In questo paese qui…

FINALE EMILIA – Elena Govoni, attivista finalese, ha preso carta e penna e in un noto gruppo social ha scritto una lunga nota dove evidenzia le contraddizioni di una terra, quella appunto di Finale, al centro di questioni delicate come l’ampliamento della discarica.

Govoni fa notare come Finale sia considerata zona strategica solo per alcune cose. Ecco alcuni passaggi un po’ amari che meritano una riflessione:

In questo paese qui, se hai un’ auto diesel euro 3 o euro 4, in certi giorni devi lasciarla in garage, perché sono superati gli “sforamenti”. Ma in questo paese qui non hai gli autobus per andare a lavorare. E ti passano accanto i camion per portare il rusco degli altri in discarica. Perche’ questo paese qui è una zona “strategica”.

In questo paese qui non puoi accendere il caminetto, la stufa a legna, la stufa a pellet o la carbonella o bruciare le sterpaglie, perché ci sono gli “sforamenti”.
Ma in questo paese qui hai due inceneritori che bruciano biomasse h24 a pochi metri.

In questo paese qui sette anni fa c’è stato un terremoto, e ogni pratica per la ricostruzione degli edifici è corredata da una perizia geologica: tutte queste perizie dicono che questo paese qui sorge su terreno friabile come la torta sbrisolona.

Ma questo paese qui è classificato zona 3 per il rischio sismico, e ci fanno una megadiscarica perché è “strategica”.

In questo paese qui ci teniamo il rusco in casa per giorni e giorni, perché ci hanno detto che la raccolta differenziata è indispensabile per ridurre i rifiuti, che non sappiamo più dove mettere.
Ma in questo paese qui ci portano i rifiuti speciali degli altri, sempre perché questo paese qui è zona “strategica”.

A me sorge il dubbio che noi che viviamo in questo paese qui siamo solo dei polli da spennare e dei limoni da spremere. E che sia proprio questa la “strategia”.

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Chiesa di San Giovanni

chiesa

Sorge sul ciglio dell’argine destro del Panaro a presidio dell’omonimo borgo, ed affiancata dai locali dell’ex convento che ospitava una comunità di francescani, opera dell’ing. Antonio Armanini(1852). Le testimonianze più antiche di un primitivo oratorio dedicato al Battista risalgono attualmente al 1230 e successivamente viene ricordato negli elenchi delle decime imposte da Bonifacio VIII nel 1300. Nel 1574 l’edificio risultava ampliato e dotato di quattro altari. Trasformato nelle linee attuali nel 1758 su progetto degli architetti ferraresi Santini e Benetti per ospitare l’originaria comunità di Agostiniani Scalzi che vi si era insediata(1730), il complesso fu abbandonato all’epoca delle soppressioni napoleoniche. Negli anni 1801-1804 fu adibito a caserma, poi in officina con magazzino. Dopo lavori di restauro, nel 1852, fu riaperto al culto ma di nuovo soppresso nel 1866 per essere destinato a scuole comunali fino al  1927. Il fronte, bipartito da una marcata cornice modanata che risente del linguaggio tardo-barocco, presenta strette specchiature entro le quali si trovano quattro nicchie che ospitavano originariamente quattro statue (ne sono rimaste solo due). A coronamento della parte superiore si trova un timpano sormontato da pinnacoli acroteriali. L’interno della chiesa , a croce latina, ad una sola navata, possiede quattro cappelle laterali e vi si conservano una tela con un “S.Francesco” della scuola del Guercino; un “Crocifisso” in legno scolpito; una statua della “B.V. del Rosario” ed una di “S.Margherita”; nel coro è collocata la grande tela con il “S.Giovanni” nell’atto di battezzare, attribuita a Giacomo Parolini o Francesco Pellegrini; una tela con un “S.Giuseppe da Copertino”. Alla parete laterale orientale sorge il campanile dalla caratteristica cupola a bulbo.
Arch. Andrea Calanca in Percorsi bondenesi

