Colpa nostra

Cosa devono nascondere? Il fatto che è stato distrutto il sistema sanitario nazionale in anni di imposta austerità con conseguente cancellazione di posti letto e reparti di pronto soccorso; difficoltà dei medici di base che si sono ritrovati con sempre più pazienti; il fatto che è stato distrutto il sistema di trasporto pubblico; il fatto che è stata distrutta la scuola, senza più strutture adeguate, senza insegnanti, con programmi sempre più improntati alla “imprenditorialità”. E potremmo andare avanti… Insomma il fatto che in questi anni è stato distrutto lo Stato, che ora non è in grado di affrontare uno degli eventi per cui lo stesso Stato dovrebbe invece essere assolutamente pronto. E allora se arriviamo a una seconda ondata parlando ancora di emergenza, beh, è colpa vostra!
È colpa vostra. Voi che quest’estate volevate solo un po’ di normalità, è colpa vostra, bambini, perché volete vedere gli amici a scuola, è colpa vostra perché vorreste passare le feste con i vostri cari.

https://comedonchisciotte.org/incolpare-i-cittadini-ovvero-come-la-classe-dirigente-italiana-vuole-salvarsi-il-culo/

Virus mediatico

Perciò dentro questa nuova strategia  comunicativa l’Istat e l’Istituto superiore di Sanità – che lo ricordiamo sono organismi governativi con tutto quello che ne consegue – hanno tirato fuori un documento nel quale si asserisce che il Covid è la causa del 90% di quei 35 mila decessi che gli si sono attribuiti, rimangiandosi così tutto quello che avevano detto prima. Che ne è stato dello studio del 26 maggio in l’Istituto superiore diceva che su 3032 decessi solo 124 erano da attribuire al Covid? Siccome statisticamente proprio non esiste occorre chiedersi se sbagliava allora o sbaglia oggi. E a proposito di statistiche che fine hanno fatto le parole del presidente dell’Istat il quale aveva dichiarato che a marzo dell’anno scorso erano morte “più persone per malattie respiratorie che quest’anno per Covid-19”.  Cosa non si deve fare per campare e per conservare le poltrone, per rimanere nel circolo della fiducia governativa. Senza dire che tutto questo viene asserito in presenza di un divieto sostanziale di autopsia.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2020/07/18/perseverare-e-diabolico/

Noi piccoli

“Alla Giunta regionale Bonaccini non interessano i piccoli quotidiani online e per questo ha bocciato l’emendamento che avevamo presentato e che puntava ad allargare ai piccoli quotidiani online la platea di coloro che possono accedere ai contributi che la Regione Emilia-Romagna eroga per l’editoria”.

Così il *consigliere regionale della Lega, Stefano Bargi*, relatore di minoranza del primo progetto della nuova assemblea regionale relativo a “Interventi destinati al sostegno finanziario delle imprese emiliano-romagnole”. “Avevamo chiesto – precisa Bargi – con un apposito emendamento che si allargasse il potenziale numero dei richiedenti i contributi, anche alle imprese che operano nel campo dell’editoria, prevedendo che, come per le radio e le tv, bastasse un solo giornalista assunto per rispondere ai criteri richiesti. La maggioranza ha invece fatto delle differenze, ribandendo che solo la presenza di due giornalisti per testata garantisce prodotti di qualità. Ci sembra un evidente aiuto solo ai grandi operatori dell’informazione, quasi un ricatto. La Giunta regionale preferisce quindi lasciar morire, in un periodo così drammatico per tutte le imprese, e quindi anche quelle dell’editoria, chi non è sufficientemente strutturato benché dia democraticamente voce a una pluralità di opinioni e voci presenti sul territorio della nostra regione”, ha concluso Bargi.

 

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Mode e media

Fino a ieri erano gli economisti a tenere banco sui media, adesso è il momento dei virologi:

Da medico virologo una ultima considerazione: Oggi l’ansia di una intera popolazione si sta concentrando su come tenersi alla larga da questo maledetto virus. Nessuno o quasi riflette che noi, in ogni momento, siamo immersi in un ambiente saturo di innumerevoli virus, germi e altri agenti potenzialmente patogeni. E in questi giorni, quasi nessuno ci dice che se non ci ammaliamo è grazie al nostro sistema immunitario il quale può essere compromesso, – oltre che da una inadeguata alimentazione e da uno sbagliato stile di vita – dallo stress, che può nascere anche dallo stare in spasmodica attenzione di ogni “notizia” sul Coronavirus regalataci dal web e TV. Non vorrei quindi che questa psicosi di massa faccia più danni dell’ormai famigerato Covid-19. Care mamme e cari papà confido nel vostro buon senso e nel vostro amore per i figli.

Giulio Tarro

https://www.realtasannita.it/articoli/in-primo-piano/a-colloquio-con-il-prof-giulio-tarro-il-coronavirus-visto-da-uno-scienziato-di-lungo-corso.html

Laviamoci le mani

Laviamoci bene le mani e continuiamo a comprare montagne di oggetti per la maggior parte superflui con i loro relativi imballaggi che diventeranno rifiuti e inquineranno aria, terra e mare rilasciando sostanze tossiche o rimanendo non degradabili per centinaia di anni.  Oggetti la cui fabbricazione produce emissioni nocive che avvelenano terra, aria e acqua. Aria che respiriamo,  acqua che beviamo e terra dove coltiviamo il cibo che mangiamo.

