I luoghi dell’abbandono

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Pilastri

Adesso, dove c’erano le Scuole, dove Lei ha insegnato a un paese intero “a stare al mondo”, vorrebbero vendere tutto per incassare quei soldi che non riescono a recuperare promuovendo la Cultura anziché svendendo i Luoghi ove essa era sovrana.

I nostri amministratori, con la complicità di moltissime persone che inseguono l’ignoranza, calpestano il ricordo della mia “Maestra di Vita”, e insieme ad essa di quella Storia di cui dovremmo avere a cuore la Memoria.

Perdonaci, Delelma, Tu hai fatto il meglio.

Augusto Verri
http://lafondazione.wordpress.com/2014/03/31/signora/

Centenario della Vittoria

Il cerimoniale che Bondeno ha voluto dedicare al centenario della “Vittoria”, nella Prima Guerra Mondiale, continua. Durante queste settimane, in molti hanno potuto ammirare anche la qualità dei monumenti ai Caduti del territorio, che sono stati riportati all’originale splendore da un’opera di riqualificazione importante, in vista dell’appuntamento di quest’anno. Il quale non si è esaurito con la giornata del 4 novembre, Festa delle Forze Armate. Continuerà infatti ancora per due settimane, con altre iniziative. Domenica 11, al mattino, saranno dedicati tre cippi alla memoria di altrettanti reduci della Grande Guerra, originari della frazione di Burana. «I più anziani del nostro territorio ricordano che viale Pironi era disseminata di cippi di questo tipo – spiega il sindaco Fabio Bergamini –. I quali, nel corso degli anni, sono andati smarriti. I tre cippi che saranno posizionati nel cimitero di Burana sono stati recuperati durante le operazioni di riqualificazione del campo santo, ed è stato fatto un lavoro di identificazione per cercare di capire a chi fossero intitolati». Lo storico locale Edmo Mori è riuscito a risalire con una ricerca anagrafica ai parenti dei Caduti. Uno dei quali, Sergio Bonifazi, è consigliere comunale, residente a Salvatonica. I tre cippi dell’epoca sono riemersi durante i lavori di risistemazione del terreno del cimitero, necessari per ripiantumare le siepi e restituire decoro alla struttura cimiteriale. I cippi portano l’iscrizione: “Lux Eris” ed i nomi di Luigi Bonifazi, Aldo Magri e Medato Budri, che combatterono la Prima Guerra Mondiale. I tre monumenti in marmo verranno ricollocati nel cimitero di Burana al termine di una cerimonia nella frazione, in programma l’11 novembre, che partirà dalle ore 9,30, con la S. messa officiata nella tensostruttura e che proseguirà poi con il corteo della Filarmonica “G. Verdi” di Scortichino. Gli ultimi appuntamenti di questo lungo cerimoniale avranno luogo, rispettivamente, il 17 novembre, alle ore 10,30, quando saranno coinvolte le scuole alla sala 2000, per ripercorrere la “vita del fante”: dalla chiamata alle armi, ai preparativi, fino al viaggio e alla vita al fronte; ed il 24 novembre, con l’inaugurazione alla canonica di Settepolesini di un allestimento di arte, storia ed etnografia a cura di Associazione Bondeno Cultura.

http://comunebondenofe.it/2443-cerimonia-i-guerra-burana-il-11-11

A proposito di “vita del fante”, accludo qui il foglio matricolare di mio nonno Cappi Guerrino, cavaliere di Vittorio Veneto: Cappiguerrino