Percorsi bondenesi

Il comprensorio comunale di Bondeno, occupante il settore nord occidentale della provincia di Ferrara, bagnato dalle acque del Po e del Panaro offre, per chi si accinga oggi ad una visita, la possibilità di apprezzare il manifestarsi e lo stratificarsi delle sue valenze artistiche, cultura-li, ambientali e delle tradizioni popolari che maggiormente hanno inciso sulla struttura fisica del territorio attraverso la costante manutenzione e lo sfruttamento delle sue risorse.
Terra di antico popolamento, risalente all’età neolìtica e maggiormente documentato per il periodo romano, testimoniato dai numerosi reperti archeologici raccolti fin dal secolo scorso, è appartenuta in seguito al monastero di Nonantola che vi iniziò l’opera di bonifica. Passato al potere della contessa Matilde di Canossa, pervenne nella seconda metà del XIII secolo alla famiglia degli Estensi che lo resse fino alla fine del sec.XVI. A cominciare dal XV secolo il territorio di Bondeno fu teatro di una radicale trasformazione che vide il modificarsi della sua struttura prevalentemente valliva, dalla quale le popolazioni medievali seppero trarre vantaggio economico, a suolo coltivabile soggetto alle esigenze di profitto della nuova emergente imprenditorialità terriera. Passato ai papa verso la fine del XVI secolo, divenne linea di confine dello Stato Pontifìcio, Investito dai travagliati periodi dell’occupazione Farnese, dalle guerre di successione e dalla occupazione napoleonica, venne unito al Regno d’Italia nel 1861. Il paese ha dato i natali ad uomini distintisi nelle lettere, nella teologia, nelle arti e nelle scienze come Giovan Battista Riccioli e Teodoro Bonati; quest’ultimo fra i maggiori idraulici del suo tempo ed artefice delle principali trasformazioni idrauliche subite dal territorio bondenese nel XVIII secolo e perpetuatesi nei successivi sulle sue indicazioni. All’occhio critico del visitatore non sfugge il senso della complessa struttura architettonica del paesaggio, che al di la del superficiale giudizio di “piattezza”, si manifesta in tutta la sua eloquente morfologìa, frutto del secolare sforzo collettivo delle generazioni per la manutenzione della funzionalità territoriale. Al grande nemico di sempre, l’acqua, si sono opposti argini sempre più alti che chiudono gli ampi orizzonti delle campagne; con la costruzione delle chiaviche si è regolato il delicatissimo equilibrio dei deflussi; con una fitta rete di fossi e canali si è creata una vera e propria trama di vene ed arterie che si intersecano nel bisogno, apparentemente contraddittorio, di “accogliere” e “scacciare” l’acqua. Tutti questi sforzi sono ben sintetizzati nelle parole espresse da Alberto Penna che nel XVII secolo scriveva, riferendosi al territorio ferrarese “la lunghezza della linea (dei corsi d’acqua) e la tepidezza de costumi cagiona che le campagne che sono con poca caduta difficilmente scolano, e per-ciò è necessario una diligenza straordinaria ed intelligenza del paese”. “Diligenza” ed “intelligenza del paese”; que-sti dunque i connotati umani che maggiormente hanno contribuito alla “costruzione” del territorio di Bondeno ed ai più significativi “segni” della sua antropizzazione. Al lavoro umano, espresso come rapporto fra attività intelletti-va – progettuale ed operativa, è associato il concetto di bene artistico esteso non solo agli oggetti prodotti dall’uomo ma a tutto l’ambiente che lo circonda. A costituire un filtro della cultura popolare ed a coagula-re le espressioni artistiche vi sono le chiese sparse sul territorio e coincidenti con i principali centri abitati periferici Depositarle di un patrimonio che è espressione dell’area culturale coincidente con l’antica diocesi ferrarese e de-gli antichi stati estensi, sono testimoni del prevalere di forme architettoniche riferibili al periodo dal secolo XII ad oggi, passando dalla cultura tardogotica dell’area lombarda, al prevalere delle timide forme barocche e tordo-barocche rimaneggiate nei secoli successivi. Ingente an-che il patrimonio architettonico rurale testimoniato da un ampio panorama tipologico relazionato alle aree cultura-li limitrofe, rappresentativo del fenomeno della civiltà contadina.
Gli ampi spazi delle verdi aree golenali e delle floride campagne, possono essere percorsi apprezzandone il valore botanico e faunistico tipici delle zone umide, palustri e fluviali.

