Daini e canguri nel parco di Villa Borselli

Che fosse un gran bel parco, quello che i fratelli Borselli avevano allestito per contornare la loro bella villa al Dazio, lo sapevo benissimo ma che fosse così singolare e variegato non lo sospettavo. Ho chiara la visione dell’antica pianta del parco appesa nei corridoi del nostro Palazzo Comunale e negli anni in cui sono stato consigliere comunale, spesso nei momenti di pausa consiliare mi ci fermavo davanti a fantasticare e ad immergermi idealmente nella visita al suo interno. Dalla recente lettura di un libro che parla dell’assistenza ospedaliera nella storia del nostro Comune, ho avuto modo di rimanere felicemente sbalordito nel leggere il resoconto dell’ingegner Carini al quale era stato affidato il compito nel 1892 di redigere una descrizione dello stato patrimoniale immobiliare dell’eredità del senatore Giuseppe Borselli, costituito da villa e sue adiacenze come risultava dal catasto: “Casino Padronale distribuito su tre piani e composto da cinquanta vani, situato in Borgo Santa Teresa”. Nel libro si legge:

“Notevole interesse riveste la descrizione del parco, annesso alla villa, che mette in risalto il carattere di originalità e pronunciato esotismo legato alla figura culturale del Borselli. Nella descrizione dell’ingegnere Carini viene evidenziato il carattere ‘inglese’ dello spazio che occupa la fascia di terreno ad est della villa qualificato da BOSCHI, PRATI, AIUOLE, MONTAGNA E LAGO. DISSEMINATI SULLA SUPERFICIE SI TROVANO VARI RECINTI PER ANIMALI, STATUE, SEDILI IN MARMO, CAPANNONE ecc. SONO PRESENTI IL RECINTO DEI DAINI, UNA GABBIA PER MANDARINI(uccellini esotici), UNA UCCELLIERA, IL RECINTO DEL TASSO, IL RECINTO DEI CANGURI, IL RECINTO DEI FAGIANI, LA CAPANNA DELL’AQUILA NERA, LA CAPANNA BELVEDERE posta in posizione elevata dalla quale si gode una bella vista, di sezione circolare con quattro entrate, UNA GHIACCIAIA, UN OBELISCO DI MARMO. IL LAGHETTO OSPITAVA DEI CIGNI e nelle sue vicinanze si trovavano VENTIDUE PALLE DI MARMO E DODICI STATUE IN TERRACOTTA. Il parco risultava poi recintato per l’intero perimetro e vi si poteva accedere attraverso tre cancelli posti rispettivamente a tramontana e levante, presso il Canale di Burana, ed al confine con la strada provinciale di Casumaro. Le vicende del parco hanno in seguito subito le sorti della trasformazione di tutto il complesso, risultando attualmente ridotto dimensionalmente e modificato nella sua struttura…….”.

Spazio ora allo struggente sconforto nel pensare che ora a Bondeno avremmo potuto godere di una bellezza di tale portata. Quando si dice che saremmo obbligati, per dovere civico e morale, a conservare e preservare integro il territorio e la natura in cui viviamo, per poterlo consegnare intatto e farlo godere alle future generazioni…………. !

Lorenzo Berlato

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Cimitero agibile a settembre

La parte gentilizia del cimitero è quasi completata. Martedì 10 luglio, il cimitero è stato meta di un sopralluogo anche da parte dell’architetto Gabriele Pivari della Sovrintendenza, venuto ad accertarsi che le rifiniture che verranno apportate siano pienamente in sintonia con quelle che dovranno essere le linee di completo restauro di un’opera monumentale tra le più importanti del territorio. «Il sopralluogo che è stato compiuto – avverte il sindaco, Fabio Bergamini – è stato funzionale alla verifica dei tempi di pieno recupero e consolidamento della struttura. E’ nostra intenzione restituire la parte gentilizia del cimitero, nella sua piena fruibilità e sicurezza, entro la metà di settembre. Anche se ci sarà comunque un secondo lotto di interventi che riguarderà un’altra porzione del campo santo del capoluogo». Un cimitero tra i più vasti in assoluto della provincia. Attualmente è stato depositato il progetto relativo al secondo stralcio del valore di un milione e 650mila euro, mentre il primo (in via di conclusione) è costato un milione e mezzo di euro, finanziati dall’Agenzia regionale per la ricostruzione. Ad accompagnare il sindaco Bergamini ed il funzionario della Sovrintendenza, Pivari, è stato il direttore dei lavori, l’architetto Matteo Casari: «L’intervento in fase di completamento ha riguardato la ricostruzione della parte crollata del cimitero, ma anche il consolidamento delle altre strutture. Ora stiamo predisponendo la rintonacatura e la tinteggiatura della parte interna delle volte (e la visita della Sovrintendenza è stata indirizzata anche a verificare questa parte dei lavori; ndr) assieme ad altre opere a terra». Per fare un esempio, la pavimentazione, che sarà ricostruita in maniera fedele rispetto a quella originale e della quale si trovano ancora porzioni integre all’interno dell’emiciclo del cimitero. Presente all’incontro anche l’ingegnere Enrico D’Arma di Alchimia. Un laboratorio di restauri che è stato impegnato anche nel recupero del Duomo di Ferrara e di Palazzo Gulinelli. Con la seconda tranche dei lavori, progettata dall’architetto Laila Filippi, sarà interessata la parte monumentale nel lato dell’ingresso di viale Borgatti. «Durante l’ultima ricorrenza dei morti – avvertono i tecnici – è stato doloroso dover dire ai parenti dei defunti che non potevano recarsi in visita sulle tombe in questa parte del cimitero, recintata per motivi di sicurezza, per via della presenza del cantiere. E’ stato predisposto un servizio per portare fiori e pensieri sulle lapidi irraggiungibili da parte del pubblico. Contiamo di restituire questa parte del cimitero alla comunità quanto prima».

