Repair cafè

Repair cafè: la risposta fai da te contro consumismo e obsolescenza

Posted: 17 Sep 2019 03:57 AM PDT

Marco Cedolin

Il consumismo, nato nel Dopoguerra e diventato successivamente sempre più parte integrante della nostra vita, fino a raggiungere il proprio acme nel corso dei primi decenni del nuovo secolo, nel corso dei quali lo shopping compulsivo e l’obsolescenza programmata risultano essere pratiche sempre più comuni, ha radicalmente cambiato il rapporto dell’uomo con gli oggetti di cui si circonda.
Se fino agli anni 80 del secolo scorso si tentava di riparare la maggior parte degli oggetti di uso comune quando si rompevano o cessavano di funzionare, nei 40 anni seguenti questa pratica è diventata sempre meno diffusa, sostituita dall’abitudine dell’usa e getta anche in riferimento a beni abitualmente considerati durevoli….

Sono scomparse nel nulla migliaia di attività commerciali che operavano in un settore come quello delle piccole riparazioni ormai praticamente azzerato. Riparatori di elettrodomestici, calzolai, sartorie, orologiai, materassai, arrotini e molte altre professioni sono in breve tempo diventati anacronistici come dinosauri del Pleistocene. La durata nel tempo degli oggetti che usiamo si è progressivamente accorciata e sempre più spesso quando essi si “guastano” scegliamo di sostituirli, senza prendere neppure in considerazione l’opzione di ripararli.
Le ragioni che hanno innescato questo cambiamento di paradigma sono molteplici, ma volendo semplificare possiamo ricondurle a due elementi di base che risultano essere parte integrante del “progresso”. Da un lato l’industria dopo avere incrementato per decenni i propri fatturati semplicemente immettendo nel mercato nuovi prodotti che la popolazione non possedeva si è trovata nell’impossibilità di mantenere i ritmi d’incremento preesistenti con il solo ausilio dell’innovazione.

Alla fine degli anni 80 praticamente in ogni casa erano presenti il frigorifero, l’aspirapolvere, la lavatrice, la TV, una miriade di piccoli elettrodomestici, un guardaroba e una scarpiera adeguatamente forniti e via discorrendo. E trattandosi in linea di massima di beni costruiti con lo scopo di durare nel tempo, confidando esclusivamente sul fascino della moda e dell’innovazione i volumi delle vendite (e della produzione) sarebbero stati giocoforza destinati a calare corposamente rispetto ai decenni precedenti.
Proprio nel tentativo di risolvere questo problema, industrialmente drammatico, ha iniziato a diffondersi la pratica dell’obsolescenza programmata, favorita dal fatto che per motivi di carattere economico e duttilità progettuale la plastica stava sostituendo i materiali più nobili in ogni circostanza in cui fosse possibile farlo.
La vita dei prodotti avrebbe insomma dovuto calare drasticamente, facendo sì che i consumatori si trovassero costretti a sostituirli molto più frequentemente, permettendo in questo modo di mantenere e magari incrementare i volumi di produzione e vendita dei decenni precedenti. Ma per ottenere questo risultato non era sufficiente produrre oggetti che si rompessero prima, dal momento che avrebbero sempre potuto venire riparati. Occorreva anche rendere più difficile e antieconomica la riparazione, progettandoli con lo scopo di essere difficilmente riparabili e facendo contemporaneamente scendere in maniera drastica il prezzo dei prodotti nuovi, facilitati in questo dall’uso sempre più smodato dei materiali plastici e dalla diminuzione di qualità dei prodotti stessi.

