Villa Romana a Burana

Affiorano i resti di una villa rustica, dalle campagne di Burana. E’ l’ennesima, bellissima sorpresa uscita dagli scavi archeologici finanziati dal Comune, per continuare a fare luce sulla storia del territorio. Una storia che, nel caso specifico, ha regalato la visione di strutture murarie ed un possibile piano cortilizio appartenenti presumibilmente al tardo Impero Romano. Il saggio di scavi è stato eseguito nei giorni scorsi, in località “Quaranta” a Burana, poco distante da quel fondo Marchesa che era stato oggetto di saggi di scavo lo scorso inverno. L’indagine in questione faceva parte del progetto “Attraverso i meandri della storia”, inaugurato grazie alla collaborazione attiva tra il Comune di Bondeno, il Gruppo Archeologico e l’Associazione Bondeno Cultura, e la Soprintendenza archeologica delle Belle arti e del Paesaggio. «Il luogo dove abbiamo voluto concentrare le indagini – spiega il sindaco Fabio Bergamini – è stato suggerito da un incrocio di dati riscontrati in superficie e tracce visibili da foto aeree, che ha permesso questo saggio per merito dell’estrema disponibilità del proprietario del fondo, Fabio Paganini, che vorrei ringraziare per averci dato questa possibilità». Le indagini sul campo sono state condotte dall’archeologa Giulia Guidorzi, sotto la direzione scientifica della dottoressa Chiara Guarnieri della Soprintendenza. La dispersione di materiale “fittile” sul sito e la corrispondenza fotografica aerea (di una traccia rettangolare di grandi dimensioni) hanno dato l’atteso riscontro positivo, portando alla luce tracce di epoca tardo romana. Il sito si trova posizionato sulla sponda sinistra dell’estinto fiume Gabellus (un antico corso del Secchia) che viene citato da Plinio come ultimo affluente di destra del Po, e che transitava sul territorio fra le attuali frazioni di Scortichino, Gavello e Burana, sfociando probabilmente a Bondeno. Le trincee esplorative sono state possibili per merito delle aziende locali Angelo Cornacchini, per la movimentazione del terreno, e lo studio Kosmos Group del geometra Domenico Laporta, per i rilievi topografici. Come anticipato, il lavoro degli archeologi ha permesso di portare alla luce alcune strutture murarie e un piano cortilizio, oppure uno stradello in laterizi. I diversi rinvenimenti di monete in loco consentono di datare il sito ad un periodo tardo imperiale, «quando nelle ville rustiche – sottolinea il sindaco Bergamini – prevaleva l’aspetto della produzione agricola, e la possibilità di creare centri autosufficienti che potevano essere, in caso di necessità, ben difesi e custoditi». E’ soltanto l’ennesimo capitolo di storia locale che viene dischiuso attraverso scavi archeologici, ma certamente non l’ultimo di una narrazione che prosegue, saggio dopo saggio, regalando emozioni e conoscenza sulle origini di Bondeno.

Resti villa rustica romana Burana

Nereo Alfieri

In questo saggio(N. ALFIERI La chiesa di Santa M aria in Padovetere nella zona archeologica di Spina,Atti I Congr. Naz. Studi Bizantini (Ravenna 1965), Faenza 1966, pp. 3-35; rist. in “Felix Ravenna” 43 (1966), pp. 5-51), infatti, egli individuava per la prima volta con estrema chiarezza l’ultimo tratto del corso del Po antico nella traccia detta il Canalazzo in Valle Pega,basandosi sulle indicazioni fornite dallo storico del IX secolo della Chiesa di Ravenna, Andrea Agnello (Fig. 5).