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No comment

Espulso nel 2017, aveva lasciato l’Italia, ma è tornato ieri all’aeroporto di Bologna ‘contro la sua volontà’ e accompagnato da tre agenti della polizia svizzera. L’uomo, un marocchino di 35 anni, è stato arrestato dalla Polizia di frontiera per aver violato il divieto di ingresso nel territorio nazionale ma il giudice non ha convalidato l’arresto per mancanza di elemento soggettivo ed ha rimesso in libertà lo straniero.
La paradossale vicenda inizia a maggio 2017 con un ordine di espulsione del questore di Rimini per il marocchino, con precedenti. Da quel momento l’uomo, ha riferito, è stato tra Francia, Germania (dove ha chiesto protezione internazionale) e Svizzera, dove è stato arrestato a giugno. Qui le autorità hanno deciso di espellerlo verso l’Italia, tentando invano una prima volta e poi imbarcandolo coattivamente il 4 luglio. L’uomo, difeso dall’avvocato Mauro Cavalli, ha spiegato che non voleva tornare, consapevole dell’ordine di espulsione. Il giudice Massimiliano Cenni lo ha scarcerato.
La decisione di espellerlo verso l’Italia, osserva il giudice nell’ordinanza, aveva “destato qualche perplessità negli operanti”. L’uomo comunque aveva con sé un lasciapassare dell’autorità svizzera. Arrestato, il 21 giugno si è rifiutato di essere mandato in Italia, ma il 4 luglio è stato costretto. Il quadro d’insieme, scrive il giudice, “rende evidente a chiunque che l’arrestato non può aver commesso il reato contestato, in quanto risulta carente l’elemento soggettivo”. Il marocchino, infatti, “ha subito un provvedimento di espulsione di un’autorità straniera, tra l’altro, posto contro la sua volontà”.
Per l’avvocato Cavalli “si tratta di un precedente pericoloso, perché consentirebbe a tutti gli Stati Schengen di espellere cittadini stranieri verso l’Italia, a prescindere dalla sussistenza di precedenti decreti di espulsione o comunque di titoli di soggiorno”; per tale motivo, “nonostante i roboanti slogan del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, si è passati dai porti chiusi agli aeroporti aperti”. Titolare del fascicolo è il pm Stefano Dambruoso, ex parlamentare. (Ansa)

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Provvedimenti per il “cratere”

Collegio del “cratere”

I parlamentari Ferraresi, Mantovani (M5S), Cestari e Golinelli (Lega) replicano ai sindaci Pd del cratere: «Siamo già al lavoro con le opposizioni, non faremo però decreti macedonia»

«Non facciamo decreti-macedonia, ma risponderemo con i fatti». Così i parlamentari del Movimento 5 Stelle Vittorio Ferraresi e Maria Laura Mantovani, assieme ai colleghi della Lega Emanuele Cestari e Guglielmo Golinelli, replicano alle accuse lanciate dai referenti del Pd dell’area del cratere.«Domandano d’inserire misure sulle scosse sismiche del 2012 nel provvedimento per l’emergenza nel Centro Italia discusso in Parlamento, ma il testo dev’essere omogeneo – spiegano i parlamentari del collegio di Modena e Ferrara – cioè deve contenere normative che si riferiscano al titolo».