Oggi, ragionando a posteriori si può affermare senza tema di smentita come l’operazione sia perfettamente riuscita. Quasi nessuno di noi si sognerebbe di portare a riparare il frullatore o il microonde rotto, la sveglia, la radio, il phon, la stufetta, che non funzionano più, il computer o il cellulare (ormai obsoleti tecnologicamente) che hanno tirato l’ultimo respiro, di fare risuolare le scarpe consunte o fare riparare i calzoni strappati. Nei centri cittadini sono nati piccoli negozietti (generalmente gestiti da cinesi) dove si sostituiscono gli schermi rotti degli smartphone di ultima generazione e altri all’interno dei quali si praticano riparazioni sartoriali, ma si tratta di nicchie di mercato tutto sommato ininfluenti. Esistono ancora per quanto riguarda gli elettrodomestici più importanti come lavatrici, televisori, frigoriferi ecc. i centri di riparazione (legati o meno alla casa produttrice) e i tecnici che operano a domicilio, ma se i prodotti non sono più in garanzia, la maggior parte delle volte risulta economicamente più conveniente sostituire l’apparecchio con uno di ultima generazione, anziché spendere quasi la stessa cifra per riparare quello obsoleto in nostro possesso che potrebbe dopo breve tempo presentare altri problemi.
Insomma si ripara sempre meno e si sostituisce sempre di più, garantendo all’industria e al mercato quell’ossigeno di cui avevano disperatamente bisogno e fin qui nulla di grave (verrebbe da dire) dal momento che anche i posti di lavoro e l’occupazione sono legati a doppio filo a quello stesso ossigeno.

Esiste però anche un rovescio della medaglia, perché il cambio di paradigma in questione determina anche un incremento ecologicamente disastroso della massa di rifiuti, destinata a finire nelle discariche o nei forni inceneritori, e un altrettanto grave incremento del consumo delle risorse del pianeta che, contrariamente a quanto instillato nell’immaginario collettivo, non risultano esistere in quantità infinita.
Proprio prendendo coscienza di questa realtà alcune persone di “buona volontà”, più sensibili degli altri al problema, si stanno prodigando nel nobile tentativo di costruire delle alternative alla filosofia dell’usa e getta e lo fanno con i pochi mezzi a loro disposizione. Fra le numerose iniziative indirizzate in questo senso, quella più ricca di fascino e anche un poco poetica è costituita senza dubbio dai Repair Cafè, piccoli locali all’interno dei quali professionisti, volontari e appassionati del fai da te, riparano gli oggetti più svariati, mentre il “cliente” nell’attesa può sorseggiare un caffè o un tè o meglio ancora collaborare con il riparatore, acquisendo magari la capacità di provvedere autonomamente alla riparazione in futuro. Il costo è costituito da una donazione su base volontaria e l’acquisto degli eventuali pezzi di ricambio è naturalmente di competenza del cliente stesso. In tutto il mondo ne esistono quasi 2000 ed in Italia attualmente sono 16:

Dagli elettrodomestici alla sartoria, dalle biciclette agli apparecchi informatici, ogni oggetto rotto, guasto, mal-funzionante che sia trasportabile può trovare la possibilità di una seconda vita in un Repair cafè che si propone come luogo di scambio umano oltreché di conoscenze. Una realtà che è punto di riferimento per il quartiere come di un piccolo centro, una storia differente che vale la pena essere raccontata e diffusa.

Se iniziative come queste possono da un lato venire interpretate come esercizi poetici esperiti da nostalgici di un mondo che non esiste più, dall’altro rappresentano invece un elemento di novità estremamente significativo, a prescindere da quanto poco possano attualmente influire in volumi economici. Dimostrano infatti come la filosofia dell’usa e getta non sia qualcosa d’irreversibile, ma al contrario esistano anche altre strade, sicuramente più gratificanti, per la salute del pianeta in cui viviamo e anche per la nostra creatività, troppo spesso tenuta in soffitta in un mondo usa e getta che ci sta snaturando sempre più in profondità.