Questi ricordava infatti una chiesa di Santa Maria ‘in Padovetere’, fondata nel VI secolo, che Alfieri riconosceva nell’edificio che aveva scavato in Valle Pega. L’analisi delle fotografie aeree eseguite dal Valvassori faceva capire che la chiesa era sorta su un rialzo del terreno detto Motta della Girata. Questo era stato un punto chiave del paesaggio deltizio etrusco, in quanto rappresentava un antico spalto di foce, poi reso fossile dal protendersi del Po nell’Adriatico perchilometri secondo la traccia segnata dall’Argine dei Borgazzi. Un canale rettilineo,che abbiamo già ricordato, da questo punto raggiungeva il mare (Fig. 6),
tagliando perpendicolarmente per oltre un chilometro diversi cordoni di dune litoranee e Alfieriintuì che si trattava di un’opera idraulica scavata dagli Etruschi per mantenere vivo ilcollegamento tra Spina e il mare (Fig. 7).
Anche l’ultima fase della storia mercantile di Spina era così chiarita attraverso l’interpretazione dell’aerofotografia e del terreno.
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Nereo Alfieri, valente archeologo e topografo dell’antichità e dell’alto medioevo, ha seguito lo scavo della necropoli di Valle Pega alla metà del secolo scorso, per i primi anni con l’allora Soprintendente Paolo Enrico Arias. Alfieri si occupò delle indagini archeologiche nelle Marche, collaborando con l’Università di Macerata per quasi un trentennio, fino al suo passaggio all’Università di Bologna che gli affidò la cattedra di Topografia dell’Italia antica per poi nominarlo professore emerito dopo l’abbandono dell’insegnamento.

Fu insegnante presso il liceo Ariosto di Ferrara e, a lui dedicato, è attivo un laboratorio organizzato in quel liceo ed è inoltre presente l’associazione Arch’è – Associazione Culturale Nereo Alfieri.[1][2]

 

Nuovi reperti

 

Uno scrigno di tesori di interesse storico-scientifico. Il cantiere per la ricostruzione della Rocca Possente non smette di lasciare meravigliati i vari studiosi che si sono avvicinati in questi anni, rivenendo tracce di un passato misterioso e (ancora) non completamente collocato nel tempo, relativo alla fortezza del XV secolo, Patrimonio dell’Umanità certificato dall’Unesco. E’ di ieri la notizia del trasferimento all’interno del museo civico-archeologico “G. Ferraresi” di alcuni reperti che sono stati individuati all’interno del sito. «Nel cantiere relativo al primo stralcio di ricostruzione della Rocca Possente – avvertono il sindaco Fabio Bergamini e l’assessore ai lavori pubblici, Marco Vincenzi – sono state rinvenute rilevanze di interesse archeologico, che saranno da approfondire nel prossimo periodo. I reperti – proseguono – sono emersi durante i lavori di consolidamento delle volte dell’edificio storico, anche a seguito dello svuotamento del piano interrato della Rocca». Quello, per intendersi, che finisce solitamente per essere allagato dalle piene del Po. Proprio all’altezza di quelle che un tempo costituivano le celle per i detenuti, tenuti prigionieri nella fortezza, sono emerse iscrizioni in latino, che lasciano supporre la presenza di numerose testimonianze lasciate dagli stessi carcerati. La datazione di queste iscrizioni rimane per il momento un mistero. Nei giorni scorsi, hanno compiuto un sopralluogo sul sito la dottoressa Chiara Guarnieri, funzionario responsabile della Soprintendenza per la provincia di Ferrara, oltre a tecnici della direzione regionale Mibac (che segue i lavori con l’architetto Laddago) ed all’ingegnere capo dell’Ufficio tecnico comunale, Maria Orlandini. Con loro, anche gli operatori della ditta Emiliana Restauri, con i due tecnici incaricati dal Comune: l’architetto Vandelli e l’ingegner Serafini per la direzione dei lavori. «E’ stato coinvolto lo stesso Gruppo Archeologico di Bondeno – aggiungono Bergamini e Vincenzi – che collaborerà con la Sopintendenza in alcune operazioni tecniche e di rilievo. In continuità con un rapporto ormai consolidato di collaborazione, che il Gruppo Archeologico vanta nei confronti della stessa Sovrintendenza ai Beni culturali e archeologici, e con il Comune di Bondeno». Se la datazione delle iscrizioni rimane per ora un mistero, in attesa di successive verifiche, non è un segreto la volontà del Comune di arrivare ad una pubblicazione, che possa raccogliere tutti gli studi scientifici partiti con la ricostruzione della Rocca. I lavori della quale si concluderanno – per quel che riguarda il primo stralcio – nel dicembre del 2019, mentre nel 2020 partirà il secondo. Intanto, i reperti che sono stati ritrovati nel “cantiere” di Stellata sono da ieri custoditi all’interno del museo civico “G. Ferraresi” del piccolo borgo, in attesa di poter essere messi presto a disposizione degli esperti.