Un segno di discontinuità rispetto agli ultimi esecutivi, in cui «erano proposti decreti-macedonia con aspetti tra loro molto diversi e che addirittura obbligavano le opposizioni a votare no per tutto anche quando erano contenuti aspetti positivi».

I parlamentari rifiutano categoricamente «l’assenza d’impegno» di cui sono stati tacciati dagli esponenti del Partito democratico. «Siamo già al lavoro, in collaborazione con le opposizioni, per inserire nuovi provvedimenti per il sisma entro la data utile di fine anno», assicurano gli onorevoli di M5S e Lega.

«Ci sarebbe piaciuto che, negli anni passati, i sindaci avessero dimostrato per i provvedimenti non adottati dal loro Governo la stessa veemenza con cui domandano oggi, appena all’inizio dell’esecutivo, qualcosa che avverrà – concludono i parlamentari – come dimostreremo con i fatti».

Torna l’antica gru

Sta per ritornare al suo posto. Dove è rimasta per quasi cento anni. Un tempo indispensabile strumento di lavoro funzionale al carico e scarico delle merci, successivamente reliquia di un passato industriale che aveva nello zuccherificio un punto di riferimento di un mondo agricolo oggi profondamente mutato e nel canale di Burana un’infrastruttura di collegamento “naturale” verso la città. La vecchia gru che ha consentito a partire dal 1925 il circolo delle merci da e verso l’ex zuccherificio è stata oggetto di un complesso processo di restyling durato più di un anno. Una cordata di imprenditori si è occupata del suo restauro, non senza qualche difficoltà dovuta alla ricerca dei materiali e dei colori più fedeli all’originale manufatto meccanico, per il quale è stata indispensabile un’accurata ricerca fotografica. «L’antica gru meccanica rappresenta un elemento ormai caratteristico del paesaggio, affacciandosi sul canale di Burana a due passi dal centro storico. Un bell’esempio di “archeologia industriale” – rivela il vicesindaco Simone Saletti – ma al tempo stesso anche una dimostrazione di collaborazione tra le forze produttive del territorio, dedicatesi al suo completo restauro. L’intenzione di tutti è quella di riposizionare la gru in un punto ben visibile, durante il periodo della fiera, per condividere questo importante lavoro di recupero con i cittadini. Anche a ricordo di quello che la gru ha significato per vari decenni per il territorio». Sul piano tecnico, si è cercato un colore che somigliasse a quel rosso “carminio” originale, che però non si è potuto riprodurre completamente per via delle composizione chimica del prodotto, oggi non più in commercio per ragioni di sicurezza. I vani interni sono stati conservati scrupolosamente, compresi gli ingranaggi, mentre la rivestitura in legno e la copertura metallica sono assolutamente fedeli al progetto iniziale. Gianni Dall’Olio ha coordinato il ruolo delle varie imprese impegnate: Officine Barbieri, Bregoli Movindustria, Matal-Sab, Costanzelli e Stil-Tende, in collaborazione con il Comune e con il Consorzio di Bonifica, competente per l’area goleanale. I vigili del fuoco de comando di Ferrara e i volontari del distaccamento di Bondeno eseguirono il trasporto del prezioso manufatto, nel novembre del 2016.

Gru canale Burana restauro

Fondazione Edmund Mach

Ogni tanto arrivano anche delle buone notizie dal mondo scientifico e una di queste è la stesura della Carta di San Michele all’Adige, redatta dalla Fondazione Edmund Mach/Istituto Agrario di San Michele all’Adige presieduta dal professor Andrea Segrè che si propone di salvaguardare la sopravvivenza dell’ape da miele, questa nostra umile amica che da millenni ci vive accanto e che, tristemente e nel silenzio più o meno generale — ci sono cose ben più importanti di cui occuparsi, si sente ripetere — sta scomparendo. Il 12 giugno verrà appunto presentato e sottoscritto, nella sede della Fondazione Edmund Mach, questo appello molto importante che potrebbe segnare davvero una svolta nel campo della tutela della biodiversità delle sottospecie autoctone dell’ape da miele. Si continua a ripetere la famosa frase attribuita a Einstein sulla fine delle api e della nostra civiltà, ma sembra ormai più una battuta a effetto che non una realtà che ci riguarda da vicino.

Bisognerebbe cominciare a pensare che tutto il mondo vivente non è molto diverso da un castello di carte ma che la sua perfetta architettura si regge su fondamenta estremamente instabili: basta che una delle carte si sposti di un paio di millimetri perché il castello crolli rovinosamente al suolo. Nel castello che ci ospita, la carta della biodiversità è fondamentale. Difficile da credere per chi vive in città e ha come principale referente la realtà virtuale, ma basta avere una anche minima conoscenza naturalista, o semplicemente una sensibilità attenta a quello che ci circonda, per rendersi conto che la fine della biodiversità è davvero anche la nostra fine. Le specie calano, scompaiono e in questo scomparire, la categoria degli insetti è quella che fa meno rumore. In fondo tutti noi temiamo gli insetti o, nel migliore dei casi, li consideriamo una scocciatura.

