Geotermia

In parallelo con la geotermia dei fluidi ad alta e media temperatura, in sviluppo(>120°C) per usi elettrici, si andava sviluppando u na geotermia per usi termici diretti,considerata minore, ma con larghe prospettive di sviluppo, da cascami di vapore
o da acquiferi profondi fino all’ utilizzo delle falde superficiali anche a bassissima temperatura (12 – 20°C) mediante pompe di calore.
L’Italia e il Giappone (a Beppu) vantano primati nel riscaldamento diretto da fonti termali nelle terme, sudatori ed edifici adiacenti, come pure ad Acqui (dalla fonte La Bollente di ca 80°C) pare ancor prima della conquista romana e poi all’ inizio del primo ‘900 e negli anni ’80.
Dagli anni ’30 l’Italia vanta il primato dell’ uso integrato termale – alberghiero di Abano e comuni adiacenti, con ca 120 pozzi individuali con acque a più di 70°C, e dagli anni ’80 ha anche il primato, del maggiore teleriscaldamento geotermico urbano, della città di Ferrara, con pozzi profondi di produzione-reiniezione e acque sui
100°C. A Parigi spetta il primato, dal 1960, del riscaldamento di quartiere con coppie di pozzi (“doublet”) di produzione-reiniezione.

http://www.pionierieni.it/wp/wp-content/uploads/La-Geotermia-in-Italia-dal-1940-ad-oggi.-Di-Cludio-Sommaruga..pdf

Da Bondeno a Londra

Sabato 29 Dicembre alle ore 17.30 si terrà alla Galleria del Carbone la presentazione di Daniele Biancardi che avrà per tema la “Pala di San Sebastiano, San Rocco e San Demetrio realizzata nel 1522 da Giovanni Battista Benvenuti detto l’Ortolano. La Pala realizzata per la Chiesa Parrocchiale della Natività di Maria di Bondeno dall’Ortolano verrà “raccontata” da Biancardi, frutto della sua tesi di laurea, nella quale lo studioso bondenese segue la peregrinazione dell’opera da Bondeno fino all’attuale sede della National Gallery di Londra.

BENVENUTI, Giovanni Battista, detto l’Ortolano. – Figlio di Francesco di Benvenuto, il B. nacque a Ferrara intorno al 1485; fu detto l’Ortolano dal mestiere paterno. Un documento del 1512 accerta che a quel tempo egli aveva più di venticinque anni, ma né questo né altri due documenti a lui relativi, i soli che si conoscano, riguardano la sua attività di pittore. Tre soli dei suoi dipinti sono datati, rispettivamente 1521, 1524 e 1527. È ignoto l’anno della morte avvenuta a Bondeno.

La fabbrica “dil nevul”

cialdeAlla morte del padre “Ciuldin” la figlia Calzolari Anna detta “Bigeta” eredita il fondino “al sitin” che si trova tuttora di fronte all’Armony Club alla Guattarella. Sempre per successione divenne proprietaria “dal sitin” Calzolari Lazzerina sposata a tale Fabbri Alicandro meglio conosciuto come “Licandar”. Dal matrimonio nascono tre figli: due femmine, Maria ed Assunta, ed un maschio, Francesco che a sua volta si sposa con Roncarati Elvira figlia di “Minghin” (Roncarati Domenico) fattore della signora Farolfi proprietaria del fondo Bevilacqua.
“Licandar” a cui non manca certo lo spirito di iniziativa, coadiuvato dall’intera famiglia, nel primo decennio del ‘900, in un ampio locale della casa “dal sitin” inizia la produzione artigianale di cialde (nevul).
L’attrezzatura è molto semplice: una pressa e una taglierina.
Le cialde, ricavate da un impasto azzimo di acqua e farina, venivano prodotte in tre formati: uno quadralo di cm. 5 x 5; uno tondo con diametro di cm. 5 ed in fine il terzo, sempre tondo ma con il diametro di cm. 3.
I primi due tipi, debitamente confezionati in pacchi, venivano spediti alla Manetti e Roberts di Firenze fornitrice del Servizio Sanità dell’Esercito.
Il terzo, quello di tipo piccolo, era venduto alle parrocchie ed ai conventi.
Gli scarti della lavorazione primaria erano destinati ad arricchire il pastone dei suini ed in minima parte ceduti direttamente ai privati che li acquistavano per la gioia dei loro bambini.
L’attività della piccola impresa artigiana, che era stata intensissima nel periodo 1915 -1918 durante la prima guerra mondiale, entrò in crisi nel periodo successivo per cessare nel 1919 quando “Licandar” con la sua laboriosissima famiglia si trasferì a Bondeno prendendo in gestione il Mulino del Carmine.
Lo stesso “Licandar”, il cui spirito di iniziativa era sicuramente molto spiccato, nel 1924, dopo la parentesi molitoria, aperse, dietro il Palazzo Schiaffino a Bondeno sull’attuale via Cavallotti, un’officina meccanica per la costruzione di attrezzi agricoli fra cui le richiestissime decanapulitrici (zilindar o scavzzadori) necessarie al compimento del circolo produttivo della canapa, in quel tempo coltivazione principale del mondo agricolo dell’Alto Ferrarese.

