Spazio 29

dal calendario Gente di Bondeno

Qualcuno mi sa dare notizie del summenzionato Guglielmo Falzoni?

piazzetta_beccheria
Piazzetta Beccheria

Di fronte la Casa di Resca col terrazzino e sotto il negozio (chiuso) dell’Iris Bernagozzi

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Velieri, pirati, corsari, bucanieri

Musica, arrembaggi, e tesori nascosti tra i documenti dell’ Archivio Storico Comunale di Ferrara. Mostra documentaria ed oggettistica curata da Enrico Trevisani

  • Dal 20 agosto al 28 settembre 2018

  • Archivio storico comunale – Via Giuoco del Pallone, 8 – Ferrara
  • Per informazioni: Archivio storico comunale, via Giuoco del Pallone 8, 44121 Ferrara, tel. 0532 418246, email enrico.trevisani@edu.comune.fe.it

  • Orari: da lunedì a venerdì: 9.00-13.30; martedì e giovedì anche 15.00-18.00.
  • Ingresso: libero

Daini e canguri nel parco di Villa Borselli

Che fosse un gran bel parco, quello che i fratelli Borselli avevano allestito per contornare la loro bella villa al Dazio, lo sapevo benissimo ma che fosse così singolare e variegato non lo sospettavo. Ho chiara la visione dell’antica pianta del parco appesa nei corridoi del nostro Palazzo Comunale e negli anni in cui sono stato consigliere comunale, spesso nei momenti di pausa consiliare mi ci fermavo davanti a fantasticare e ad immergermi idealmente nella visita al suo interno. Dalla recente lettura di un libro che parla dell’assistenza ospedaliera nella storia del nostro Comune, ho avuto modo di rimanere felicemente sbalordito nel leggere il resoconto dell’ingegner Carini al quale era stato affidato il compito nel 1892 di redigere una descrizione dello stato patrimoniale immobiliare dell’eredità del senatore Giuseppe Borselli, costituito da villa e sue adiacenze come risultava dal catasto: “Casino Padronale distribuito su tre piani e composto da cinquanta vani, situato in Borgo Santa Teresa”. Nel libro si legge:

“Notevole interesse riveste la descrizione del parco, annesso alla villa, che mette in risalto il carattere di originalità e pronunciato esotismo legato alla figura culturale del Borselli. Nella descrizione dell’ingegnere Carini viene evidenziato il carattere ‘inglese’ dello spazio che occupa la fascia di terreno ad est della villa qualificato da BOSCHI, PRATI, AIUOLE, MONTAGNA E LAGO. DISSEMINATI SULLA SUPERFICIE SI TROVANO VARI RECINTI PER ANIMALI, STATUE, SEDILI IN MARMO, CAPANNONE ecc. SONO PRESENTI IL RECINTO DEI DAINI, UNA GABBIA PER MANDARINI(uccellini esotici), UNA UCCELLIERA, IL RECINTO DEL TASSO, IL RECINTO DEI CANGURI, IL RECINTO DEI FAGIANI, LA CAPANNA DELL’AQUILA NERA, LA CAPANNA BELVEDERE posta in posizione elevata dalla quale si gode una bella vista, di sezione circolare con quattro entrate, UNA GHIACCIAIA, UN OBELISCO DI MARMO. IL LAGHETTO OSPITAVA DEI CIGNI e nelle sue vicinanze si trovavano VENTIDUE PALLE DI MARMO E DODICI STATUE IN TERRACOTTA. Il parco risultava poi recintato per l’intero perimetro e vi si poteva accedere attraverso tre cancelli posti rispettivamente a tramontana e levante, presso il Canale di Burana, ed al confine con la strada provinciale di Casumaro. Le vicende del parco hanno in seguito subito le sorti della trasformazione di tutto il complesso, risultando attualmente ridotto dimensionalmente e modificato nella sua struttura…….”.