Fonte: Dolcevita online

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Terzo settore

L’assessore alle Politiche sociali, Francesca Piacentini, lo aveva proposto

come primo obiettivo del programma del suo rinnovato assessorato: creare una rete di associazioni che insieme lavorino e mettano in sinergia i propri sforzi, verso l’obiettivo di un risultato più alto: il soddisfacimento dei bisogni della comunità. Compresi i bisogni più difficilmente sondabili. Da qui, la sua lettera scritta alle numerose associazioni del Terzo settore presenti sul territorio, e la riunione svoltasi martedì sera in municipio. Morale: oltre venti associazioni rappresentate, che hanno aderito a questo accorato invito, per costruire insieme un welfare realmente partecipato. «Le premesse sono state più che buone – avverte l’assessore Piacentini –. Visto che i partecipanti all’incontro di questo tavolo di lavoro sono parsi entusiasti di sviluppare insieme un percorso, che servirà per rendere il welfare in grado di raggiungere tutti. Perché, lo sappiamo, non tutte le persone in difficoltà si presentano agli sportelli del sociale: spesso c’è timidezza e un eccesso di pudore, che rende di fatto “invisibili” molte persone in situazione di difficoltà, anche solo temporanea. Per arrivare a tutte queste persone – sottolinea Piacentini – è fondamentale avere tanti occhi vigili sul territorio e la sensibilità dei volontari che operano nel Terzo settore, con il paziente lavoro delle associazioni, che risultano fondamentali». In maniera più pragmatica, «ci siamo dati come obiettivo quello di tornare ad incontrarci questo tavolo con idee e progetti concreti – dice Francesca Piacentini – per verificare quelli che possono essere subito attuati. Ciascuno degli attori sociali coinvolti – evidenzia – ha proprie specificità, abilità, che messe assieme possono servire ad elaborare soluzioni a problemi più complessi». Non è un obiettivo facile, ma quello del “lavoro di squadra” e di una capacità di proposizione attiva di contenuti, da parte di tutti i soggetti presenti sul territorio, è possibile. «Al di là dello scambio di contatti – dice Piacentini – arriveremo probabilmente presto ad una chat dedicata in cui fare interagire tutti i presenti ai nostri incontri, lavorando con più attenzione sulle frazioni, dove si concentrano molti dei nostri anziani, per esempio. Ma non solo. E’ fondamentale che ciascuno porti le proprie idee ed esperienze, perché soltanto così potremo arrivare effettivamente ad un concetto di “inclusione sociale” più puntuale e mirato al cittadino».

Erano presenti insieme è più facile, Caritas, lega consumatori, AusEr, AVIS, Ado, Airc, pro loco, croce rossa, chigiocaalzilamano, lavoro over 40, la locomotiva, accoglienza salvatonica, centro airone, Cra Bondeno, Natalia Zobina (che cura un’ associazione che si occupa di fitness Pre e post parto). Oltre a quelle presenti al primo incontro ci sono state adesioni provenienti da chi per impegni personali non poteva esserci. In sostanza sono rappresentate al tavolo tutte le realtà che si occupano del sociale a Bondeno.
I miei migliori saluti
Francesca Piacentini

Carta di identità elettronica

Dire che il futuro è dietro l’angolo può sembrare una frase fatta, ma in un mondo che procede ormai spedito verso la dematerializzazione dei documenti, la carta d’identità elettronica è destinata a diventare una chiave d’accesso ad una pluralità di servizi, che si gestiranno sempre più in rete. «Il primo semestre di sperimentazione del servizio ha proceduto in modo egregio: sono state erogate 1014 carte d’identità elettroniche, nel Comune di Bondeno, con una campagna di informazione per gestire il passaggio dalle vecchie carte d’identità cartacee al nuovo modello che ha utilizzato i media, il sito istituzionale ed anche la corrispondenza diretta con i cittadini», avverte il sindaco di Bondeno, Fabio Bergamini. Per esempio, in vista dell’avvio dell’erogazione della Cie (la “carta d’identità elettronica; ndr) seicento cittadini in possesso del vecchio documento in scadenza sono stati contattati dagli uffici comunali, per avvertire delle novità introdotte. «Bondeno sta gestendo questa progressiva transizione con un’agenda che permette al cittadino di prendere appuntamento e non attendere più di dieci-quindici minuti per le pratiche necessarie (questi sono i tempi tecnici necessari; ndr). Altrove, dove si utilizza l’Agenda digitale fornita dal Ministero, i tempi di attesa possono dilatarsi anche in mezz’ora – sottolinea il vicesindaco con delega all’Innovazione tecnologica, Simone Saletti –. Tempi che, gestendo in maniera autonoma l’agenda, permettono di rilasciare un maggior numero di documenti ogni mattina». Il servizio procede ora attraverso appuntamento (chiamando lo 0532-899282, oppure lo 0532-899211, o inviando una mail: anagrafe@comune.bondeno.fe.it, urp@comune.bondeno.fe.it). Un modo per personalizzare la procedura, sulla base dei tempi e degli impegni del cittadino. Ma come funziona il servizio? Per ottenere la carta d’identità in formato elettronico sarà sufficiente recarsi su appuntamento all’Urp-servizi anagrafici, con una fototessera e la modulistica descritta sul sito del Comune di Bondeno. Per richiedere il documento è obbligatorio prendere un appuntamento e, nel giorno fissato, recarsi all’Anagrafe. Il tempo necessario per le procedure burocratiche è di circa 10-15 minuti, dopodiché la tessera elettronica che sostituisce la vecchia carta d’identità arriverà dal Poligrafico dello Stato agli stessi uffici anagrafici, oppure all’indirizzo indicato dal cittadino. Il costo della carta d’identità elettronica è di complessivi 22,20 euro, di cui 16,79 sono costi fissi per la stampa e la spedizione a cura del Poligrafico e Zecca dello Stato. Una raccomandazione, invece, arriva dall’Anagrafe: «In qualche caso – sottolineano gli uffici del municipio – i cittadini si presentano all’appuntamento con fototessere che non sono adeguate, dove il soggetto è ritratto con gli occhiali scuri o leggermente di profilo. Questo implica di dover prendere un altro appuntamento e perdere tempo prezioso. La foto deve ritrarre il cittadino di fronte, essere conforme alle norme Icao, ed essere recente (possibilmente degli ultimi sei mesi), senza essere stata piegata, spillata, presentare scritte o essere manomessa e danneggiata. Va bene sia un’immagine in stampa fotografica, che una scansione digitale, che in questo caso dovrà avere una definizione di 400 dpi, una dimensione di 500 kb e il formato Jpeg. La quale potrà essere portata agli uffici per mezzo di una comune chiavetta Usb».

