L’aeroscalo di Ferrara

DIRIGIBILE V1, CITTÀ DI JESI
Dirigibile semirigido (Verduzio o Veloce) progetto del capitano del genio Rodolfo Verduzio. Aveva una lunghezza di 88 metri con una cubatura di circa 15.000 me. e montava quattro motori Mybach da permettevano di raggiungere una velocità di 85 Km/h. Era dotato di una innovativa sistemazione collegata direttamente alla travatura di sostegno dell’involucro e di un nuovo tipo di piani di >teva trasportare un carico utile di 800 Kg ad una quota di 2.000 metri, con una autonomia di cinque ore.

La missione del Città di Jesi, 5- 6 agosto 1915
Tutto era pronto per la notte del 4 di agosto ma nel tardo pomeriggio Ferrara fu investita da un violento temporale che causò danni alle strutture ed alle attrezzature dell’aeroscalo. Il perdurare del maltempo anche nella notte costrinse poi il comandante Bruno Brivonesi a rimandare l’azione.
Nella serata del 5 agosto le condizioni atmosferiche migliorarono ed era ormai buio quando gli enormi portelli dell’hangar si aprirono sotto il cielo stellato di Ferrara mentre il dirigibile iniziava la manovra d’uscita assistito da due file di marinai. Una volta all’aperto il comandante effettuò tutti i controlli della strumentazione di bordo ed alle ore 21.00, accompagnato dal saluto dei marinai dell’aeroscalo, il Città di Jesi si alzò in volo. Bruno Brivonesi nel suo libro ‘Verso Mauthausen – il dramma del Città di Jesi” racconta: “Alle ore 22.00 ero su Codigoro: uscivo quin-di subito sul mare, navigando sempre verso est guidato dalla bussola. L’aeronave nella notte plenilunare filava veloce verso il suo ed il nostro destino”. Erano le prime missioni di guerra dei dirigibili e sempre Brivonesi così descrive lo stato d’animo dei suoi uomini: “A bordo regnava uno stato sereno ma eccitato e c’era un sapore di avventura che affascinava tutto l’equipaggio. ”
In vista della costa dell’lstria vennero svuotati i serbatoi di zavorra e gettati a mare i sacchi di sabbia sistemati nella navicella, per permettere all’aeronave di far quota. Si era ormai in vista del porto di Pola e delle sue sentinelle, le isole Brioni. Un vento contrario di circa venti chilometri orari fece rallentare l’andatura dell’aeronave che ormai si era stabilizzata ad un’altitudine di 2500 metri, con tendenza a salire. Brivonesi assunto il comando dei timoni diresse all’attacco.
Ogni membro dell’equipaggio raggiunse il proprio posto di combattimento, erano le 23.40. A circa tre chilometri di distanza dalla costa ed a un’altitudine di 2700 metri il fascio di luce di un riflettore investì l’aeronave prima scivolando lungo l’involucro da prua a poppa, poi inquadrandola stabilmente. In poco tempo i fasci di altri proiettori si concentrarono sull’aeronave che continuava la navigazione in un mare di luce, e fu allora che iniziò il fuoco delle artiglierie. La luce accecante, riflessa anche dall’involucro color alluminio, e l’intenso fuoco contraereo impedivano ormai di guidare la navigazione utilizzando dei riferimenti a terra ma, individuata comunque la presenza di numerose opere militari, si pensò che il lancio delle bombe avrebbe avuto ugualmente molte probabilità di riuscire efficace. Intanto un proiettile incendiario penetrò nella gualdrappa del dirigibile, fortunatamente senza provocare incendi alla struttura.
Appena il comandante pensò di essere giunto sopra la terraferma diede ordine di lanciare le bombe e il tenente di vascello De Courten lo fece eseguire, intervallando le salve a colpi di fischio. Conclusa l’operazione l’aeronave iniziò lentamente l’accostata per allontanarsi da Pola che sembrava un vulcano in eruzione, e tornare sul mare aperto. Il Città di Jesi iniziò però ad inclinarsi senza che fosse possibile ripristinarne l’assetto. Terminata l’inversione di rotta l’inclinazione dell’aeronave era talmente accentuata da risultare fuori scala negli strumenti di bordo. Sicuramente doveva essere stata colpita a poppa con conseguente fuoriuscita di gas dagli scompartimenti poppieri. Il tenente di vascello Valerio informò il comandante che l’aeronave, dopo il lancio delle bombe, era salita sino a tremila metri di quota, ma che ora stava iniziando a perdere velocemente quota. Brivonesi constatò che anche il timone verticale era danneggiato cosa che impediva di mantenere la rotta. Si tentò ancora di salvare l’aeronave alleggerendola al massimo, poi Brivonesi ordinò di fermare i motori divenuti ormai inutili. In quel momento cessò il fuoco delle batterie antiaeree. Il nemico era ormai consapevole che il destino dell’aeronave era segnato, e si limitò cosi ad inquadrare il Città di Jesi con i proiettori nella sua rapida discesa. Il comandante, per salvare l’equipaggio, ordinò al personale di bordo di salire nella camera ricavata all’interno della trave di chiglia, pochi istanti prima che l’aeronave urtasse violentemente la superficie del mare, con la conseguente distruzione della navicella. La caduta dai tremila metri di quota durò meno di sette minuti. Per accelerarne l’affondamento con una roncola dal lungo manico venne squarciato in più punti l’involucro mentre la bandiera fu zavorrata e gettata in mare. L’aeronave sprofondava sempre più e l’equipaggio cercava di tenersi a galla aggrappandosi ai suoi resti. Ben presto arrivò sul posto una torpediniera nemica che mise in mare una imbarcazione per recuperare i naufraghi. Ridotti in condizioni pietose furono accolti benevolmente a bordo e subito dopo trasbordati su un grosso motoscafo che si diresse verso Pola. Da quel momento iniziò il calvario della prigionia che portò l’equipaggio del Città di Jesi a Mauthausen.  