Spazio ora allo struggente sconforto nel pensare che ora a Bondeno avremmo potuto godere di una bellezza di tale portata. Quando si dice che saremmo obbligati, per dovere civico e morale, a conservare e preservare integro il territorio e la natura in cui viviamo, per poterlo consegnare intatto e farlo godere alle future generazioni…………. !

Lorenzo Berlato

Torna l’antica gru

Sta per ritornare al suo posto. Dove è rimasta per quasi cento anni. Un tempo indispensabile strumento di lavoro funzionale al carico e scarico delle merci, successivamente reliquia di un passato industriale che aveva nello zuccherificio un punto di riferimento di un mondo agricolo oggi profondamente mutato e nel canale di Burana un’infrastruttura di collegamento “naturale” verso la città. La vecchia gru che ha consentito a partire dal 1925 il circolo delle merci da e verso l’ex zuccherificio è stata oggetto di un complesso processo di restyling durato più di un anno. Una cordata di imprenditori si è occupata del suo restauro, non senza qualche difficoltà dovuta alla ricerca dei materiali e dei colori più fedeli all’originale manufatto meccanico, per il quale è stata indispensabile un’accurata ricerca fotografica. «L’antica gru meccanica rappresenta un elemento ormai caratteristico del paesaggio, affacciandosi sul canale di Burana a due passi dal centro storico. Un bell’esempio di “archeologia industriale” – rivela il vicesindaco Simone Saletti – ma al tempo stesso anche una dimostrazione di collaborazione tra le forze produttive del territorio, dedicatesi al suo completo restauro. L’intenzione di tutti è quella di riposizionare la gru in un punto ben visibile, durante il periodo della fiera, per condividere questo importante lavoro di recupero con i cittadini. Anche a ricordo di quello che la gru ha significato per vari decenni per il territorio». Sul piano tecnico, si è cercato un colore che somigliasse a quel rosso “carminio” originale, che però non si è potuto riprodurre completamente per via delle composizione chimica del prodotto, oggi non più in commercio per ragioni di sicurezza. I vani interni sono stati conservati scrupolosamente, compresi gli ingranaggi, mentre la rivestitura in legno e la copertura metallica sono assolutamente fedeli al progetto iniziale. Gianni Dall’Olio ha coordinato il ruolo delle varie imprese impegnate: Officine Barbieri, Bregoli Movindustria, Matal-Sab, Costanzelli e Stil-Tende, in collaborazione con il Comune e con il Consorzio di Bonifica, competente per l’area goleanale. I vigili del fuoco de comando di Ferrara e i volontari del distaccamento di Bondeno eseguirono il trasporto del prezioso manufatto, nel novembre del 2016.

Gru canale Burana restauro

Bondeno e Identità

Un confronto secolare, scaturito anche nella celebre “Guerra del sale”, che in un territorio di confine come quello matildeo, lungo il corso del Po, ha lasciato testimonianze indelebili. Per questa ragione, il confronto su “Leone e Aquila”, ovvero il Leone di San Marco della Serenissima di Venezia e la tradizione degli Estensi, sarà particolarmente stimolante. Come del resto lo era stato, nei mesi scorsi, il primo appuntamento organizzato dalla neonata associazione “Bondeno e Identità”, che aveva visto la partecipazione di monsignor Luigi Negri, per trattare questioni teologiche, tra scienza e fede. Stavolta (domenica 15 aprile, ore 16, al museo di Stellata) il dibattito si articolerà attorno al grande tema: “Estensi e Repubblica di Venezia, in guerra e pace”. «Secoli di contesa e guerre, ma anche il rispetto tra due grandi potenze di un’altra epoca, hanno forgiato l’identità di territori che sono confinanti e che vivono una cultura comune – spiega il vicesindaco con delega alla promozione del territorio, Simone Saletti –. Crediamo che un turismo culturale che attinge dal suo glorioso passato non possa prescindere dalla conoscenza dei fatti storici». I quali saranno trattati nel dettaglio da Alberto Astolfi e dal dottor Massimiliano Righini (consiglio scientifico nazionale dell’Istituto italiano dei Castelli): il primo si occuperà del tema “La Guerra sul Po. Il territorio, gli uomini, le gesta: Polesella, 22 dicembre 1509”. Il dottor Righini relazionerà su “Armi, armati e artiglieri in ambito Estense durante le prime guerre d’Italia”. L’evento vede la collaborazione di Associazione Bondeno Cultura, Parrocchia “Natività di Maria”, Lions Club e il patrocinio del Comune di Bondeno.