Dalla pubblicazione Bondeno comune Matildico

La politica del carciofo continua

MIRANDOLA – “L’assessore Venturi non giochi con i numeri: spendere denaro dopo il sisma su una struttura ospedaliera danneggiata è semplicemente un dovere e non vuole dire certo potenziarla. L’ospedale di Mirandola ha ridotto negli anni i posti letto e solo grazie alla proroga concessa in extremis è riuscito a tenere aperto il centro nascite. Ma è costantemente sul filo e il rischio concreto è che, tra un anno, quando scadrà la proroga e verranno eliminati i 14 posti letto, il nosocomio scenda sotto i 120 posti, soglia che per la legge Lorenzin (voluta dal Pd) comporterebbe un ulteriore declassamento a Poliambulatorio.Per cui altroché star tranquilli: le rassicurazioni di Venturi nascondono un segreto di pulcinella: l’ospedale di Mirandola è già stato declassato nei fatti con una azione di depotenziamento costantecominciata molto tempo fa”

Così Guglielmo Golinelli, deputato Lega eletto a Mirandola, interviene sulla questione dell’ospedale di Mirandola, da tempo al centro dei tagli alla sanità come altri nosocomi della provincia.

“Venturi afferma che  -prosegue Golinelli –  non ci sarà alcun declassamento dell’ospedale di Mirandola cercando di far dimenticare che la giunta regionale a guida Pd ha già completato il suo declassamento iniziato con uno smantellamento progressivo dei reparti trasformati ed accorpati inassurde aree omogeneenon funzionali per i pazienti e per gli operatori”. Negli anni “i posti letto sono passati da quasi 200 a 126 e con orgoglio l assessore afferma che saranno ben 130 nel corso del 2019”, continua Golinelli. “Attenzione assessore: i cittadini della bassa i conti li sanno: mentre a Mirandola si tagliavano posti letto chirurgici in altri ospedali più fortunati come Sassuolo e Baggiovara i posti letto complessivi crescevano e di aree omogenee, spaccaite come soluzioni agli sprechi e in realtà volte al risparmio assistenziale, manco se ne parlava”. Sempre in questi anni “i medici specialisti vedi chirurghi, ortopedici e anestesisti pilastri dei reparti sono calati progressivamente e non sono mai più stati rimpiazzati e per rendersene conto, come Venturi sa benissimo, basta guardare le piante organiche di oggi è confrontarle a quelle di 10 anni fa. Il paradosso è che i medici sono calati, mentre i pazienti sono aumentati, i primari sono diventati merce rara tanto che aree strategiche come Chirurgia, Anestesia e Ginecologia sono state affidate a semplici responsabili con poteri ridotti, gli spazi per l’ospedale si sono ridotti e i reparti sono stati accorpati”, continua Golinelli “mentre tutta l’area che l’assessore sostiene sia stata messa a ristrutturazione e su cui verranno fatti investimenti non è altro che la parte vecchia dell’ospedale che ora verrà sottratta ala struttura ospedaliera per alloggiarvi la casa della salute”, che tutto è “tranne che un ospedale essendo un servizioterritoriale di assistenza a bassa intensità di cura”.

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Iscrizioni a Bondeno

Ci sarà tempo fino al 31 gennaio 2019 per potersi pre-iscrivere agli istituti scolastici di Bondeno: Istituto comprensivo Bonati (con le materne di Lezzine e Bondeno, primarie di Scortichino e Bondeno e scuole secondarie di primo grado) e polo superiore “Carducci”, che raggruppa i corsi del liceo scientifico e dell’Ipssc. «In particolare, anche quest’anno, con l’approvazione del bilancio di previsione – spiega l’assessore alla scuola, Francesca Aria Poltronieri – ci saranno a disposizione i contributi comunali per l’acquisto dei libri di testo, per coloro i quali si iscriveranno alle prime classi delle superiori di Bondeno e delle scuole “medie”». Per la precisione, 300 euro per i neo-iscritti alle prime del liceo e dell’Ipssc, e 150 euro per coloro che si iscriveranno alla classe prima delle scuole medie. Un contributo che sarà possibile intercettare, a condizione di completare la propria pre-iscrizione entro il 31 gennaio prossimo, nei suddetti istituti. «Abbiamo deciso di continuare ad investire sulle nostre scuole – conferma Poltronieri – sia per gli ottimi risultati formativi raggiunti dai ragazzi, secondo statistiche che sono state diffuse anche dalla Fondazione Agnelli, sia perché crediamo nel futuro dei nostri giovani. A tale proposito, sono stati riconfermati anche i finanziamenti per l’organico servizio di trasporto scolastico, che raggiunge tutto il territorio comunale, per quel che riguarda le scuole primarie e secondarie. Ma anche per il capitolo del trasporto scolastico extracomunale, destinato a coloro che frequentano il centro studi superiore “Carducci”».