Pico Deodato Cavalieri
Nasce a Ferrara il 10 novembre 1873 e fin da giovane mostra interesse per la vita militare, per gli sport equestri, per la scherma e la ginnastica, fondando a Ferrara l’associazione dei Boys Scout.
Nel suo palazzo realizza un laboratorio di chimica, un laboratorio di fotografia, ed un laboratorio di polizia scienti-fica, per la quale materia, egli manifestò un grande interesse fino a diventarne un apprezzato studioso, ed autore di importanti testi.
Prende parte alle grandi manovre del 1903, come ufficiale presso il reggimento di cavalleria di Vicenza, ed a quel-le del 1906,1909,1910, come ufficiale di ordinanza del generale Sartirana.
Nell’ottobre del 1911 parte volontario per la guerra dì Libia, quale ufficiale di ordinanza del generale Capello e viene decorato con la medaglia d’argento.
Il 26 giugno 1913 è promosso capitano di milizia territoriale nell’arma di cavalleria con decreto del re d’Italia. Si arruola volontario allo scoppio della Grande Guerra e viene assegnato al reggimento “Lancieri di Aosta”. Rinuncia ad un posto di capitano automobilista nelle retrovie e subito si distingue in alcune ardite operazioni come quella in cui comandò un plotone del battaglione Squadriglia Aviatori che sotto il fuoco nemico penetrò nei cantieri navali di Monfalcone per recuperare prezioso materiale tecnico per il campo di Aviano e della Comina. Per questa azione, il 18 settembre 1915 riceve un Encomio solenne con la seguente motivazione: “…in una delle località maggiormente battute dal fuoco nemico, I militari del battaglione squadriglia aviatori condotti dal capitano Cavalieri Deodato Pico nonostante l’intenso fuoco d’artiglieria avversario, riuscivano a penetrare in un magazzino ed ha mettere in salvo grandi quantità di importanti materiali. Questo comando nel tributare caloroso encomio a detti militari segnala il loro nome a tutti i dipendenti reparti e perché l’opera loro sia sempre d’esemplo a tutti e sprone a compiere con crescente fede ed ardire il proprio dovere col luminoso miraggio della gloria e della grandezza del Re e della Patria”.
Come molti ufficiali di cavalleria entra nell’arma dell’aeronautica, dapprima come osservatore e mitragliere sui Caproni, poi come pilota, ottenendo nel 1916 due brevetti per pilotare aerei Farman e Caproni. Partecipa a 63 missioni aeree, abbattendo un aereo austriaco e prende parte ai principali raid di bombardamento in territorio nemico, distinguendosi nell’azione contro il silurificio e la fabbrica di torpedini e sottomarini Whitehead a Fiume il 2 I agosto del 1916.
Dall’agosto all’ottobre del 1915 diventa il comandante del campo dell’aviazione militare di Aviano ed ottiene anche altri incarichi di comando presso il campo di aviazione della Comina. •
Viene decorato con una seconda medaglia d’argento con la seguente motivazione: “Osservatore d’aeroplano, durante un anno di guerra assolse tutti i mandati affidatigli, affrontando spesso violento fuoco di artiglieria,e avverse condizioni atmosferiche a basse quote. Comandante di bordo, trasfuse nell’equipaggio il suo alto sentimento del dovere, la sua audacia, la sua abnegazione, vincendo in alcune circostanze difficoltà non superate da altri. Calmo sicuro di sé, respinse apparecchi nemici, abbattendone uno durante un ‘incursione nelle alte valli di Noi e di Campomulo, e si segnalò particolarmente per l’efficacia del suo bombardamento nell’azione del silurificio di Fiume”. (Trentino – Carsia Giulia – agosto 1915, agosto 1916).
L’ultimo atto della sua avventurosa esistenza il cui motto recita “in alto nella vita in alto nella morte si ha nel pomeriggio di venerdì 4 gennaio 1917, quando partendo dal campo di volo di Sesto Calende, mentre coll’ idrovolante presso Arona sul Lago Maggiore assieme all’amico e pilota Mario Reynold, precipita per un guasto meccanico e perde la vita nelle acque del lago.
il suo funerale fu solenne e venne sepolto nel cimitero ebraico di Ferrara., donò al Comune di Ferrara il palazzo di Corso Giovecca perché diventasse museo del Risorgimento; in seguito, e lo è tuttora, viene utilizzato come sede delle associazioni combattentistiche col nome di “Casa della Patria – Pico Cavalieri’.