Marco Dondi

La vecchia fabbrica a Guatarella

Gente di Bondeno

La quattordicesima edizione del calendario, appena uscita nelle edicole, fa luce ulteriore su di un episodio della seconda guerra mondiale

medici

Il Dottor Lorenzo, figlio di Etelredo e nipote di Eliseo, entrambi farmacisti, dal 1940 è stato direttore della farmacia B.V.Addolorata di via De Amicis e dal 1955 direttore della farmacia di Piazza Garibaldi, n. 38. Conseguita la laurea in “chimica e farmacia” aveva assolto agli obblighi m grado di sottotenente, ma a causa delle vicende nazionali dei suoi tempi, la ferma era durata più a lungo dell’ordinario tanto d a restare in uniforme per alcuni anni, fino al congedo concesso quando aveva ottenuto il grado di capitano e prestato servizio presso l’ospedale militare di Genova. Rientrato a Bondeno ha indossato il camice bianco per svolgere la propria professione nella denominata “Beata Vergine Addolorata”, concessa dal padre Etelredo alla figlia Rosa Vittoria. Garbato e sempre disponibile verso i clienti che nella maggioranza dei casi entravano nella farmacia con ricette richiedenti laboriose preparazioni, sulle quali molto spesso erano poste la convalida e la registrazione del comune perché rilasciate a persone indigenti è rimasto nel ricordo dei bondenesi per i modi del farmacista associati a quelli della persona rispettosa del prossimo. Il dr. Lorenzo è stato quindi “il farmacista” con la maiuscola, prima in Via De Amicis, poi in Piazza Garibaldi, n. 38, ma pochi, nel dopoguerra erano a conoscenza di quante gratitudine il paese intero dovesse a quel professionista in camice bianco, per un episodio che lo aveva visto protagonista nel 1945. L’accaduto è diventato infatti di dominio generale solo nel 1953, grazie ad una lettera scritta da Monsignor Ulisse Gardenghi al giornale “Gazzetta Padana” il giorno prima che il bondenese Mario Diazzi sposasse Maria Antonia Benea. Lo scritto, ha riportato che il 22 aprile 1945, mentre le truppe tedesche in ritirata erano incalzate da quelle alleate, un carro armato appartenente ad un reparto inglese che aveva raggiunto Bondeno da Vigarano, dopo aver superato lo sbarramento di carri armati tedeschi appostati sulla destra del Panaro, attraversato il fiume mediante il ponte San Giovanni e percorso la rampa di Via Pironi, imboccata Via Carducci era stato colpito ed immobilizzato da una granata sparata da militari tedeschi armati di panserfaust, appostati nella Piazza A. Costa. I componenti dell’equipaggio del carro, sopravvissuti all’esplosione, erano stati arrestati dai tedeschi, ma uno di loro, ritenuto morto, dopo che i tedeschi si erano allontanati, anche se gravemente ferito è invece riuscito a raggiungere la strada ed a portarsi in via De Amicis nella casa della famiglia Diazzi- I Diazzi, vedendo le pietose condizioni di quel militare, temendo che potesse morire hanno raggiunto la casa nella quale era operativa la farmacia della B.V. Addolorata, sopra alla quale abitava il direttore della stessa dr. Lorenzo Medici e, spiegato il motivo di quella visita, immediatamente seguiti dal farmacista hanno raggiunto il militare inglese. Questi è stato soccorso e curato dal dr. Lorenzo e messo in condizione di scrivere un biglietto per il comando alleato, indicante che a Bondeno non erano presenti appostamenti di truppe tedesche. Quel biglietto è stato poi portato dai giovani Diazzi Mario e Arrigo Bellodi al comando inglese, raggiunto attraversando il Panaro a nuoto eludendo i militari delle due parti. Le cure prestate dal dr. Medici al carrista, quel biglietto scritto a stento ed il coraggioso gesto di Diazzi e Bellodi hanno così evitato a Bondeno un pesante bombardamento, già programmato dagli inglesi, i cui malanni le medicine avrebbero potuto curare solo in parte.

