Ripensare la sanità

Qualcosa non funziona nel modo in cui la Regione sta fronteggiando l’emergenza coronavirus e la Giunta sembra non voler dar conto delle proprie scelte”. È l’impressione di Giulia Gibertoni (M5s, secondo la quale “il sistema sanitario regionale, presentato per anni come uno dei migliori del mondo (e lo è ma solo per il personale che vi lavora), è ormai giunto allo sfascio e non riesce a contenere la letalità del virus”. Per la consigliera è quindi necessario che la Regione riveda i propri convincimenti, “programmando, al termine dell’emergenza in atto, una riorganizzazione del sistema sanitario regionale che incrementi la presenza pubblica, i posti letti e il personale sanitario tutto, riaprendo le strutture sanitarie chiuse (corsivo nostro) che oggi sarebbero state estremamente utili per la gestione dell’attuale emergenza sanitaria”.

Ma nel mirino della pentastellata ci sarebbe il silenzio dell’esecutivo regionale di fronte ai dubbi sollevati dal personale e dalla stampa. A partire, secondo l’esponente dei 5 stelle, dalla mancata risposta alla missiva dell’Ordine dei medici di Bologna che denunciava le criticità del sistema sanitario, ma anche dalla circolare, inviata ai medici responsabili di presidi sanitari e ospedalieri di Modena, “volta a silenziare i propri operatori sanitari”. E, soprattutto, in forza dell’organizzazione delle dirette serali del commissario Venturi, che non darebbero la possibilità ai giornalisti di interloquire e “di porre domande, magari anche scomode, ma che necessitano di una risposta” sulla gestione dell’emergenza in regione.

In particolare, la consigliera Cinquestelle fa sue le dieci domande rivolte dalla testata “PiacenzaOnline” alla Regione, in cui si chiede conto del perché sia così alto il numero di decessi nel piacentino e se si ritenga ci siano stati errori procedurali nelle strutture pubbliche e private, a partire dalla quantità di tamponi effettuati. La testata web domanda anche perché operatori sanitari e agenti di polizia locale non abbiano ancora adeguati dispositivi di protezione, perché Piacenza non sia stata inserita da subito nella zona rossa, nonostante la vicinanza con il lodigiano, e perché non si proceda con il blocco totale di fabbriche e poli logistici. Ma, anche, se si stiano sperimentando nuovi farmaci e se sia stato chiesto il supporto dei specialisti di strutture italiane d’eccellenza.

Insomma, anche partendo dalle criticità sollevate dalla stampa, secondo Giulia Gibertoni “qualcosa non funzionerebbe nell’organizzazione della catena di comando che la Regione ha individuato, considerato anche l’aumento dei contagi fra gli operatori sanitari. Siamo in una Regione in cui c’è una forte professionalità da parte di tutti gli operatori sanitari, che in questo periodo stanno svolgendo un lavoro eccellente e massacrante, con turni di lavoro al limite della tollerabilità, e in numero limitato in rapporto delle esigenze di cura, con un numero di posti letto limitato per colpa della sciagurata scelta di ridurli avvenuta sia nella scorsa legislatura sia in quelle precedenti”.

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Università

“Venti nuovi posti per i ricercatori e più di 1,5 milione di euro nei prossimi due anni per l’università di Ferrara”. I Parlamentari del MoVimento 5 Stelle Vittorio Ferraresi e Stefania Ascari annunciano l’arrivo di nuove risorse per l’ateneo.
I fondi sono inseriti nel Piano straordinario per il reclutamento di nuovi ricercatori universitari, disposto dal Ministero dell’Istruzione. “Il Miur ha previsto 397.088 euro per il 2019 e 1.173.000 euro per il 2020 per l’ateneo ferrarese – sottolineano i Portavoce M5S – oltre a venti posti in più per i ricercatori che decideranno di sviluppare le loro attività nei laboratori Unife. Merito del Piano del Miur, che recepisce le risorse ad hoc inserite nella Legge di Bilancio. A livello nazionale, saranno stanziati trenta milioni di euro per il 2019 e 88,6 milioni per il 2020. Inoltre, il Governo ha previsto 206 posti in più per i ricercatori rispetto al passato esecutivo. Dopo anni di blocco del turnover, finalmente l’Italia sta investendo su una delle ricchezze più grandi: l’università.
Stiamo dimostrando con i fatti che investire nei giovani universitari e ricercatori vuol dire investire nel futuro del nostro Paese”.