Salva

Annunci

Velieri, pirati, corsari, bucanieri

Musica, arrembaggi, e tesori nascosti tra i documenti dell’ Archivio Storico Comunale di Ferrara. Mostra documentaria ed oggettistica curata da Enrico Trevisani

  • Dal 20 agosto al 28 settembre 2018

  • Archivio storico comunale – Via Giuoco del Pallone, 8 – Ferrara
  • Per informazioni: Archivio storico comunale, via Giuoco del Pallone 8, 44121 Ferrara, tel. 0532 418246, email enrico.trevisani@edu.comune.fe.it

  • Orari: da lunedì a venerdì: 9.00-13.30; martedì e giovedì anche 15.00-18.00.
  • Ingresso: libero

Mutina Splendidissima

 

Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità 

25 novembre 2017 – 8 aprile 2018
inaugurazione 25 novembre ore 18.00

Foro Boario, Modena

 

Inaugura il 25 novembre 2017 alle 18.00 al Foro Boario di Modena la mostra Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità a cura di Musei Civici di ModenaSoprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Regione Emilia Romagna. L’evento espositivo si svolge nell’ambito del programma omonimo Mutina Splendidissima, dedicato alle celebrazioni dei 2200 anni dalla fondazione della città di Modena.

Definita da Cicerone firmissima et splendidissima, una delle più importanti colonie romane dell’Italia settentrionale, Mutina si trova al di sotto delle strade del centro storico, custodita dai depositi delle alluvioni che si verificarono in epoca tardoantica.