Mutina Splendidissima

 

Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità 

25 novembre 2017 – 8 aprile 2018
inaugurazione 25 novembre ore 18.00

Foro Boario, Modena

 

Inaugura il 25 novembre 2017 alle 18.00 al Foro Boario di Modena la mostra Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità a cura di Musei Civici di ModenaSoprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Regione Emilia Romagna. L’evento espositivo si svolge nell’ambito del programma omonimo Mutina Splendidissima, dedicato alle celebrazioni dei 2200 anni dalla fondazione della città di Modena.

Definita da Cicerone firmissima et splendidissima, una delle più importanti colonie romane dell’Italia settentrionale, Mutina si trova al di sotto delle strade del centro storico, custodita dai depositi delle alluvioni che si verificarono in epoca tardoantica.

Le celebrazioni del 2017 intendono rendere percepibile questa realtà sepolta attraverso una serie di iniziative che culminano nella grande mostra Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità che ne racconta attraverso nuove scoperte le origini, lo sviluppo ed il lascito che essa ha trasmesso alla città moderna. Un racconto, con un linguaggio accessibile a tutti, fondato su dati archeologici e storici esaminati con uno sguardo pluridisciplinare grazie alle collaborazioni di studiosi di diversi ambiti scientifici.

 

In mostra i reperti e le opere d’arte, accostati a preziose testimonianze provenienti da numerosi musei italiani, affiancano le ricostruzioni virtuali dei principali monumenti di Mutina (le mura, il foro, l’anfitetaro, le terme, una domus) realizzate a cura di Altair4 Multimedia e coinvolgenti videoracconti che fanno da contrappunto alla descrizione delle città dal periodo precedente la sua fondazione, avvenuta nel 183 a.C., alla decadenza verificatasi nella tarda età imperiale. Molte le novità che si presentano per la prima volta al pubblico, tra cui le decorazioni parietali con scene figurate tracciate con pigmenti pregiati e stucchi a rilievo, equiparabili per qualità a quelli provenienti da Pompei, esposte a fianco di elementi di arredo di elevato pregio artistico.
Uno spazio significativo è dedicato alle testimonianze delle produzioni di eccellenza che le fonti attribuiscono a Modena: lucerne e laterizi, vino e quelle lane che erano tra le più pregiate e ricercate dell’impero, tanto da essere ricordate ancora nell’Editto dei prezzi, nel III secolo d.C.

Un’intera sezione è dedicata ai profili dei Mutinenses, dai primi coloni ai cittadini emigrati in altre regioni dell’impero, svelati coniugando dati epigrafici e storici che consentono di ricostruire il profilo sociale multiforme e variegato della città.

 

Dati geologici, archeobotanici e archeozoologici, presentati attraverso un linguaggio comprensibile al vasto pubblico, permettono di conoscere l’assetto ambientale di 2200 anni fa; alluvioni e terremoti, che hanno profondamente mutato il paesaggio antico, soprattutto in coincidenza con la fine dell’impero romano e le invasioni barbariche, sono ora interpretati anche alla luce dei recenti fenomeni naturali che hanno profondamente colpito il territorio modenese e la pianura padana.

 

La sezione dedicata al periodo tardo-antico e all’alto-medioevo affronta in modo problematico il tema della continuità della città antica e costituisce la cerniera tra le due parti di una mostra che affronta con coraggio e spirito innovativo la sfida della continuità tra dimensione archeologica e dimensione storico-artistica.