Prospezione petrolifera

“Venticinque tra permessi già rilasciati e nuove istanze di prospezione e ricerca sul territorio della Regione Emilia Romagna verranno sospese dal DL Semplificazione. Un risultato importante che pone un freno allo scempio del nostro territorio legato a combustibili fossili, retaggio di un passato da lasciarci alle spalle”. È quanto affermano in una nota i senatori Gabriele Lanzi e Maria Laura Mantovani analizzando i numeri dei permessi di prospezione e ricerca che arrivano dal Ministero dello Sviluppo Economico

“La Regione Emilia Romagna, da sola, conta nel proprio territorio quasi un terzo di tutte le autorizzazioni di ricerca e prospezione di tutta Italia. La ricchezza di un territorio però non può trasformarsi, come è successo, nel suo vilipendio contestualmente alla contrarietà della quasi totalità dei suoi abitanti e di tanti agricoltori che hanno combattuto al nostro fianco per valorizzare le nostre eccellenze enogastronomiche che non possono venire contaminate dalle deturpazioni introdotte con le trivelle.

Per questo i permessi già rilasciati per le seguenti attività nella Regione sono dunque sospesi: BELGIOIOSO, BUGIA, CADELBOSCO DI SOPRA, CODOGNO, CORTE DEI SIGNORI, FANTOZZA, GRATTASASSO, JOLANDA DI SAVOIA, LA PROSPERA, PODERE GALLINA, PONTE DEI GRILLI, PONTE DEL DIAVOLO, PORTOMAGGIORE, SAN MARCO, TORRE DEL MORO. Oltre questi, anche dieci nuove istanze per prospezione e ricerca in mare sono state bloccate.

Lo stop ai premessi di ricerca – continuano gli esponenti M5S – ci permetterà di riavvicinare lo Stato, fino ad oggi troppo distratto e interessato alle necessità di pochi, a tutti i cittadini. Con il Decreto Semplificazione abbiamo voluto fare un All In, per dirlo in gergo pokeristico, sulla Green economy; le multinazionali del petrolio, che negli ultimi anni hanno beneficiato del placet silenzioso dei passati Governi devono sapere che da parte nostra gli investimenti saranno tutti verso una economia circolare, sostenibile, che punti ad energie rinnovabili”.

“Insistere sulle ricerche e le estrazioni di idrocarburi – aggiunge il Consigliere Regionale Bertani – in particolare dove i giacimenti sono limitatissimi, in sé e rispetto ai fabbisogni energetici nazionali – non è seria politica economica o ambientale o energetica, ma semplicemente archeologia industriale, dalla quale non verrà un euro di fatturato o un posto di lavoro in più.

I dati nel Ravennate infatti, anche prima del decreto, raccontano di imprese che chiudono, di investimenti solo promessi, di posti di lavoro progressivamente perduti. Avvenimenti legati al fatto che l’Oil&Gas non è il futuro dell’industria energetica, ma il passato e che anche il presente è fatto sempre più di rinnovabili.

“Ecco perché – concludono Lanzi, Mantovani e Bertani – questo stop segna una svolta nella politica energetica: i posti di lavoro si creano (e si mantengono) solo con la forte spinta verso le rinnovabili e attraverso la sempre più urgente riconversione del settore. Ricordiamo come per ogni miliardo investito in energia rinnovabile si possono creare fino a 13mila posti di lavoro contro i 1000/2000 circa delle attività di estrazione. Come maggioranza abbiamo il dovere di portare avanti questa riconversione energetica con decisione; lo dobbiamo al nostro territorio e ai nostri figli”.

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