Terramara di Pilastri

In un recentissimo convegno internazionale tenuto presso l’Università degli Studi di Padova, intitolato “Laboratori ed aree di lavorazione del Bronzo e del Ferro: studi di caso”, è stato dato ampio spazio alla scoperta, nella terramara di Pilastri di Bondeno, di un laboratorio ceramico probabilmente specializzato nella fabbricazione delle “tazze con le corna”. La presentazione, fatta dall’intero gruppo di lavoro, sarà riproposta in un’imperdibile serata a Bondeno, martedì 5 giugno (ore 21), presso la Sala 2000 di viale Matteotti. Si tratta di una scoperta unica nel quadro dell’archeologia delle Terramare; il laboratorio, oltre alle fornaci ancora in corso di scavo, ha infatti restituito una notevole varietà di strumenti artigianali come macine, macinelli e martelli in pietra per produrre il “cocciopesto” (ossia la polvere di ceramica che veniva aggiunta all’argilla), spatole fatte con ossa bovine e corna di cervo per plasmare e lisciare le pareti dei vasi, gli stampi usati per fabbricare la parte inferiore delle tazze, e ciottoli di calcare usati come lisciatoi. Aspettando la campagna di scavo 2018, che si terrà nei mesi di settembre ed ottobre, si tratta di un punto fermo da cui partire, e che garantisce ancora una volta l’altissimo potenziale scientifico e la ricchezza informativa dei materiali del sito di Pilastri.

Per informazioni:

terramara.pilastri@gmail.com ; tel. 3290739323 (anche WhatsApp)

terramara

Terre Estensi

Capire il passato, per interpretare il futuro. Molte volte, questo adagio ha assillato gli storici e conferito un impegno nuovo nei confronti delle nuove generazioni. Mai come in questi ultimi anni, tuttavia, la storia locale ha riservato importanti “sorprese”, al punto da portare anche a ripensare in tal senso parte delle attività extracurricolari degli istituti scolastici. Potrebbe essere un’iniziativa da prendere in considerazione, secondo il sindaco di Bondeno, Fabio Bergamini. E non a caso, questa arriva anche a pochi giorni dall’approvazione all’unanimità di una mozione in Consiglio comunale, che invita ad avviare con il mondo della scuola nuove sinergie e collaborazioni per portare, forse in prospettiva, anche ad un rinnovo della didattica. Durante l’incontro di domenica 19, del ciclo promosso dalla neonata associazione “Bondeno e Identità”, il sindaco Bergamini ha rilanciato il tema della storia locale, durante un suo intervento alla sala 2000.  «L’incontro era centrato sulle vicende e i luoghi del quindicesimo secolo, perché in quel periodo la storia degli Estense ha segnato profondamente i nostri territori e anche la storia d’Europa – spiega Bergamini –. Tuttavia, non possiamo dimenticare le vicende di Matilde di Canossa: in occasione del 970° anniversario della sua nascita, è stato istituito a Bondeno un albo, in cui vengono registrate tutte le persone che portano il suo nome, ancora oggi. Perché si tratta di una figura carismatica, che ha caratterizzato la sua epoca. Ma la storia di Bondeno è molto altro ancora». Ci sono gli studi in corso sul villaggio Terramaricolo di Pilastri, che sta svelando importanti informazioni, su traffici commerciali, struttura socioeconomica di un popolo tutt’altro che primitivo e abitudini alimentari. Lo studio attualmente coordinato dal professor Vidale dell’Università di Padova ha messo in relazione come nel periodo fossero presenti villaggi costruiti ad una certa distanza, con sfruttamento agricolo pianificato, reti di canali e traffici commerciali importanti, dimostrati da alcuni reperti. «Gli scavi della Terramara, quindi, hanno portato alla luce anche numerosi ritrovamenti romani, che potrebbero essere in futuro oggetto di una più organica mappatura», si augura il sindaco. Esiste, infine, una parte di storia riaffiorata di recente: dal “castello”, alla figura dell’astronomo gesuita Riccioli, fino alla ricorrenza appena conclusa del 500° anniversario della prima stampa dell’Orlando Furioso. «Le scuole sono già coinvolte in molte attività, anche sugli scavi della Terramara: potrebbe essere l’inizio per una autentica valorizzazione – conclude Bergamini – della storia e della tradizione locale, all’interno dei nostri istituti, portando ai ragazzi i risultati delle ricerche in corso sul nostro territorio».