Come saremmo felici se non ci fossero più le mosche, le zanzare, i ragni, le blatte, le vespe a importunarci! Il mondo sarebbe più salubre e pulito, pensiamo erroneamente, e per questo ci accaniamo con ogni tipo di veleno per eliminare tutto ciò che striscia, vola o zampetta. In realtà se non ci fossero questi insetti, la terra sarebbe praticamente invivibile perché sono proprio loro a tenere sotto controllo il proliferare incontrollato di tutto ciò che marcisce, di tutto ciò che eccede — tra questi, anche le popolazioni viventi tra cui gli esseri umani — perché la selezione è uno dei loro compiti, ed è forse per questo che la parte più arcaica di noi mantiene nei loro confronti un atteggiamento di diffidenza e di ripulsa. Ma la grande danza della vita e della morte non contempla il fair play. Si può morire per un incidente di macchina, per una malattia ma anche per una banalissima puntura di calabrone. Perché le api sono tanto in crisi? Certo, l’inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici fanno la loro parte, ma non sono l’unica causa.

Anche gli anticrittogamici, creduti fino a poco fa innocui, stanno rivelandosi dannosi, come le molecole sempre più complesse degli agrofarmaci che agiscono in modo subdolo, ma non per questo meno devastante. Un’altra causa importante della crisi è l’estinzione delle api selvatiche, che per millenni sono state ibridate con le colonie allevate dagli apicultori, impedendo loro di riprodursi liberamente in natura. Le api infatti praticano la poliandria: la regina esce un’unica volta dall’alveare e si accoppia con il maggior numero di fuchi possibile per garantire una grande varietà genetica a tutte le figlie che nasceranno. La sparizione delle api selvatiche è stata provocata dall’irrompere, negli anni Settanta, della varroa destructor, un acaro arrivato dall’Asia che la nostra specie non è in grado di combattere. Le api allevate in casa vengono curate regolarmente dagli apicultori, ma non quelle libere e questa è la ragione della brevissima durata delle loro colonie. A questi problemi si aggiunge quello dell’apicultura nomade, con le arnie che vengono spostate lungo il Paese inseguendo le varie fioriture, e la selezione di ibridi commerciali, incrociati spesso con diverse sottospecie non europee, che alterano il patrimonio genetico delle popolazioni autoctone. Per non parlare dell’ottenimento di regine tramite la tecnica del «traslargo», che permette di creare un gran numero di regine dall’identico patrimonio genetico.

In tutto ciò, l’Unione europea non ha ancora creato una tutela delle sottospecie autoctone — in Italia, ad esempio, abbiamo la ligustica, la carnica e la sicula — limitandosi a proteggere soltanto la specie. Di tutto questo — e di molto altro — parla quest’importante appello/documento che spero riceva il giusto ascolto da parte delle istituzioni e che venga sottoscritto da un numero sempre più alto di persone. Voglio ricordare, per finire, che l’ape mellifera ligustica — insieme alla carnica, ancora più docile e produttiva — viene considerata la migliore del mondo. Una realtà bella e importante, dunque, legata al nostro Paese e alla grande passione e dedizione dei nostri apicultori. Sapremo conservarla? Oppure come molte volte è successo a molte altre eccellenze italiane dovremo presto usare il verbo al passato: l’ape ligustica era un orgoglio italiano? Il grido d’appello contenuto in questa Carta di San Michele all’Adige dovrebbe essere quindi preso in grande considerazione.

Fonte: Corriere della Sera

L’assiolo

È un piccolo rapace della lunghezza di una ventina di centimetri, difficile da avvistare durante il giorno. Ma nelle ore notturne sono in parecchi a sentirlo, stando alle telefonate giunte alla Polizia municipale di Modena, come riferisce un comunicato dell’Amministrazione comunale.

Alcuni modenesi, residenti in zone diverse della città, stanno passando notti insonni disturbati da quello che sembra il suono continuato di una strana sirena, come di “una sonda” e qualcuno ha anche chiesto l’intervento della Polizia municipale. L’ispettore in servizio notturno, per altro residente in una zona collinare, non ci ha messo molto a riconoscere il caratteristico canto che l’Assiolo emette soprattutto nelle stagione primaverile ed estiva per richiamare un’eventuale compagna. Il verso emesso ininterrottamente per ore è quasi sempre monosillabico e assomiglia a un “djü” o “chiù”, come sanno bene gli estimatori di Giovanni Pascoli che lo ricorda nella sua “L’assiuolo” in Myricae.