Le celebrazioni del 2017 intendono rendere percepibile questa realtà sepolta attraverso una serie di iniziative che culminano nella grande mostra Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità che ne racconta attraverso nuove scoperte le origini, lo sviluppo ed il lascito che essa ha trasmesso alla città moderna. Un racconto, con un linguaggio accessibile a tutti, fondato su dati archeologici e storici esaminati con uno sguardo pluridisciplinare grazie alle collaborazioni di studiosi di diversi ambiti scientifici.

 

In mostra i reperti e le opere d’arte, accostati a preziose testimonianze provenienti da numerosi musei italiani, affiancano le ricostruzioni virtuali dei principali monumenti di Mutina (le mura, il foro, l’anfitetaro, le terme, una domus) realizzate a cura di Altair4 Multimedia e coinvolgenti videoracconti che fanno da contrappunto alla descrizione delle città dal periodo precedente la sua fondazione, avvenuta nel 183 a.C., alla decadenza verificatasi nella tarda età imperiale. Molte le novità che si presentano per la prima volta al pubblico, tra cui le decorazioni parietali con scene figurate tracciate con pigmenti pregiati e stucchi a rilievo, equiparabili per qualità a quelli provenienti da Pompei, esposte a fianco di elementi di arredo di elevato pregio artistico.
Uno spazio significativo è dedicato alle testimonianze delle produzioni di eccellenza che le fonti attribuiscono a Modena: lucerne e laterizi, vino e quelle lane che erano tra le più pregiate e ricercate dell’impero, tanto da essere ricordate ancora nell’Editto dei prezzi, nel III secolo d.C.

Un’intera sezione è dedicata ai profili dei Mutinenses, dai primi coloni ai cittadini emigrati in altre regioni dell’impero, svelati coniugando dati epigrafici e storici che consentono di ricostruire il profilo sociale multiforme e variegato della città.

 

Dati geologici, archeobotanici e archeozoologici, presentati attraverso un linguaggio comprensibile al vasto pubblico, permettono di conoscere l’assetto ambientale di 2200 anni fa; alluvioni e terremoti, che hanno profondamente mutato il paesaggio antico, soprattutto in coincidenza con la fine dell’impero romano e le invasioni barbariche, sono ora interpretati anche alla luce dei recenti fenomeni naturali che hanno profondamente colpito il territorio modenese e la pianura padana.

 

La sezione dedicata al periodo tardo-antico e all’alto-medioevo affronta in modo problematico il tema della continuità della città antica e costituisce la cerniera tra le due parti di una mostra che affronta con coraggio e spirito innovativo la sfida della continuità tra dimensione archeologica e dimensione storico-artistica.

 

Il tema dell’eredità viene sviluppato nella seconda parte dell’esposizione evidenziando alcuni momenti particolarmente significativi, attraverso opere d’arte e documenti provenienti da diversi musei  e biblioteche italiane, numerosi video e due ricostruzioni virtuali dedicate alle antichità esposte intorno al Duomo nel Rinascimento e alla perduta Galleria delle antichità di Francesco II in Palazzo ducale, anch’esse curate da Altair.

La costruzione del duomo romanico a opera dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo, nel quale il rapporto con l’antichità appare strettissimo, costituisce la giuntura tra la città antica e quella moderna. Il periodo rinascimentale è quello in cui più consapevole diventa il richiamo al glorioso passato romano della città, le cui vestigia sono pubblicamente esibite nei luoghi più significativi. Tra Sei e Settecento il tema si declina variamente tra passioni collezionistiche, richiamo a un’antichità esemplare e nascita della grande tradizione erudita legata al nome di Muratori, che culmina nel primo Ottocento con la creazione del Museo Lapidario Estense. La precoce nascita di una cultura scientifico sperimentale a metà Ottocento e la fondazione del Museo Civico in epoca post-unitaria determinano approcci diversi al recupero della città sepolta fino al progressivo affermarsi nel corso del Novecento di una coerente politica di tutela e valorizzazione

