Manutenzione

Come avete visto sono in corso le manutenzioni delle strade maggiormente ammalorate. Abbiamo scelto le più utilizzate nel nostro comune. Sono anni che interveniamo sempre per garantire la sicurezza nelle nostre strade comunali. Nelle foto vedete la strada molto usata Lungo Cavo Napoleonico da Salvatonica a San Carlo . Per tutta l’estate andremo avanti con i lavori programmati: asfalti, Guard Rail , illuminazione pubblica, manufatti per rallentare la velocità in ingresso dei centri abitati, piste ciclabili, Rocca Possente, ,Case Popolari, ex Casa Bottazzi, cimiteri, ecc ecc.

L'immagine può contenere: nuvola, cielo, spazio all'aperto e natura
Marco Vincenzi

Estetista

L’estetista scrive al premier Conte: “Non siamo più a rischio di altri, ma ci avete dimenticati”. Sono le parole di Maria Gabriella Garofalo, un’estetista, titolare di un centro estetico in un paese della provincia di Modena. Ci spiega che vorrebbe portare alla nostra attenzione il mio dissenso per la gestione della fase 2 decisa dal Governo Conte.

“Ho scritto una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio che ho provveduto a spedire via mail alla segreteria del governo, ma vorrei che fosse resa pubblica anche dal suo stimato Giornale in quanto credo che sia ampiamente condivisibile.

Vorrei portare all’attenzione di tutti i Cittadini Italiani il disagio che noi estetiste stiamo vivendo e più in generale tutti i titolari di partita Iva”
Eccola:

Egr. Presidente Conte,
Le scrivo per portare alla Sua attenzione le difficoltà di un’intera categoria di lavoratori.
Sono estetista e da quasi trent’anni mi occupo di benessere delle persone, ho aperto a settembre 2019 un centro
estetico che tratta solo il benessere di mani e piedi, rispettano le norme igienico sanitarie imposte dalla legge 1/90 e dal
decreto 206/2015. Anzi, se devo essere sincera, ho applicato standard ben più alti di quelli imposti dallo Stato perché le
ritengo misure insufficienti ed inadeguate alla tutela dei miei Clienti; ai quali, non solo devo il mio sostentamento, ma
anche il mio totale rispetto al loro stato di salute.

Quindi mi sono munita delle migliori tecnologie, ho fatto e continuo a fare formazione, igienizzo i miei locali dal primo
giorno di apertura e vorrei capire perché in questo momento storico non posso continuare a fornire i miei servizi alla
mia clientela assicurando i migliori standard di sicurezza ed igiene.

Cosa Le fa dire che il mio Istituto sia più a rischio di un supermercato, di un negozio per bambini o di un tabaccaio?
Io sono sola in negozio e garantisco un rapporto 1:1 ,garantisco il totale rispetto della distanza sociale in quanto mi
occupo solo di benessere di piedi e mani ,ma se non fosse sufficiente sono munita di abiti e calzature da lavoro che uso
solo all’interno dell’attività e che igienizzo regolarmente, sono munita di presidi sanitari quali mascherine e guanti usa e
getta e apparecchi di sterilizzazione che mi consentono di avere strumenti sempre sterili e imbustati singolarmente e
lavoro in un ambiente sanificato giornalmente con cloro e disinfettanti HACCP dal primo giorno di apertura e non solo
come richiesto dalle misure atte al contenimento del COVID-19…ripeto dal 1 GIORNO DI APERTURA, in quanto nessuno
tiene più di me, alla salute dei miei Clienti!

Cosa Le fa dire che la mia attività sia meno importante di una libreria, di un negozio di abbigliamento o di una
lavanderia?
Ho deciso di occuparmi di benessere di piedi e mani all’interno del mio comune di residenza per aiutare tutte le persone
che per varie motivazioni non riescono ad adempiere alle misure essenziali per le cure personali.
Molte persone non riescono nemmeno a tagliarsi le unghie da sole e molte di queste sono anziani o comunque con
difficoltà motorie, che non per forza necessitano di una figura sanitaria, ma che hanno bisogno che qualcuno si prenda
cura delle proprie necessità.

Certo mi può contestare che lo faccio a fini di lucro, ma Le risponderò che di qualcosa bisogna pur vivere e se esercito
questa onorata professione da quasi trent’anni con ottimi risultati, pago le tasse e contribuisco al mantenimento del
MIO paese facendo qualcosa di buono e di utile, MI DEVE ESSERE TOTALMENTE RICONOSCIUTO!
Le misure a sostegno delle imprese, adottate fino ad oggi, sono totalmente inadeguate. Come si può pensare che
imprese come la mia possano sopravvivere a due mesi e mezzo di chiusura forzata?