 

Il tema dell’eredità viene sviluppato nella seconda parte dell’esposizione evidenziando alcuni momenti particolarmente significativi, attraverso opere d’arte e documenti provenienti da diversi musei  e biblioteche italiane, numerosi video e due ricostruzioni virtuali dedicate alle antichità esposte intorno al Duomo nel Rinascimento e alla perduta Galleria delle antichità di Francesco II in Palazzo ducale, anch’esse curate da Altair.

La costruzione del duomo romanico a opera dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo, nel quale il rapporto con l’antichità appare strettissimo, costituisce la giuntura tra la città antica e quella moderna. Il periodo rinascimentale è quello in cui più consapevole diventa il richiamo al glorioso passato romano della città, le cui vestigia sono pubblicamente esibite nei luoghi più significativi. Tra Sei e Settecento il tema si declina variamente tra passioni collezionistiche, richiamo a un’antichità esemplare e nascita della grande tradizione erudita legata al nome di Muratori, che culmina nel primo Ottocento con la creazione del Museo Lapidario Estense. La precoce nascita di una cultura scientifico sperimentale a metà Ottocento e la fondazione del Museo Civico in epoca post-unitaria determinano approcci diversi al recupero della città sepolta fino al progressivo affermarsi nel corso del Novecento di una coerente politica di tutela e valorizzazione

 

In questo percorso che collega passato e presente viene affrontata anche la dimensione del futuro attraverso il progetto “Capsule del tempo. Da Mutina al futuro”, che favorisce, attraverso la partecipazione diretta del pubblico, una riflessione sul ruolo imprescindibile della memoria nella costruzione della storia collettiva e delle storie individuali.  Alla time capsule modenese, costituita da un grande contenitore in materiale trasparente collocato nella sede espositiva, visitatori e scolaresche potranno affidare oggetti, testi scritti, fotografie, articoli di giornale rappresentativi della contemporaneità e destinati a essere svelati in un momento del futuro che a sua volta rappresenterà una ricorrenza importante per la città: il 2099, 1000 anni dopo la posa della prima pietra del Duomo. Collaborano all’iniziativa le biblioteche e i punti di lettura del Comune di Modena, che tra novembre e aprile organizzeranno sul tema delle capsule una serie di laboratori, proiezioni, letture e incontri con l’autore. Si comincia il 26 novembre con una conferenza del divulgatore scientifico Paolo Attivissimo, che affronterà il complesso tema della conservazione dei dati digitali (foto, audio, video, documenti) offrendo esempi e consigli per evitare che chi verrà dopo di noi riceva in eredità solo un’illeggibile catasta di bit.

 

Alla mostra Mutina Splendidissima allestita negli spazi del Foro Boario si collegano le iniziative curate dalle Gallerie Estensi. Presso la Biblioteca Estense apre il 26 novembre in Sala Campori la mostra Umanisti e bibliotecari. Il fascino dell’antico nelle raccolte ducali che esplora il contributo che generazioni di umanisti, antiquari e bibliotecari hanno portato allo studio della cultura classica. Il percorso espositivo si snoda nei secoli seguendo le acquisizioni dei bibliotecari di casa d’Este che per secoli hanno accresciuto il patrimonio librario della Biblioteca Ducale dimostrando un interesse mai estinto per la cultura del mondo antico.

Contestualmente sarà disponibile la nuova APP di guida al Museo Lapidario Estense che attraverso un percorso narrato conduce i visitatori a scoprire la storia di questa importante collezione, presentando i personaggi di maggior spicco e i monumenti più importanti per la storia di antica di Modena.

 

L’esposizione Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità si inserisce nel più ampio progetto 2200 anni lungo la Via Emilia, promosso dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle sedi di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna e dalla Regione Emilia-Romagna.

 

Informazioni
Musei Civici di Modena

Largo porta Sant’Agostino 337

musei.civici@comune.modena.it
tel. 059 2033122, fax 0592033110

www.museicivici.modena.it

www.mutinasplendidissima.it

www.2200anniemilia.it

 

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Il terremoto del 1570

Il 17 novembre si ricorda una ricorrenza nefasta, quella del teribile terremoto che proprio il 17 novembre del 1570 devastò Ferrara e dintorni e deviò il corso del Po.

