine ottobre contro una professoressa al Galilei di Mirandola, ha raccolto la solidarietà dei compagni di partito e sabato 18 novembre ha ribadito su Facebook la sua posizione:

Ho fatto passare qualche ora prima di scrivere questo post, anche perché non è piacevole essere accusati di un reato che comporta fino a 24 mesi di reclusione.
Mi vengono imputate responsabilità penali, per aver condiviso un video che era già virale su whatsapp da diversi giorni e per aver denunciato una situazione scolastica insostenibile.
Si tratta di problematiche di cui tanti erano a conoscenza, ma che nessuno aveva il coraggio di sollevare, al punto da aver provocato l’intervento del Ministro dell’Istruzione.
Sono convinto di aver agito nel giusto, soprattutto nei confronti degli studenti, delle famiglie e del personale perbene che con queste situazioni ci deve convivere tutti i giorni.
Mi assumerò le mie responsabilità nelle sedi opportune, come spero che se le assumano coloro i quali dovevano evitare e/o risolvere questa condizione di degrado.

E’ dovere della politica denunciare e offrire soluzioni ai problemi della convivenza e della vita pubblica, senza nascondere la testa sotto la sabbia.
Ringrazio di cuore tutti gli amici e i fratelli che mi stanno manifestando la loro solidarietà.

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