Progetto per il Palacinghiale

Il progetto definitivo-esecutivo per la ricostruzione del Palacinghiale è stato approvato, a dieci mesi dal fortunale che distrusse l’impianto sportivo della frazione di Ponte Rodoni. Nell’ultima riunione di Giunta, è stato approvato il progetto definitivo che consentirà a breve di ricostruire la struttura geodetica. «Il Palacinghiale è una struttura sportiva che tanti ci invidiano – dicono il sindaco Fabio Bergamini ed il vicesindaco con delega allo sport Simone Saletti –. Vedendo i danni che erano stati provocati dal maltempo di novembre, sembrava quasi impossibile vederlo ricostruito, ma lavorando pazientemente siamo riusciti ad ottenere (tramite rimborsi assicurativi e regionali) tutti i fondi necessari alla sua ricostruzione». Circa 170mila euro in tutto, dei quali 120mila derivanti dai risarcimenti assicurativi. In parte, tali risorse sono già state utilizzate per i primi interventi di demolizioni e sgomberi delle parti danneggiate. Ora, si lavorerà al ripristino della copertura e delle funzionalità della palestra. Oltreché per la sistemazione dell’impianto elettrico, con la posa dei nuovi serramenti ed i nuovi arredi dei locali. In luglio, invece, era già partito il lotto relativo alla sostituzione della pavimentazione e il manto. Il costo complessivo degli interventi sarà di 168mila e 298 euro.

Governo teocratico

Anche se non molto nota, oggi è un’importante ricorrenza per Bondeno, e anche per tutta la provincia.Dopo due secoli e mezzo, il 6 sett. 1859 venivano abbattuti gli stemmi pontifici e l’Assemblea dei Deputati per la Romagna dichiarava decaduto il governo dei papi e proclamava l’annessione della Romagna al Regno di Sardegna.Ricordo che allora facevano parte della provincia di Ferrara anche i comuni di Lugo, Cotignola, Fusignano, Bagnacavallo, Massa Lombarda, Conselice e S. Agata. Lo stesso 6 sett. Giuseppe Garibaldi in viaggio da Mantova a Ferrara aveva sostato e parlato a Bondeno nella Piazza del Castello, successivamente a lui intitolata. Il 2 giugno 1885 in ricordo di quella visita si volle fissare alla facciata del municipio un busto dell’eroe recante la seguente scritta: QUI GIUSEPPE GARIBALDI IL 6 SETTEMBRE 1859 AFFERMO’ LA CADUTA DEL GOVERNO TEOCRATICO. IL POPOLO BONDENESE PLAUDENTE 1882.