Come si può pensare che le persone sopravvivano senza un adeguato sostegno? Come si può pensare che gli
imprenditori continuino a pagare le tasse e contributi, gli affitti dei locali, bollette, fornitori, assicurazioni, mutui o
finanziamenti e mantenere le proprie famiglie, mantenendo un barlume di dignità?
Non siamo forse persone? Fisiche o giuridiche come qualsiasi altra? Certo si può contestare che chi ha un’attività da
tempo può ricorrere ai propri risparmi, ma le nuove imprese come la mia? Le giovani imprese come possono
sopravvivere a tutto questo?
Senza dimenticare che la pressione fiscale è talmente gravosa che, anche se si lavora da anni, sono poche le aziende che
riescono ad avere dei risparmi.
Mi sento di farLe, a nome di tutti i titolari di PMI, una serie di domande alle quali non si riescono ad ottenere risposte.
Dal 1 luglio sarà obbligatorio lo scontrino elettronico, cosa che ha gravato ulteriormente su noi piccoli artigiani, ma io mi
chiedo come potrò procedere all’invio telematico dei corrispettivi? Sempre che per quella data ci consenta di aprire le
nostre attività. Ho versato un acconto pari al 50% dell’imponibile della macchina, ma non mi è stata ancora consegnata
ed installata, come a tanti altri negozianti del resto…come potrò mettermi in regola prima dell’entrata in vigore
dell’obbligo?

Come potrò adempiere al pagamento dei contributi?
Si presume che finita la proroga del 31/5 bisognerà fare i versamenti, ma se non ho incassato per 3 mesi come farò a
saldare il conto?
Come faranno le imprese a pagare le tasse del 2019 se sono ferme da mesi e non sono supportate in nessun modo?
Come si può pensare che un ulteriore indebitamento previsto dal “decreto liquidità” possa essere una soluzione seria
per il rilancio delle imprese? Bisogna anche tenere conto che dare come limite il bilancio/effettivo incasso 2019 non
agevola le nuove imprese come la mia, in quanto le cifre di cui si parla sono insufficienti anche solo a coprire un canone
di affitto mensile.
Per non parlare dei tributi comunali sui rifiuti, verrà decurtata parte di essi, causa inattività delle aziende con
conseguente inutilizzo del servizio?
Come faranno le persone la cui unica fonte di reddito è la propria attività chiusa?
Come si possono mantenere famiglie monoreddito sempre derivante da un’attività commerciale?

Mi chiedo se sia così poco fattibile un anno bianco fiscale? Non sto dicendo di condonare le tasse arretrate di quelle
imprese capitanate da “furbetti” che da sempre cercano escamotage per eludere i pagamenti, ma di un aiuto serio alle
aziende che si trovano oggi, a causa del Covid-19, in seria difficoltà.
Una tra le tante domande che rimangono ancora senza riposta …se non ce la facessimo? Se fossimo costretti a
chiudere?
Il sistema economico/lavorativo è compromesso e lo rimarrà per molto tempo o forse come dicono in molti “tutto è
cambiato per sempre”!
Chi mi assicura che troverò da lavorare?
Non era meglio dare inizio ad una FASE 2 seria e consapevole?
Non era meglio dare la possibilità alle aziende, che potevano mantenere le regole igienico/sanitarie prestabilite, di
aprire?
Si è deciso di dare il via libera al servizio di trasporto pubblico, per dare la possibilità ai lavoratori di coprire le distanze
casa/lavoro. Ma siamo certi che metropolitane, autobus e tram siano luoghi sani per compiere spostamenti sicuri?
Certo da qualche parte bisogna partire, ma perché dare la priorità a luoghi più rischiosi andando a discapito di quelli più
sicuri?
Non era meglio lavorare su protocolli seri e imprescindibili ai quali le aziende si sarebbero dovute adeguare?
Ci ha detto di non lasciarci andare, di non far si che i sentimenti di rabbia prendano il sopravvento; ma si metta nei
nostri panni…si svesta del suo bel completo blu. Si metta nei panni di uno di noi che con fatica ha investito tutto nella
propria azienda, che si sente solo e abbandonato dalle istituzioni!
Come reagirebbe Lei se non avesse i soldi per dare da mangiare ai suoi figli?
Come reagirebbero i suoi colleghi se dovessero considerare di abbandonare tutto quello per cui hanno lottato una vita?
Come reagireste tutti voi se non avreste i soldi per pagare tutte le vostre scadenze?
Signor Presidente si metta nei nostri panni e ci dica, guardando le nostre facce sconvolte, che non dobbiamo lasciare che
sentimenti di rabbia e di frustrazione prendano il sopravvento!
Signor Presidente, faccia Lei uno sforzo e ci metta in condizione di riprendere il nostro lavoro.
Signor Presidente, faccia Lei uno sforzo e garantisca a tutti il rispetto della Costituzione Italiana. Garantisca il rispetto
dell’art. 1 dell’art. 2 dell’art.3 e dell’art. 4, basi di un Paese degno di essere riconosciuto Democratico, dove i diritti
dell’uomo, del lavoratore, del cittadino vengano riconosciuti e onorati.