Palazzo Bonacossi

In occasione del Capodanno Cinese – che cadrà quest’anno il 5 febbraio 2019 – i Musei di Arte Antica di Ferrara ospiteranno nel Salone d’Onore di Palazzo Bonacossi, un ciclo di tre incontri dedicati all’arte cinese e all’influenza che la stessa ha esercitato sul costume e sul gusto europeo tra Sei e Settecento.

Il professor Franco Fortini, appassionato cultore ferrarese di arte cinese e il dottor Fabio Smolari, sinologo, saranno i relatori degli incontri, che si svolgeranno il venerdì dalle ore 16.00 alle 18.00 nelle date del 25 gennaio, 1 febbraio e 8 febbraio 2019 sui seguenti temi:

  1. Cina ed Europa: le cineserie, riflessione su di un incontro non sempre riuscito (25 gennaio, prof. Fortini e dr. Smolari)
  2. Il fascino della ceramica cinese in Occidente (1 febbraio, dr.Smolari)
  3. Pittura e calligrafia, come i cinesi inventarono l’arte per l’arte (8 febbraio, dr.Smolari)

Al termine di ogni incontro (ore 17.30 ca.) i relatori accompagneranno il pubblico alla visita di una piccola esposizione di oggetti da collezioni private sui temi trattati.

Lo scopo dell’iniziativa è una retrospettiva sui rapporti tra Oriente e Occidente in ambito artistico, aspetto spesso trascurato nell’odierna concezione di Estremo Oriente, mondo favoloso e pauroso come ai tempi dei bestiari medievali.

INGRESSO LIBERO (fino al raggiungimento della capienza massima, 96 posti)

Serpente Bianco

info@serpentebianco.org

Nikola Tesla

Nikola Tesla è senza ombra di dubbio uno degli uomini più geniali e controversi della storia. A lui sarà dedicato un convegno, venerdì 18 gennaio (ore 20,30) in pinacoteca, per parlare della sua opera e del “cosmo”. Un tema che molti ricercatori indipendenti accostano alle brillanti intuizioni di Tesla. Ufficialmente, la contesa su come distribuire la corrente elettrica alternata fu vinta da Edison, che a differenza di Tesla aveva il “pallino degli affari”, per così dire. Ma, certamente, è innegabile che molte delle tecnologie attuali hanno avuto questo insolito studioso come proprio progenitore. «La trasmissione a distanza, la tecnologia wireless e anche quella dei droni derivano in gran parte dalle scoperte e dagli esperimenti condotti da Tesla – spiega il vicesindaco con delega alla promozione del territorio, Simone Saletti –. La cui figura è ancora oggi avvolta nel mistero e per molti aspetti controversa. Sarebbe utile cercare di capire come la sua tecnologia possa risultare utile oggi per migliorare la qualità della vita delle persone». Allo scopo di saperne di più, arriverà a Bondeno uno dei maggiori esperti dello scienziato, vale a dire Matteo Tenan. Il quale illustrerà al pubblico l’importanza della legge sulla risonanza, nel progresso umano, oltre ad una serie di risvolti ancora insoluti. Immancabile, anche nella locandina dell’evento, l’icona della Wardenclyffe Tower: una delle prime (altissime) torri aeree per la trasmissione senza fili. L’energia elettrica – secondo Tesla – poteva essere trasmessa senza fili, ma quando il magnate che finanziò il progetto scoprì che l’idea di Tesla era quella di un’energia “libera” (ovvero gratuita) non se ne fece più niente. La gigantesca torre fu demolita nel 1917, assieme alle posizioni portate avanti dal ricercatore. Anche se, ad oggi, nessuno è stato più in grado di replicare completamente i suoi esperimenti per il trasferimento a grande distanza (e senza fili) dell’energia elettrica.

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