Marco Dondi

NOTA: Allora non c’ero, ma penso che il popolo fosse indifferente come sempre

 

 

Piattaforma Rousseau

Lavori sul ponte in via Borgatti

Arriva all’atto conclusivo il cantiere di sostituzione della condotta del gas, situata sul ponte di via Borgatti, nell’intersezione con la strada provinciale Virgiliana. La Polizia municipale dell’Alto Ferrarese ha pronta un’ordinanza che prevede – per gli orari di svolgimento dei lavori – la chiusura al traffico del ponte, nel periodo che dovrebbe essere compreso tra il 26 e il 29 agosto, previa autorizzazione che deve essere rilasciata alla ditta esecutrice dei lavori da parte della Provincia di Ferrara. La chiusura al traffico avverrà nelle sole fasce orarie che vanno dalle 8 del mattino alle 18. La ditta InRete Distribuzione Energia S.p.A. dovrà procedere a lavori di sostituzione della condotta gas in acciaio, ancorata al ponte per l’attraversamento del canale Burana (posto nei pressi del cimitero del capoluogo). La chiusura per motivi di sicurezza del cantiere produrrà come effetto la deviazione temporanea del traffico veicolare. Negli orari indicati, il traffico “leggero”, ovvero le autovetture e gli autocarri fino a 35 quintali di peso, verrà deviato sulla viabilità periferica (via Argine Destro Panaro e/o strada Cavo Napoleonico). Mentre quello “pesante” dovrà essere dirottato sulla Sp 67 Casumaro-Mirabello. Anche l’accesso alla Casa della Salute subirà qualche inevitabile disagio e dovrà avvenire principalmente attraverso via Dazio e arrivando da Santa Bianca in direzione cimitero.

Corsi IAL Bondeno

Informatica a vari livelli, utilizzo dei social a scopo di promozione dell’attività dell’impresa, ma anche lingue straniere e le cosiddette competenze trasversali. Si amplia in maniera significativa il bouquet di corsi che partiranno dopo l’estate, su iniziativa di Ial Emilia-Romagna di Ferrara diretto da Enrico Benatti, con il sostegno del Comune e dei vari partner dell’iniziativa. Da settembre, tutti i soggetti inoccupati e in cerca di prima occupazione potranno rivolgersi all’ente di formazione con sede in via Calcagnini 5 e anche al Comune per richiedere l’adesione ad uno dei molteplici percorsi previsti dal pacchetto di quest’anno, finanziato con fondi regionali. «Le competenze informatiche – sottolinea il sindaco Fabio Bergamini – sono tra le più richieste da parte delle aziende che ricercano personale e che stiamo visitando a cadenza settimanale. Accanto a questo, molte imprese sottolineano l’esigenza di persone che abbiano una buona familiarità con le lingue straniere, in particolare l’inglese, ma non soltanto. Dal momento – dice Bergamini – che quasi sempre il business delle nostre imprese si concentra verso i paesi esteri, anche l’America latina, i paesi  dell’est, il Medioriente, la Cina e l’India». Insomma, diventa quanto mai necessario e imprescindibile ampliare lo spettro delle proprie competenze, soprattutto per chi cerca di reinserirsi nel mercato del lavoro. Tra le competenze richieste anche la stessa capacità di rapportarsi durante un colloquio di lavoro, di gestire la comunicazione nei contesti in cui si è a contatto con il pubblico, senza dimenticare l’informatica: da quella di base (l’informatica per il lavoro, Word ed Excel) all’uso dei social network e le nozioni di grafica. «Dopo il successo del corso di esperto in Social Media Marketing dello scorso autunno – aggiunge il direttore di Ial, Enrico Benatti – ci attendiamo una buona partecipazione al percorso sull’uso dei social, soprattutto da parte di un target non giovanissimo, che ha meno dimestichezza rispetto a tali strumenti. Ci sarà poi l’opportunità di affrontare corsi di lingua inglese a vari livelli, partendo da quello base, ed anche una seconda lingua straniera, da concordare sulla base delle richieste».

I corsi avranno un minimo di 6 iscritti ed un massimo di 14, per mantenere il giusto rapporto docente-discente, ed alla fine del ciclo di istruzione verrà rilasciato ai frequentanti un attestato. I corsi partiranno al raggiungimento del numero minimo di partecipanti. Per informazioni: 0532-206521 – Fax: 0532-247422.
E-mail: sedeferrara@ialemiliaromagna.it. Oppure: 0532-899216, sindaco@comune.bondeno.fe.it.

I moduli di adesione possono essere inviati o consegnati manualmente a Ial ER o alla segreteria del Sindaco, anche tramite invio di una scansione del documento originale firmato.

PROGRAMMA CORSI E SCHEDA ADESIONE