 

In questo percorso che collega passato e presente viene affrontata anche la dimensione del futuro attraverso il progetto “Capsule del tempo. Da Mutina al futuro”, che favorisce, attraverso la partecipazione diretta del pubblico, una riflessione sul ruolo imprescindibile della memoria nella costruzione della storia collettiva e delle storie individuali.  Alla time capsule modenese, costituita da un grande contenitore in materiale trasparente collocato nella sede espositiva, visitatori e scolaresche potranno affidare oggetti, testi scritti, fotografie, articoli di giornale rappresentativi della contemporaneità e destinati a essere svelati in un momento del futuro che a sua volta rappresenterà una ricorrenza importante per la città: il 2099, 1000 anni dopo la posa della prima pietra del Duomo. Collaborano all’iniziativa le biblioteche e i punti di lettura del Comune di Modena, che tra novembre e aprile organizzeranno sul tema delle capsule una serie di laboratori, proiezioni, letture e incontri con l’autore. Si comincia il 26 novembre con una conferenza del divulgatore scientifico Paolo Attivissimo, che affronterà il complesso tema della conservazione dei dati digitali (foto, audio, video, documenti) offrendo esempi e consigli per evitare che chi verrà dopo di noi riceva in eredità solo un’illeggibile catasta di bit.

 

Alla mostra Mutina Splendidissima allestita negli spazi del Foro Boario si collegano le iniziative curate dalle Gallerie Estensi. Presso la Biblioteca Estense apre il 26 novembre in Sala Campori la mostra Umanisti e bibliotecari. Il fascino dell’antico nelle raccolte ducali che esplora il contributo che generazioni di umanisti, antiquari e bibliotecari hanno portato allo studio della cultura classica. Il percorso espositivo si snoda nei secoli seguendo le acquisizioni dei bibliotecari di casa d’Este che per secoli hanno accresciuto il patrimonio librario della Biblioteca Ducale dimostrando un interesse mai estinto per la cultura del mondo antico.

Contestualmente sarà disponibile la nuova APP di guida al Museo Lapidario Estense che attraverso un percorso narrato conduce i visitatori a scoprire la storia di questa importante collezione, presentando i personaggi di maggior spicco e i monumenti più importanti per la storia di antica di Modena.

 

L’esposizione Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità si inserisce nel più ampio progetto 2200 anni lungo la Via Emilia, promosso dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle sedi di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna e dalla Regione Emilia-Romagna.

 

Informazioni
Musei Civici di Modena

Largo porta Sant’Agostino 337

musei.civici@comune.modena.it
tel. 059 2033122, fax 0592033110

www.museicivici.modena.it

www.mutinasplendidissima.it

www.2200anniemilia.it

 

Salva

Gherardo Monari esploratore in Africa

La mostra, a cura di Sandro Tirini e realizzata nel 2014 sull’esploratore centese Gherardo Monari in occasione del 130° anniversario dell’eccidio, ripercorre fatti e retroscena della spedizione africana dei protagonisti Gherardo Monari, Gustavo Bianchi e Cesare Diana. Aperta fino al 15 gennaio 2018. Leggi tutto

Sabato 11 novembre 2017 alle ore 11 presso l’Aula Magna della Scuola Media di Renazzo verrà inaugurata la mostra “Una romantica ingenuità: Gherardo Monari esploratore in Africa” a cura di Sandro Tirini, realizzata nel 2014 sull’esploratore centese Gherardo Monari in occasione del 130° anniversario dell’eccidio.
La mostra ripercorre, grazie anche a una grafica di forte impatto, le vicende dei protagonisti, dei fatti e dei retroscena della spedizione africana del centese Gherardo Monari, Gustavo Bianchi e Cesare Diana che all’inizio dell’avventura coloniale italiana, negli anni 1883-84, tentarono di aprire una via di comunicazione fra la neo-colonia di Assab e l’interno etiopico. Considerate le tematiche affrontate e il percorso espositivo la mostra risulta particolarmente indicata agli studenti degli Istituti scolatici, questo il motivo per cui si è deciso di riproporla a Renazzo.