http://www.comune.bondeno.fe.it/1918-bondeno-e-identita-per-il-nostro-territorio

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Storie ferraresi

Situazioni d’arte – Artisti ferraresi tra Ottocento e Novecento

Una mostra d’arte gratuita per mettere a disposizione di cittadini e visitatori opere del patrimonio pubblico e privato che raccontano la storia artistica e culturale del nostro territorio.

      • Fino al 17 dicembre 2017

      • Palazzo Sacrati Muzzarelli Crema, Via Cairoli 13 – Ferrara
      • Programma:

        LE SEZIONI DELLA MOSTRA

        1) Condizioni e luoghi della vita quotidiana tra Ottocento e Novecento (A. Ferraguti e A. Pisa)
        2) Le visioni inquiete del mito tra Ottocento e Novecento (G. B. Crema)
        3) Il Novecento tra modernità e modelli dell’antico (A. Funi)
        4) Il colore dell’esistenza nella parabola novecentesca (R. Melli)
        5) Trasformazioni del paesaggio tra città e campagna (F. de Pisis, G. B. Crema A. Funi, R. Melli)
      • Orari: Giovedì e venerdì, ore 15-19; sabato, domenica e festivi, ore 10-19.
      • Ingresso: gratuito.

Leopoldo Cicognara

Un intellettuale ferrarese tra l’Età napoleonica e la Restaurazione

  • Dal 18 novembre 2017

  • Ferrara – Sala Ariosto, Biblioteca Ariostea, via delle Scienze 17
  • Orari: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00; sabato dalle 9.00 alle 13.00.
  • Ingresso: libero

Contatti

Biblioteca Comunale Ariostea – Sala Agnelli – Via Scienze 17 – Ferrara

tel. 0532 418212

Nonviolenza in azione: storie ferraresi

L’esposizione fa parte di un ciclo di iniziative, che si svilupperà particolarmente nel prossimo anno, volto a ricordare due concittadini, Silvano Balboni e Pietro Pinna, che hanno impegnato la loro vita contro la guerra e per la nonviolenza.

  • Fino al 28 novembre 2017

  • Salone d’Onore – Palazzo Municipale – Piazza del Municipio 2
  • Orari: dal lunedì al venerdì: dalle 9.00 alle 18.00

  • Ingresso: gratuito

Conferenze e Convegni martedì 28 novembre 2017 ore 16

presso Biblioteca Ariostea

      Omaggio a Nereo Alfieri

Conferenza dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

Nella ricorrenza del XX anniversario della scomparsa del prof. Nereo Alfieri, professore emerito dell’Università di Bologna, insigne topografo e archeologo, che tanto ha operato a Ferrara nel trentennio 1950-1980 del secolo scorso, portando alla ribalta internazionale i risultati degli scavi nella necropoli e nella città etrusca di Spina, la “Rivista di Topografia Antica” ha voluto dedicare all’illustre Maestro il XXV volume, che verrà presentato a Ferrara in questa occasione.
Ne parleranno: Stella Patitucci, dell’Università di Cassino, che rievocherà l’attività scientifica del Maestro e illustrerà il contributo specifico alla conoscenza di Spina e dell’antico Delta Padano; Pier Luigi Dall’Aglio, dell’Università di Bologna, che tratterà delle altre ricerche archeologiche e topografiche sia in Italia che all’estero; Giovanni Uggeri, dell’Università di Roma “La Sapienza”, che presenterà la “Rivista di Topografia Antica” e passerà in rassegna gli altri contributi topografici.
A cura dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