Signor Presidente, imponga ai suoi collaboratori di trovare delle soluzioni che ci permettano di avere un minimo di
dignità.
Signor Presidente faccia in modo che tutti contribuiscano alla salvaguardia, non solo della nostra salute, ma anche delle
nostre vite lavorative ed economico sociali per far sì che non siano solo le nostre spalle a farsi carico delle responsabilità
di tirare avanti il Nostro paese.
Signor Presidente è, altresì, inaccettabile che anche questo decreto sia stato firmato senza aver tenuto, minimamente,
conto dell’aspetto economico.
Noi dovremmo mantenere la calma e fare il nostro dovere, senza nemmeno sapere cosa ci aspetterà domani?
Questo nemico invisibile chiamato “COVID-19”, in tutta sincerità, mi fa meno paura dei nemici decisamente tangibili,
chiamati “INDIFFERENZA” e “INADEMPIENZA”.
La mia speranza è quella che lei, signor Presidente, e i suoi collaboratori, riusciate ad ascoltare le nostre voci che tutte
insieme si uniscono in un grido di aiuto. Voci che non invocano mezzucci o campagne elettorali rivolte al popolino, ma
che vengano ascoltate e prese in considerazione come grido di un POPOLO fiero e lavoratore che da sempre fa il suo
dovere senza mai essere preso sul serio.
La ringrazio della cortese attenzione e Le porgo distinti saluti.

IN FEDE.
Garofalo Maria Gabriella.

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Lavori al 2000

Arriva in dirittura d’arrivo il progetto definitivo per l’efficientamento energetico ed impiantistico del centro 2000. Ci sono a disposizione di questo intervento 90mila euro, provenienti da apposito capitolo di bilancio e derivanti da finanziamenti statali, che sono stati approvati in una specifica delibera di Giunta e che permetteranno di completare il tutto entro la fine dell’inverno. «Il centro 2000 – spiega il sindaco Fabio Bergamini – rappresenta un valore per la comunità, il volontariato e, presto, anche un luogo propedeutico al rilancio del settore agricolo, secondo alcuni nostri progetti. Questo investimento impiantistico permetterà di rilanciare anche il tema del risparmio energetico dei nostri impianti, possibile grazie all’efficientamento delle strutture di proprietà del municipio». Il quadro economico in cui si inserisce l’intervento prevede che l’importo complessivo dei lavori sia distribuito in 36mila e 830 euro per opere di tipo “termo-meccanico”, circa 21mila e 550 euro per opere impiantistiche elettriche, con circa 3.100 euro di opere edili. «L’efficientamento degli impianti elettrici e termici delle nostre strutture riguarda sia gli impianti sportivi che di interesse socioculturale – aggiunge il vicesindaco Simone Saletti –. Lo dimostrano le illuminazioni al led che stiamo installando nelle strutture sportive, per esempio all’interno della copertura geodetica del tennis, al centro sportivo Bihac. Nel caso specifico, abbiamo previsto anche interventi di miglioramento degli impianti elettrici, termici, ed anti-incendio del centro 2000, al fine di ridurre gli stessi consumi del contenitore culturale». Completano il quadro i circa 10mila e 500 euro che saranno necessari per spese tecniche, verifiche e collaudi, mentre il resto del budget riguarderà oneri per la sicurezza ed Iva. La cifra verrà messa a disposizione dall’apposito capitolo di bilancio relativo a: “Sport e tempo libero”. L’obiettivo è quello di completare gli interventi entro la fine dell’inverno.