Prima dei terremoti del 2012 fu proprio quello il più pesante episodio sismico di cui ancora si tramanda la memoria nella nostra zona e si sperava che i movimenti tellurici fossero finiti secoli fa, Non è, purtroppo, così.

Nel 1570 lo sciame sismico, ricorda Wikipedia, “si protrasse sino al 1574 ed è stato ipotizzato come si siano verificate circa duemila scosse, concentrate per la maggior parte nei primi tre mesi dal sisma. Il terremoto ha causato il primo episodio documentato di liquefazione del suolo nella Pianura padana“. Una recente ricerca dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste (Ogs), pubblicato sul «Journal of Geophysical Research» dell’Unione Geofisica Americana ha ricostruito anche gli effetti del sisma del 1570 su Ferrara.

“Il terremoto del 1570 non fu dovuto alla prosecuzione verso est della faglia responsabile dell’evento del 20 maggio 2012 . spiegano i ricercatori – bensì a una faglia sepolta dalle alluvioni e posizionata in profondità, circa 14 chilometri a nord-nord-est di Ferrara;

·       la faglia corrisponde al fronte più esterno della Catena appenninica, che lentamente, da milioni di anni, si sta alzando causando il sollevamento della fascia meridionale della Val Padana (in riva orografica destra del Fiume Po);

·       nel corso degli ultimi 2800 anni circa, questo sollevamento (probabilmente realizzatosi anche attraverso terremoti), ha costretto il corso del Po a spostarsi di circa 20 km verso nord tra Guastalla e Ficarolo (fra Emilia, Lombardia e Veneto);

·       con i suoi 10-15 cm circa di sollevamento, il terremoto del 1570 fu la goccia che fece ‘traboccare il vaso’ del Po, che abbandonò il delta delle Valli di Comacchio per portare tutte le sue acque nel delta attuale: un evento epocale, che nel 1580 papa Gregorio XIII volle far immortalare nella Galleria delle carte geografiche dei Musei vaticani”.

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La ricerca “Il corso del fiume Po è cambiato dopo il terremoto di Ferrara del 1570”

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Gherardo Monari esploratore in Africa

La mostra, a cura di Sandro Tirini e realizzata nel 2014 sull’esploratore centese Gherardo Monari in occasione del 130° anniversario dell’eccidio, ripercorre fatti e retroscena della spedizione africana dei protagonisti Gherardo Monari, Gustavo Bianchi e Cesare Diana. Aperta fino al 15 gennaio 2018. Leggi tutto

Sabato 11 novembre 2017 alle ore 11 presso l’Aula Magna della Scuola Media di Renazzo verrà inaugurata la mostra “Una romantica ingenuità: Gherardo Monari esploratore in Africa” a cura di Sandro Tirini, realizzata nel 2014 sull’esploratore centese Gherardo Monari in occasione del 130° anniversario dell’eccidio.
La mostra ripercorre, grazie anche a una grafica di forte impatto, le vicende dei protagonisti, dei fatti e dei retroscena della spedizione africana del centese Gherardo Monari, Gustavo Bianchi e Cesare Diana che all’inizio dell’avventura coloniale italiana, negli anni 1883-84, tentarono di aprire una via di comunicazione fra la neo-colonia di Assab e l’interno etiopico. Considerate le tematiche affrontate e il percorso espositivo la mostra risulta particolarmente indicata agli studenti degli Istituti scolatici, questo il motivo per cui si è deciso di riproporla a Renazzo.

Per informazioni: Biblioteca Comunale tel. 051 6843141

locandina

Il fienile della "PROSPERA" che non c'è più !