Mutina Splendidissima

 

Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità 

25 novembre 2017 – 8 aprile 2018
inaugurazione 25 novembre ore 18.00

Foro Boario, Modena

 

Inaugura il 25 novembre 2017 alle 18.00 al Foro Boario di Modena la mostra Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità a cura di Musei Civici di ModenaSoprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Regione Emilia Romagna. L’evento espositivo si svolge nell’ambito del programma omonimo Mutina Splendidissima, dedicato alle celebrazioni dei 2200 anni dalla fondazione della città di Modena.

Definita da Cicerone firmissima et splendidissima, una delle più importanti colonie romane dell’Italia settentrionale, Mutina si trova al di sotto delle strade del centro storico, custodita dai depositi delle alluvioni che si verificarono in epoca tardoantica.

Le celebrazioni del 2017 intendono rendere percepibile questa realtà sepolta attraverso una serie di iniziative che culminano nella grande mostra Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità che ne racconta attraverso nuove scoperte le origini, lo sviluppo ed il lascito che essa ha trasmesso alla città moderna. Un racconto, con un linguaggio accessibile a tutti, fondato su dati archeologici e storici esaminati con uno sguardo pluridisciplinare grazie alle collaborazioni di studiosi di diversi ambiti scientifici.

 

In mostra i reperti e le opere d’arte, accostati a preziose testimonianze provenienti da numerosi musei italiani, affiancano le ricostruzioni virtuali dei principali monumenti di Mutina (le mura, il foro, l’anfitetaro, le terme, una domus) realizzate a cura di Altair4 Multimedia e coinvolgenti videoracconti che fanno da contrappunto alla descrizione delle città dal periodo precedente la sua fondazione, avvenuta nel 183 a.C., alla decadenza verificatasi nella tarda età imperiale. Molte le novità che si presentano per la prima volta al pubblico, tra cui le decorazioni parietali con scene figurate tracciate con pigmenti pregiati e stucchi a rilievo, equiparabili per qualità a quelli provenienti da Pompei, esposte a fianco di elementi di arredo di elevato pregio artistico.
Uno spazio significativo è dedicato alle testimonianze delle produzioni di eccellenza che le fonti attribuiscono a Modena: lucerne e laterizi, vino e quelle lane che erano tra le più pregiate e ricercate dell’impero, tanto da essere ricordate ancora nell’Editto dei prezzi, nel III secolo d.C.

Un’intera sezione è dedicata ai profili dei Mutinenses, dai primi coloni ai cittadini emigrati in altre regioni dell’impero, svelati coniugando dati epigrafici e storici che consentono di ricostruire il profilo sociale multiforme e variegato della città.

 

Dati geologici, archeobotanici e archeozoologici, presentati attraverso un linguaggio comprensibile al vasto pubblico, permettono di conoscere l’assetto ambientale di 2200 anni fa; alluvioni e terremoti, che hanno profondamente mutato il paesaggio antico, soprattutto in coincidenza con la fine dell’impero romano e le invasioni barbariche, sono ora interpretati anche alla luce dei recenti fenomeni naturali che hanno profondamente colpito il territorio modenese e la pianura padana.

 

La sezione dedicata al periodo tardo-antico e all’alto-medioevo affronta in modo problematico il tema della continuità della città antica e costituisce la cerniera tra le due parti di una mostra che affronta con coraggio e spirito innovativo la sfida della continuità tra dimensione archeologica e dimensione storico-artistica.