Coop sociale

Si chiama “Gig Economy”, ma si legge “economia dei lavoretti”. Un settore in forte espansione, che coniuga l’esigenza di trovare persone disponibili ad essere impiegate in piccoli lavori a carattere “domestico”, a quella (spesso) di trovare nuova occupazione per le persone che sono uscite prematuramente dal mercato del lavoro. A Bondeno ci si sta lavorando da un po’ e questo progetto potrebbe vedere la luce nelle prossime settimane. Non a caso, proprio in previsione di questo obiettivo, l’Amministrazione ha scartato l’ipotesi di inserire nel piano vendite l’ex stazione delle corriere di viale Pironi, che è attualmente inutilizzata. «Infatti, questa sarà la nuova casa della nascente cooperativa sociale – dicono il sindaco Fabio Bergamini e l’assessore alle Politiche sociali, Francesca Piacentini – che offrirà agli inoccupati di Bondeno ed a coloro che hanno perduto il proprio lavoro (a causa della crisi) di rimettersi in gioco». La sede di viale Pironi, che rinascerà per questo progetto, è una metafora positiva in tale direzione. Può essere intesa, difatti, come una nuova opportunità per coloro che troveranno un’occupazione grazie all’economia dei “piccoli lavori domestici”, grazie all’associazione che si accaserà proprio nell’ex stazione delle corriere. Il Comune ha dialogato, durante i mesi scorsi, con l’associazione per il Lavoro Over 40 di Alessandro Ciucci, per arrivare ad una futura convenzione. In quanto, la convinzione dell’Amministrazione è che «ci sono attività come lo sfalcio dei giardini domestici, le piccole riparazioni, oppure le pulizie delle scale e quant’altro, cui si prestano oggigiorno persone di fiducia, sulla base del passaparola. Aggiungiamo – dicono Bergamini e Piacentini – anche incarichi come il distribuire la spesa o farmaci a casa degli anziani soli o in difficoltà, oppure l’ipotesi di accompagnare qualcuno ad una visita medica. Le persone che aderiranno a questa associazione godranno della piena fiducia delle istituzioni e si renderanno disponibili alle famiglie di Bondeno per lavori di questo tipo. I quali, seppure non risolutivi per le condizioni di vita personali, in molti casi, permetteranno a tante persone di rimettersi in gioco, di riprendere confidenza con il lavoro e daranno in questo modo un’opportunità di riscatto». Un bel messaggio sociale, dunque, che probabilmente vale la scelta di Comune di rinunciare alle risorse che sarebbero derivate dall’alienazione di un edificio situato vicino al centro e che invece avrà d’ora in poi una nuova valenza per la comunità.

Repair cafè

Repair cafè: la risposta fai da te contro consumismo e obsolescenza

Posted: 17 Sep 2019 03:57 AM PDT

Marco Cedolin

Il consumismo, nato nel Dopoguerra e diventato successivamente sempre più parte integrante della nostra vita, fino a raggiungere il proprio acme nel corso dei primi decenni del nuovo secolo, nel corso dei quali lo shopping compulsivo e l’obsolescenza programmata risultano essere pratiche sempre più comuni, ha radicalmente cambiato il rapporto dell’uomo con gli oggetti di cui si circonda.
Se fino agli anni 80 del secolo scorso si tentava di riparare la maggior parte degli oggetti di uso comune quando si rompevano o cessavano di funzionare, nei 40 anni seguenti questa pratica è diventata sempre meno diffusa, sostituita dall’abitudine dell’usa e getta anche in riferimento a beni abitualmente considerati durevoli….

Sono scomparse nel nulla migliaia di attività commerciali che operavano in un settore come quello delle piccole riparazioni ormai praticamente azzerato. Riparatori di elettrodomestici, calzolai, sartorie, orologiai, materassai, arrotini e molte altre professioni sono in breve tempo diventati anacronistici come dinosauri del Pleistocene. La durata nel tempo degli oggetti che usiamo si è progressivamente accorciata e sempre più spesso quando essi si “guastano” scegliamo di sostituirli, senza prendere neppure in considerazione l’opzione di ripararli.
Le ragioni che hanno innescato questo cambiamento di paradigma sono molteplici, ma volendo semplificare possiamo ricondurle a due elementi di base che risultano essere parte integrante del “progresso”. Da un lato l’industria dopo avere incrementato per decenni i propri fatturati semplicemente immettendo nel mercato nuovi prodotti che la popolazione non possedeva si è trovata nell’impossibilità di mantenere i ritmi d’incremento preesistenti con il solo ausilio dell’innovazione.