Supercinema Apollo

Una decina di schermi disseminati nel buio di piazza Gobetti, grandi quanto una persona, illuminano la folla raccolta attorno all’attesissima installazione dedicata al SuperCinema Apollo. Ogni schermo racconta una storia, un aneddoto, una curiosità, intreccia spezzoni di pellicole in bianco e nero e fotografie della Ferrara di una volta, immagini preziose poiché provenienti per la maggior parte da archivi privati, familiari. Sotto gli occhi dei passanti, tra le caratteristiche magnolie che punteggiano l’area, scorrono così le battute argute del gestore Antonio Azzalli, che ereditò l’attività dal padre Aldo, gli scatti realizzati durante le riprese del film “La lunga notte del ‘43”, le planimetrie originali che documentano come fosse organizzata urbanisticamente questa porzione di centro storico, il cui aspetto oggi è completamente diverso rispetto a quello a cui erano abituati i frequentatori del multisala.

«Siamo incappati nella storia del SuperCinema Apollo grazie al documentario realizzato nel 1995 da Renzo Ragazzi, che comprende una serie di testimonianze fondamentali per capire cosa rappresentasse per la città intera quello spazio denso di fumo e di risate, dove la gente si affollava per vedere i western il lunedì pomeriggio. Ci sembrava una storia troppo bella e troppo preziosa per essere dimenticata, per questo abbiamo voluto impegnarci in questa avventura: perché non si perda la memoria di ciò che è stato, e perché dal ricordo si possa trarre orgoglio, identità, senso di comunità. Piazza Gobetti sembra un non luogo, viene considerata solo come retrobottega, ma andrebbe valorizzata per il suo meraviglioso passato e ripensata in vista del suo potenziale, che iniziative come questa speriamo riescano a mettere in luce».

Incontro a Gavello

MIRANDOLA – Sabato 15 dicembre alle ore 15.30, presso il centro civico “Matteo Serra” di Gavello, sarà presentato il terzo volume de Le chiese di Mirandola, incentrato sulle fabbriche ecclesiali del territorio dal 1400 al 2012 (realizzato con un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola).

L’autore, il docente Mauro Calzolari, parlerà in particolare della chiesa di Gavello. Intervengono anche Rino Bernardi dell’Università della Libera Età e Marco Poletti, presidente del Gruppo Studi Bassa Modenese.

Organizzano il Consiglio frazionale, l’associazione Gavello Forever 2.0 e l’Università della Libera Età di Mirandola in collaborazione con Auser, Consulta del volontariato e Gruppo Studi Bassa Modenese. L’iniziativa ha il patrocinio del Comune di Mirandola. Nell’occasione sarà allestito un book shop del Gruppo Studi Bassa Modenese.

 

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