Assieme all’enorme fienile della “Zanluca” e a quello della “Rangona” formava il podio delle più importanti emergenze architettoniche rurali del territorio. Già fortemente danneggiato prima del sisma, il giorno seguente al tragico evento del maggio 2012 si mostrava così. Da qualche tempo però non c’è più neanche questo, è stato atterrato e definitivamente demolito, rimane solo la brulla altura sulla quale fu edificato. Inutile sottolineare quanta fetta di storia contadina abbia rappresentato questo storico manufatto rurale. Storie di faticosi lavori agricoli, lotte contadine, storie dolori, gioie e sacrifici, di amori e di illusioni, vissute dalla moltitudine di gente povera ma ricca di speranze e di valori, che nel tempo hanno popolato il suo cortile, la sua stalla, di giorno per cura del bestiame, la sera per stare in compagnia, specie nelle sere invernali, al tepore delle mucche, le donne filando, gli uomini giocando a carte, i bambini ad ascoltare le “favole” degli anziani e i giovani di nascosto che provavano i primi brividi d’amore. La grande possessione Prospera si trova tra Burana, Gavello e Scortichino, ovvero ai margini del canale di Burana e l’Argine Cagnette, attraversata al centro dalla strada bianca comunale Piretta Rovere che in tempi antichi seguiva il corso del torrente Gavello, sulle sponde del quale, dalla Prospera al Casino Suore, rimangono ancora evidenti testimonianze(dopo l’aratura) di insediamenti “romani”. In origine il fondo si chiamava “PROSPERA DUCALE” ed era sotto il diretto dominio dell’Abazia di Nonantola. Nel 1532 venne acquistata dal conte Bartolomeo Prosperi direttamente dal duca di Modena per poi essere rivenduta nel 1658 a Felice Rangoni, passò poi nel 1659 a Francesco Corvini, gli eredi del quale nel 1682 rinunciarono al bene in favore del duca di Modena Rinaldo D’Este. Nel 1710 la tenuta insieme a quella vicinale del “Quaranta” fu acquisita con una permuta da certo Antonio Lucchini e in seguito dopo complicate vicende giudiziarie nel 1822 arrivò nelle proprietà del marchese Cesare Lucchesini per poi passare in successione ereditaria a Gaetano Giglioli jr. e fino al 1906 alla di lui figlia Luisa Giglioli De Zigno. La “Prospera” fu poi acquisita dall’importante famiglia padovana dei Cavani che sempre nel secolo scorso né cedettero alcune parti. Oggi su detto fertilissimo fondo insistono tre spicchi di proprietà, eredi Lenzi, società agricola Agriberlato e (non so per quanto) gli originari eredi Cavani.

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Lorenzo Berlato

Radio Bondeno

Ormai ci stiamo dedicando al passato (forse per dimenticare il presente), così mi sono ricordato che nel 1975, dopo la liberalizzazione delle frequenze, anche a Bondeno sorse una radio libera in via Carmine e l’ho pubblicata su FB chiedendo se qualcuno se ne ricordava.

Così ho appreso che: Lo studiolo di Radio Bondeno era proprio dentro la porta verde, sotto il ponticello che si vede nella foto.
Prima della sede dell’emittente c’era un piccolo magazzino, succursale della ditta “Termobondenese”, rivendita di articoli per idraulica (poi di mobili) di proprietà del signor Giuseppe Chiodi.
Prima dell’insediamento della “Termobondenese” (alla fine degli anni sessanta) l’edificio, già convento, poi opificio e successivamnete sede dell’ex mulino “Premarini”, era completamente vuoto ed in disuso.

Marco Dondi è risalito ancora più indietro, ricordando che l’opificio in questione (caratterizzato da un’altissima ciminiera) era una fabbrica di nevole il cui titolare si chiamava Giuseppe Amodelli, e che chiuse l’attività verso le metà degli anni 10, il mulino già presente nella seconda metà dell’800 era gestito dalla famiglia Vincenzi, poi nel primo dopoguerra fu acquistato da Alicandro Fabbri di Guattarella che poi lo cedette a Premarini … il Fabbri insieme ai figli si dedicò alla fonderia e officina di via Cavallotti (F.lli Fabbri)

Infine una foto di Gabriele Gatti ritrae una festa della radio nel 1977