Laviamoci bene le mani e poi compriamo cibo proveniente da allevamenti industriali dove gli animali oltre che fare una “vita” di inferno, sono imbottiti di cibo chimico (e chissà cosa altro, mucca pazza docet), antibiotici e medicine varie che di sicuro sono un toccasana per il nostro organismo. Per non parlare poi dei liquami che inquinano falde idriche e terre. Ma se ci siamo lavati le mani, niente ci potrà fare più effetto, saremo immuni a tutto.

Laviamoci le mani ma continuiamo ad utilizzare combustibili fossili che stanno facendo collassare l’intero pianeta, così come continuiamo ad utilizzare e costruire inceneritori che creano nanoparticelle pericolosissime per la salute. E che dire delle centrali nucleari che in quanto a cavalieri dell’apocalisse sono fra i più micidiali. Ma in caso di fuoriuscite di radioattività o esplosioni, basterà lavarsi le mani e sterilizzarsi e tutto andrà a posto. E l’elenco potrebbe continuare ma non ci dobbiamo preoccupare, se ci siamo lavati le mani e sterilizzati bene, vivremo almeno 100 anni in perfetta salute e tutto quanto di nocivo e letale ci propina la società del consumo, ci sarà completamente indifferente. Noi sì che sappiamo riconoscere i veri pericoli per la nostra salute, Coronavirus in primis, tutto il resto sono dettagli trascurabili….

estratto da http://www.ilcambiamento.it//articoli/la-nostra-societa-muore-di-inquinamento-pero-si-lava-le-mani

Autovelox vs. neurovelox

Bondeno, provincia di Ferrara, via venti settembre. Sono le otto di mattina appena passate e mi accingo ad uscire di casa per recarmi al lavoro. Un nuovo cliente mi ha chiesto una consulenza per risolvere un problema aziendale. Devo raggiungere Vicenza entro un paio d’ore. Niente che richieda troppa fretta: in questo periodo dell’anno — siamo in luglio – i clienti italiani hanno meno fretta del solito, soprattutto se si tratta di enti pubblici. Per la seconda mattina di seguito, uscendo di casa mi imbatto nel corpo straziato di un gatto, falcidiato dalla corsa folle di qualche automobilista. Per un istante penso alla fatalità e imbocco la strada dirigendomi verso il ponte che conduce al centro del paese. Via XX Settembre, per chi non conoscesse Bondeno, è una linea retta di un paio di chilometri. Imboccandola, in un senso o nell’altro e a qualsiasi ora del giorno o della notte, più di un automobilista (o motociclista, o scooterista) può irrimediabilmente udire il richiamo della giungla: esegeti della velocità, impavidi spericolati ed esibizionisti frustrati possono qui ritrovare la loro ragion d’essere. Impunemente. Sempre.
Mentre imbocco la strada con la mia automobile penso che qualche tempo fa, prima delle ultime elezioni amministrative, erano apparsi alcuni vistosi dissuasori di velocità a sobbalzo, i cui costi di costruzione mi sono sempre stati ignoti. Passate le elezioni, gli stessi faraonici dissuasori sono scomparsi e i costi per la loro distruzione mi sono ugualmente ignoti. Sorvolo quindi umilmente sulla mia ignoranza e proseguo nel mio tragitto. Avvicinandomi all’incrocio del Ponte Rana, regolato da un discusso semaforo, un paio di aspiranti piloti mi sorpassano ad alta velocità. Visto che il semaforo era già rosso, non fanno altro che rubarmi due posizioni nella griglia di partenza. Per un istante mi chiedo quale effetto deterrente potrà avere su simili automobilisti il paventato “intervento ponte Rana”, tanto caro agli attuali amministratori dadaisti. Scatta il verde e il pensiero torna a concentrarsi sulla strada. I due guidatori poco disciplinati continuano a precedermi, a loro volta anticipati da un autoarticolato che tentano ripetutamente, invano, di sorpassare. Il successivo semaforo frena gli entusiasmi: siamo all’incrocio che congiunge la statale Virgiliana a via Borgatti, quella – tanto per intenderci — che regola l’afflusso al supermercato Coop e al cimitero. Mentre siamo fermi allo stop, una terza volpe accosta la fila disponendosi sulla corsia di sinistra, quella riservata a chi deve svoltare per raggiungere il centro commerciale. Niente di più falso: al verde scopro che quella corsia poteva essere utilizzata anche per scavalcare le code, alla faccia delle indicazioni stradali. Mi accingo a riflettere sulle problematiche interpretative connesse alla comunicazione e alle caratteristiche semiotiche della segnaletica stradale (la comunicazione e la semiotica sono il mio pane), ma penso che è meglio tornare a concentrarsi sulla strada.
Si prosegue per un altro chilometro, fino al primo dei due autovelox “fissi” piazzati a margine della strada da circa un mese. Tutti mostrano bene di saperlo e la velocità della coda di veicoli si uniforma sui 60 km/h, costantemente mantenuta fino all’altro rilevatore di velocità, due chilometri più avanti. Superate le due Colonne d’Ercole elettroniche la strada si fa più insidiosa, con curve e tratti sconnessi. Noncuranti, i piloti affrettano il passo e occupano stabilmente la corsia di sorpasso anche dove il buon senso, oltre che la linea continua, lo sconsiglierebbe. Il camion ha svoltato e in breve mi ritrovo a percorrere la strada da solo: nessuno davanti, nessuno dietro. Sono un po’ più rilassato e i pensieri ricominciano a fluire. Il primo è epigrafico: “Si può assolvere un amministratore che non conosce Pavlov?”

Enrico Marchetti

Nota: l’articolo proviene dall’archivio di bondeno.com ed è datato 20 luglio 2005