L’attività di canto dell’Assiolo comincia poco dopo il tramonto e finisce all’alba, proprio come lamentano i cittadini che hanno segnalato la presenza dell’incessante rumore; al sorgere del sole, il “gufetto”, tanto attivo di notte quando caccia insetti e topolini, solitamente scompare nella cavità di un albero.

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Patrimoniale

Per esempio, come ha comunicato Giorgio Spaziani Testa,presidente di Confedilizia, “l’Italia è l’unico Paese europeo in cui i prezzi delle case calano dal 2012. Che cosa sia accaduto a partire da quell’anno in tanti continuano a sottovalutarlo…E’ stata quasi triplicata la tassazione patrimoniale sugli immobili”.  Gli immobili sono stati trasformati in perdita dal fisco.  Con una distruzione immane del  patrimonio edilizio: vecchie case di campagna, invendute dopo anni di unutili tentativi, e capannoni industriali inutilizzati, vengono scoperchiati dai proprietari per non  doverci pagare le tasse. Fenomeno unico in Europa.

Paolo Savona ha parlato con forza della necessità di riavviare il settore edilizio, criticando Monti. A un convegno nel 2014: “per raccogliere 4,5 miliardi di IMU hanno abbattuto il valore capitale di almeno 200 miliardi”.

https://www.maurizioblondet.it/mentre-vige-il-diktat-di-mattarella-su-savona/

Come al solito

MIRANDOLA- “Dopo il terremoto tolti posti letto e disattese le promesse sull’ospedale di Mirandola”. E’ dura, e fondata sulle carte delle missive scambiate con l’Ausl, l’accusa lanciata dal Comitato ‘Salviamo l’Ospedale’. Come spiega il portavoce del gruppo di cittadini Ubaldo Chiarotti. «Se c’era la sensazione che l’Ausl in occasione del sisma avesse tagliato i posti letto, oggi abbiamo le prove certificate, senza contare l’edificio ospedaliero: secondo il progetto avrebbe dovuto avere sette piani, invece è fermo a quattro».

Il riferimento alle prove certe di Chiarotti è il fatto che il Comitato ha posto una serie di domande al direttore della Sanità Massimo Annicchiarico girando poi le risposte ai consiglieri dell’Unione Area Nord. «Sono dati utili – dichiara Chiarotti – per fare una seria valutazione, a sei anni dal sisma, su quanto è stato promesso e mai mantenuto». Almeno per le risposte che sono state date. Non tutte le domande poste, infatti, hanno avuto risposta.

Il Comitato a febbraio ha chiesto chiarezza in particolare sui 68 posti letto che mancano all’ospedale di Mirandola. Attualmente sono 130 anziché i 198 previsti dal Pal di ottobre 2011. Poi riguardo la riduzione del numero di visite ortopediche concesse all’ospedale di Mirandola, e sul fenomeno dei pazienti della Bassa costretti, per avere visite in tempi ragionevoli, a spostarsi in  Lombardia e in Veneto.
Sui posti letto previsti e mai arrivati bisogna mettersi l’anima in pace L’Ausl, spiega Chiarotti «conferma la decisione in quanto dichiara che i posti letto ‘sono stati ridotti dopo il terremoto sulla base di decisioni di programmazione non sancite allora in nessun contesto’. Il sindaco di Mirandola Maino Benatti e gli altri dell’Area Nord non si sentono scavalcati e offesi? Mentre lottavano notte e giorno con gli enormi problemi del sisma qualcuno a Modena, comodamente seduto alla scrivania in via del Cantone 23, con l’assenso di Regione e Provincia, decideva i tagli sui cittadini terremotati dell’Area Nord, penalizzandoli ulteriormente».

Riguardo alla riduzione delle visite ortopediche, «l’Ausl non scrive il vero – osserva Chiarotti –  trenta giorni per una visita ortopedica all’ospedale di Mirandola sono pura fantasia: il sottoscritto, ad esempio, per la sua dovrà aspettare sei mesi». Il Comitato, «anche in merito alle risposte non date», chiede l’intervento dei consiglieri comunali dell’Unione».

Il materiale multimediale

Consegna dati migr pass ai cons com UCMAN 2018 All. 2_Mobilità modenesi_2014_2016_def All. 1_Mirandola – Occupazioni letto – Area Internistica_dato medio 3468302 risposta AUSL evidenziata

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