Per informazioni: Biblioteca Comunale tel. 051 6843141

locandina

Bosco Albergati

Domenica 29 ottobre, appuntamento alle 11.00 a Bosco Albergati (Castelfranco Emilia, località Cavazzona) per una giornata alla scoperta della Città degli Alberi, bosco di pianura progettato da Cesare Leonardi(1988-1996).

Il programma prevede un percorso tra gli alberi del parco, accompagnati dai racconti di Giancarlo Martinelli (architetto, progettista del bosco insieme a Cesare Leonardi) e Eugenio Gazzola (autore del volume Bosco Albergati. Memorie per la Città degli Alberi, 2016) sulla storia del luogo e sull’esperienza del progetto. Al termine della mattinata è possibile partecipare, su prenotazione, al pranzo organizzato dai volontari dell’Associazione La Città degli Alberi.
Nel 1988 Leonardi propone la piantumazione di circa quaranta ettari di terreno intorno al bosco storico di querce e alla villa cinquecentesca degli Albergati, in rovina a causa dell’incuria e dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. La realizzazione della nuova area boschiva avviene tramite l’applicazione di un modello da lui ideato per progettare il territorio e generare un ambiente in cui uomini ed alberi possano convivere in equilibrio. Nella Struttura Reticolare Acentrata, una rete poligonale, modulare e flessibile, gli alberi sono collocati nei ‘nodi’, distanziati tra loro in modo da permetterne l’accrescimento in condizioni ottimali, senza interferenze e sovrapposizioni tra chioma e chioma.
La Città degli Alberi, completata nel 1996, è la prova reale di come una regola progettuale apparentemente rigida sia invece in grado di produrre un ambiente che, sebbene artificiale, imiti la spontaneità della crescita naturale e del paesaggio.
La partecipazione alla visita è libera e gratuita.
Pranzo su prenotazione, 10 euro a persona (bevande escluse)
Menù: pasta e fagioli e polenta con costine di maiale in umido

Prenotazioni entro le ore 13.00 di giovedì 26 ottobre, al numero di telefono 059 2033166 in orario di mostra da mercoledì a venerdì 10.30-13; 15-19; sabato, domenica e festivi 10.30-19.
In caso di maltempo la gita sarà posticipata a domenica 5 novembre.

La mostra Cesare Leonardi. L’Architettura della Vita è visitabile fino al 4 febbraio 2018 nelle due sedi della Galleria Civica di Modena, a Palazzo Santa Margherita e alla Palazzina dei Giardini.

Archivio Leonardi

Domenica 1 ottobre, ore 11.00

Visita guidata gratuita alla mostra

Cesare Leonardi. L’Architettura della Vita
Galleria Civica di Modena

partenza dalla Palazzina dei Giardini, Corso Canalgrande – Modena

Domenica 1 ottobre alle ore 11.00, primo appuntamento con il calendario di visite guidate organizzate nell’ambito di Cesare Leonardi. L’Architettura della Vita, mostra prodotta dalla Galleria Civica di Modena e dall’Archivio Architetto Cesare Leonardi. Le visite guidate, gratuite e senza prenotazione, sono realizzate in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Modena e partiranno dalla sede della Palazzina dei Giardini per poi concludersi a Palazzo Santa Margherita.

La prima visita guidata di domenica 1 ottobre vedrà la partecipazione dei curatori della mostra Andrea Cavani e Giulio Orsini.
Le visite in programma per domenica 12 novembre, 10 dicembre e 14 gennaio saranno guidate da Damiano Bettelli, Velentina Guerzoni, Alessandra Zanni Nadini, giovani professionisti selezionati dall’Ordine degli Architetti di Modena.