Alla fine degli anni 80 praticamente in ogni casa erano presenti il frigorifero, l’aspirapolvere, la lavatrice, la TV, una miriade di piccoli elettrodomestici, un guardaroba e una scarpiera adeguatamente forniti e via discorrendo. E trattandosi in linea di massima di beni costruiti con lo scopo di durare nel tempo, confidando esclusivamente sul fascino della moda e dell’innovazione i volumi delle vendite (e della produzione) sarebbero stati giocoforza destinati a calare corposamente rispetto ai decenni precedenti.
Proprio nel tentativo di risolvere questo problema, industrialmente drammatico, ha iniziato a diffondersi la pratica dell’obsolescenza programmata, favorita dal fatto che per motivi di carattere economico e duttilità progettuale la plastica stava sostituendo i materiali più nobili in ogni circostanza in cui fosse possibile farlo.
La vita dei prodotti avrebbe insomma dovuto calare drasticamente, facendo sì che i consumatori si trovassero costretti a sostituirli molto più frequentemente, permettendo in questo modo di mantenere e magari incrementare i volumi di produzione e vendita dei decenni precedenti. Ma per ottenere questo risultato non era sufficiente produrre oggetti che si rompessero prima, dal momento che avrebbero sempre potuto venire riparati. Occorreva anche rendere più difficile e antieconomica la riparazione, progettandoli con lo scopo di essere difficilmente riparabili e facendo contemporaneamente scendere in maniera drastica il prezzo dei prodotti nuovi, facilitati in questo dall’uso sempre più smodato dei materiali plastici e dalla diminuzione di qualità dei prodotti stessi.

Oggi, ragionando a posteriori si può affermare senza tema di smentita come l’operazione sia perfettamente riuscita. Quasi nessuno di noi si sognerebbe di portare a riparare il frullatore o il microonde rotto, la sveglia, la radio, il phon, la stufetta, che non funzionano più, il computer o il cellulare (ormai obsoleti tecnologicamente) che hanno tirato l’ultimo respiro, di fare risuolare le scarpe consunte o fare riparare i calzoni strappati. Nei centri cittadini sono nati piccoli negozietti (generalmente gestiti da cinesi) dove si sostituiscono gli schermi rotti degli smartphone di ultima generazione e altri all’interno dei quali si praticano riparazioni sartoriali, ma si tratta di nicchie di mercato tutto sommato ininfluenti. Esistono ancora per quanto riguarda gli elettrodomestici più importanti come lavatrici, televisori, frigoriferi ecc. i centri di riparazione (legati o meno alla casa produttrice) e i tecnici che operano a domicilio, ma se i prodotti non sono più in garanzia, la maggior parte delle volte risulta economicamente più conveniente sostituire l’apparecchio con uno di ultima generazione, anziché spendere quasi la stessa cifra per riparare quello obsoleto in nostro possesso che potrebbe dopo breve tempo presentare altri problemi.
Insomma si ripara sempre meno e si sostituisce sempre di più, garantendo all’industria e al mercato quell’ossigeno di cui avevano disperatamente bisogno e fin qui nulla di grave (verrebbe da dire) dal momento che anche i posti di lavoro e l’occupazione sono legati a doppio filo a quello stesso ossigeno.

Esiste però anche un rovescio della medaglia, perché il cambio di paradigma in questione determina anche un incremento ecologicamente disastroso della massa di rifiuti, destinata a finire nelle discariche o nei forni inceneritori, e un altrettanto grave incremento del consumo delle risorse del pianeta che, contrariamente a quanto instillato nell’immaginario collettivo, non risultano esistere in quantità infinita.
Proprio prendendo coscienza di questa realtà alcune persone di “buona volontà”, più sensibili degli altri al problema, si stanno prodigando nel nobile tentativo di costruire delle alternative alla filosofia dell’usa e getta e lo fanno con i pochi mezzi a loro disposizione. Fra le numerose iniziative indirizzate in questo senso, quella più ricca di fascino e anche un poco poetica è costituita senza dubbio dai Repair Cafè, piccoli locali all’interno dei quali professionisti, volontari e appassionati del fai da te, riparano gli oggetti più svariati, mentre il “cliente” nell’attesa può sorseggiare un caffè o un tè o meglio ancora collaborare con il riparatore, acquisendo magari la capacità di provvedere autonomamente alla riparazione in futuro. Il costo è costituito da una donazione su base volontaria e l’acquisto degli eventuali pezzi di ricambio è naturalmente di competenza del cliente stesso. In tutto il mondo ne esistono quasi 2000 ed in Italia attualmente sono 16:

Dagli elettrodomestici alla sartoria, dalle biciclette agli apparecchi informatici, ogni oggetto rotto, guasto, mal-funzionante che sia trasportabile può trovare la possibilità di una seconda vita in un Repair cafè che si propone come luogo di scambio umano oltreché di conoscenze. Una realtà che è punto di riferimento per il quartiere come di un piccolo centro, una storia differente che vale la pena essere raccontata e diffusa.

Se iniziative come queste possono da un lato venire interpretate come esercizi poetici esperiti da nostalgici di un mondo che non esiste più, dall’altro rappresentano invece un elemento di novità estremamente significativo, a prescindere da quanto poco possano attualmente influire in volumi economici. Dimostrano infatti come la filosofia dell’usa e getta non sia qualcosa d’irreversibile, ma al contrario esistano anche altre strade, sicuramente più gratificanti, per la salute del pianeta in cui viviamo e anche per la nostra creatività, troppo spesso tenuta in soffitta in un mondo usa e getta che ci sta snaturando sempre più in profondità.

Fonte: Dolcevita online

Progetto per il Palacinghiale

Il progetto definitivo-esecutivo per la ricostruzione del Palacinghiale è stato approvato, a dieci mesi dal fortunale che distrusse l’impianto sportivo della frazione di Ponte Rodoni. Nell’ultima riunione di Giunta, è stato approvato il progetto definitivo che consentirà a breve di ricostruire la struttura geodetica. «Il Palacinghiale è una struttura sportiva che tanti ci invidiano – dicono il sindaco Fabio Bergamini ed il vicesindaco con delega allo sport Simone Saletti –. Vedendo i danni che erano stati provocati dal maltempo di novembre, sembrava quasi impossibile vederlo ricostruito, ma lavorando pazientemente siamo riusciti ad ottenere (tramite rimborsi assicurativi e regionali) tutti i fondi necessari alla sua ricostruzione». Circa 170mila euro in tutto, dei quali 120mila derivanti dai risarcimenti assicurativi. In parte, tali risorse sono già state utilizzate per i primi interventi di demolizioni e sgomberi delle parti danneggiate. Ora, si lavorerà al ripristino della copertura e delle funzionalità della palestra. Oltreché per la sistemazione dell’impianto elettrico, con la posa dei nuovi serramenti ed i nuovi arredi dei locali. In luglio, invece, era già partito il lotto relativo alla sostituzione della pavimentazione e il manto. Il costo complessivo degli interventi sarà di 168mila e 298 euro.

Lavori sul ponte in via Borgatti

Arriva all’atto conclusivo il cantiere di sostituzione della condotta del gas, situata sul ponte di via Borgatti, nell’intersezione con la strada provinciale Virgiliana. La Polizia municipale dell’Alto Ferrarese ha pronta un’ordinanza che prevede – per gli orari di svolgimento dei lavori – la chiusura al traffico del ponte, nel periodo che dovrebbe essere compreso tra il 26 e il 29 agosto, previa autorizzazione che deve essere rilasciata alla ditta esecutrice dei lavori da parte della Provincia di Ferrara. La chiusura al traffico avverrà nelle sole fasce orarie che vanno dalle 8 del mattino alle 18. La ditta InRete Distribuzione Energia S.p.A. dovrà procedere a lavori di sostituzione della condotta gas in acciaio, ancorata al ponte per l’attraversamento del canale Burana (posto nei pressi del cimitero del capoluogo). La chiusura per motivi di sicurezza del cantiere produrrà come effetto la deviazione temporanea del traffico veicolare. Negli orari indicati, il traffico “leggero”, ovvero le autovetture e gli autocarri fino a 35 quintali di peso, verrà deviato sulla viabilità periferica (via Argine Destro Panaro e/o strada Cavo Napoleonico). Mentre quello “pesante” dovrà essere dirottato sulla Sp 67 Casumaro-Mirabello. Anche l’accesso alla Casa della Salute subirà qualche inevitabile disagio e dovrà avvenire principalmente attraverso via Dazio e arrivando da Santa Bianca in direzione cimitero.