 

Il tema dell’eredità viene sviluppato nella seconda parte dell’esposizione evidenziando alcuni momenti particolarmente significativi, attraverso opere d’arte e documenti provenienti da diversi musei  e biblioteche italiane, numerosi video e due ricostruzioni virtuali dedicate alle antichità esposte intorno al Duomo nel Rinascimento e alla perduta Galleria delle antichità di Francesco II in Palazzo ducale, anch’esse curate da Altair.

La costruzione del duomo romanico a opera dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo, nel quale il rapporto con l’antichità appare strettissimo, costituisce la giuntura tra la città antica e quella moderna. Il periodo rinascimentale è quello in cui più consapevole diventa il richiamo al glorioso passato romano della città, le cui vestigia sono pubblicamente esibite nei luoghi più significativi. Tra Sei e Settecento il tema si declina variamente tra passioni collezionistiche, richiamo a un’antichità esemplare e nascita della grande tradizione erudita legata al nome di Muratori, che culmina nel primo Ottocento con la creazione del Museo Lapidario Estense. La precoce nascita di una cultura scientifico sperimentale a metà Ottocento e la fondazione del Museo Civico in epoca post-unitaria determinano approcci diversi al recupero della città sepolta fino al progressivo affermarsi nel corso del Novecento di una coerente politica di tutela e valorizzazione

 

In questo percorso che collega passato e presente viene affrontata anche la dimensione del futuro attraverso il progetto “Capsule del tempo. Da Mutina al futuro”, che favorisce, attraverso la partecipazione diretta del pubblico, una riflessione sul ruolo imprescindibile della memoria nella costruzione della storia collettiva e delle storie individuali.  Alla time capsule modenese, costituita da un grande contenitore in materiale trasparente collocato nella sede espositiva, visitatori e scolaresche potranno affidare oggetti, testi scritti, fotografie, articoli di giornale rappresentativi della contemporaneità e destinati a essere svelati in un momento del futuro che a sua volta rappresenterà una ricorrenza importante per la città: il 2099, 1000 anni dopo la posa della prima pietra del Duomo. Collaborano all’iniziativa le biblioteche e i punti di lettura del Comune di Modena, che tra novembre e aprile organizzeranno sul tema delle capsule una serie di laboratori, proiezioni, letture e incontri con l’autore. Si comincia il 26 novembre con una conferenza del divulgatore scientifico Paolo Attivissimo, che affronterà il complesso tema della conservazione dei dati digitali (foto, audio, video, documenti) offrendo esempi e consigli per evitare che chi verrà dopo di noi riceva in eredità solo un’illeggibile catasta di bit.

 

Alla mostra Mutina Splendidissima allestita negli spazi del Foro Boario si collegano le iniziative curate dalle Gallerie Estensi. Presso la Biblioteca Estense apre il 26 novembre in Sala Campori la mostra Umanisti e bibliotecari. Il fascino dell’antico nelle raccolte ducali che esplora il contributo che generazioni di umanisti, antiquari e bibliotecari hanno portato allo studio della cultura classica. Il percorso espositivo si snoda nei secoli seguendo le acquisizioni dei bibliotecari di casa d’Este che per secoli hanno accresciuto il patrimonio librario della Biblioteca Ducale dimostrando un interesse mai estinto per la cultura del mondo antico.

Contestualmente sarà disponibile la nuova APP di guida al Museo Lapidario Estense che attraverso un percorso narrato conduce i visitatori a scoprire la storia di questa importante collezione, presentando i personaggi di maggior spicco e i monumenti più importanti per la storia di antica di Modena.

 

L’esposizione Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità si inserisce nel più ampio progetto 2200 anni lungo la Via Emilia, promosso dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle sedi di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna e dalla Regione Emilia-Romagna.

 

Informazioni
Musei Civici di Modena

Largo porta Sant’Agostino 337

musei.civici@comune.modena.it
tel. 059 2033122, fax 0592033110

www.museicivici.modena.it

www.mutinasplendidissima.it

www.2200anniemilia.it

 

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