Cesare Leonardi. L’Architettura della Vita è la grande retrospettiva prodotta dalla Galleria Civica di Modena e Archivio Architetto Cesare Leonardi, dedicata a una figura poliedrica e “trasversale” che nel corso di una attività durata oltre cinquant’anni si è occupata di architettura, urbanistica, fotografia, design, pittura e scultura, lavorando costantemente al confine tra progettazione e pratica artistica.
La mostra presenta al pubblico il patrimonio di opere e documenti custodito nella sua casa-studio, oggi sede dell’Archivio Leonardi, e racconta l’avventura straordinaria di una vita dedicata al progetto, a partire dalla progettazione del verde e dallo studio degli alberi (la catalogazione di oltre 300 specie arboree ridisegnate in scala 1:100 è raccolta nel volume L’Architettura degli Alberi pubblicato con Franca Stagi nel 1982 dopo venti anni di lavoro, ancora oggi uno strumento insuperato per la progettazione del verde) fino al design: gli oggetti in vetroresina, quali la Poltrona Nastro, il Dondolo (esposti nei più importanti musei del mondo, MOMA di New York, Victoria and Albert Museum di Londra, Vitra Design Museum di Wiel am Rhein), e la serie Solidi, elementi di arredo progettati a partire da un unico materiale (la tavola di legno per i casseri da calcestruzzo), fino all’attività fotografica che accompagnerà tutta la sua produzione quale strumento di indagine e documentazione, la scultura e la pittura praticate soprattutto negli ultimi anni.

mostra Cesare Leonardi. L’Architettura della Vita
a cura di Andrea Cavani e Giulio Orsini
sedi Palazzo Santa Margherita, corso Canalgrande 103, Modena; Palazzina dei Giardini, corso Canalgrande, Modena
periodo 15 settembre 2017 – 4 febbraio 2018
organizzazione e produzione
Galleria Civica di Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Archivio Architetto Cesare Leonardi
in collaborazione con
Biblioteca Civica d’Arte L. Poletti di Modena
Museo Civico d’Arte
Fondazione De Mitri e Sartoria Comunicazione
Ordine degli Architetti di Modena
con il patrocinio di Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Architettura
con il sostegno di Tellure Rota
media partner Bunker
video documentario Panottica
catalogo Lazy Dog Press
orari
da mercoledì a venerdì 10.30-13; 15-19
sabato, domenica e festivi 10.30-19
lunedì e martedì chiuso
orari 25 dicembre 2017 e 1 gennaio 2018 15-19
ingresso gratuito
sito internet http://www.mostracesareleonardi.it
ufficio stampa Pomilio Blumm
Irene Guzman tel. +39 349 1250956, email irene.guzman@comune.modena.it
informazioni
Galleria Civica di Modena, corso Canalgrande 103, 41121 Modena
tel. +39 059 2032911/2032940 – fax +39 059 2032932
http://www.galleriacivicadimodena.it
Museo Associato AMACI

Città di carta, città di pietra

La mostra propone alcuni momenti significativi del percorso professionale di Carlo Savonuzzi (1897-1973), ingegnere e architetto di cultura europea eppure fortemente legato alla lezione architettonica della città d’origine, Ferrara, dove opera sia come ingegnere comunale sia come libero professionista, nel periodo compreso tra la metà degli anni Venti e il 1972.
La sua attività si esprime, fin dagli anni Trenta, in ambiti diversi, che spaziano dall’urbanistica al restauro, come attestano gli interventi sul piano urbano realizzati con il fratello Girolamo nel quadrivio novecentista non lontano dal Castello Estense e i numerosi incarichi di progettazione e direzione dei lavori nell’antico palazzo Ducale, attuale residenza municipale, nelle sale e nel giardino del Palazzo dei Diamanti. Agli anni Trenta risale anche la progettazione di edifici di primaria importanza per la vita cittadina ferrarese, tra cui il foro boario, il serbatoio monumentale dell’acquedotto, il campo sportivo, il mercato coperto, la scuola elementare “Umberto I” (oggi “Alda Costa”), il liceo musicale “Girolamo Frescobaldi” e l’attiguo complesso del dopolavoro “Giovanni Boldini”.

Documenti correlati