Emergenza frane

E’ stato un altro lunedì di passione, per il territorio matildeo, a seguito della seconda ondata di maltempo. Mentre la piena dei fiumi Po e Panaro procede verso il lento deflusso, le abbondanti piogge cadute tra domenica e lunedì hanno provocato una serie di danni, oggetto peraltro di una meticolosa verifica da parte degli uffici tecnici, del sindaco Fabio Bergamini, ed anche della Polizia municipale dell’Alto Ferrarese, dei Carabinieri e dei Vigili del fuoco. In diversi punti del territorio si registrano principi di frane. Fra i casi più importanti, vale la pena di citare gli smottamenti in via Ferrarese (nella frazione di Zerbinate) e via Comunale a Stellata. Inoltre, la Provincia è stata interessata per quel che attiene le frane avvenute lungo la strada provinciale Virgiliana: per la precisione, quella vicina al ponte del Panaro, dove il terreno ha ceduto sul versante del centro storico, e quella situata poco più avanti, all’altezza dell’area ex zuccherificio. Diverse anche le chiamate al 115, con i Vigili del fuoco volontari che sono intervenuti già a partire dalle ore 5 del mattino, utilizzando le idrovore per liberare garage e scantinati della zona di viale Matteotti: si registrano casi in via Prati, via Giordano Bruno, via Giusti e via Manzoni, dove sono stati parzialmente interessanti dall’entrata dell’acqua piovana anche gli spogliatoi della palestra delle scuole superiori, senza però conseguenze gravi. Nel corso dei prossimi giorni continueranno i sopralluoghi da parte dei tecnici, per fornire anche una prima stima dei danni. Intanto, la Polizia municipale dell’Alto Ferrarese sta disponendo alcune misure di limitazione del traffico, nei punti maggiormente colpiti dal dissesto del terreno a causa delle precipitazioni abbondanti. Per il momento, sono stati disposti sensi unici alternati in via Comunale per Stellata, in modo da non gravare ulteriormente sull’argine, ed anche in via Ferrarese a Zerbinate e in via Comunale per Burana. Ulteriori misure sono allo studio con la collaborazione della Provincia, nelle strade di competenza di quest’ultima. Sempre a Stellata, la Protezione civile (con la collaborazione dei cittadini) ha predisposto una coronella a protezione delle abitazioni, per proteggere le case da nuove possibili precipitazioni atmosferiche, vista la presenza dello smottamento. Mentre un’azienda incaricata ha ripulito celermente la rampa ad uso privato situata in loco. Il comandante della Polizia municipale Stefano Ansaloni fa notare come «il sistema dell’emergenza dell’Alto Ferrarese abbia funzionato, coordinandosi nelle sue varie funzioni e mettendosi subito in moto». L’invito del comando è però quello, rispetto ai proprietari dei fondi vicini alle strade, di mantenere sagomati e puliti gli scoli per evitare fenomeni di ristagno delle acque.

Chiusa la ciclabile

A Bondeno le verifiche successive al fortunale del 29 ottobre non si sono esaurite. Proprio a seguito di queste ultime, la Polizia municipale dell’Alto Ferrarese ed il Comune di Bondeno hanno deciso di interdire alla circolazione il tratto della pista ciclabile che costeggia il canale di Burana, dal Cavo Napoleonico fino ai confini con il Comune di Vigarano. Il tratto in questione coincide con quello interessato dal passaggio della tromba d’aria che ha scoperchiato il Palacinghiale e provocato vari danni, senza contare l’abbattimento di quindici alberi a Settepolesini. Motivo che ha portato nei giorni scorsi anche alla circolazione a senso unico alternato in via Comunale, a seguito delle buche provocate dalla caduta degli alberi e al conseguentemente (possibile) cedimento di un lato della carreggiata

. «Nel caso della pista ciclopedonale – spiega in una nota  l’assessore all’ambiente e ai lavori pubblici, Marco Vincenzi – la scelta adottata è di buon senso. La tromba d’aria ha danneggiato vicino alla pista anche un capannone ad uso privato. Questo significa che, man mano che si stanno verificando le varie situazioni, emergono altre criticità provocate dal forte vento e dal maltempo nella zona. In ogni caso, il tratto della pista ciclabile che va da via Delle Rose e arriva fino al Cavo Napoleonico non presenta problemi e si potrà continuare a percorrere. E’ quello alberato che procede in direzione Vigarano a destare preoccupazione. Per valutare la situazione – conclude l’assessore – incaricheremo nel corso della prossima settimana un’azienda specializzata, per verificare la sicurezza delle piante e scongiurare la caduta di rami, che possono essere pericolosi».

«Il tratto interessato dal provvedimento – argomenta il comandante della Polizia municipale, Stefano Ansaloni – è interessato da verifiche e per scongiurare incidenti dovuti alla caduta dei rami si è deciso di adottare sul territorio comunale bondenese questa misura di interdizione, dal momento che spesso si trovano sulla pista ciclisti e intere famiglie. Quindi, per ragioni di sicurezza, siamo costretti a chiudere il tratto alberato, fino a controlli ultimati sulle piante».

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Barbara Paron

Barbara Paron (PD) è la nuova presidente della Provincia di Ferrara, eletta con 133 voti, che moltiplicati per i pesi ponderali diventano 44.260, su un totale di 244 voti validi (104 le schede bianche e 7 quelle nulle).
Succede a Tiziano Tagliani che ha ricoperto la carica istituzionale negli ultimi quattro anni.
La sindaca di Vigarano, unica candidata alla Presidenza e sostenuta dalla lista “Ferrara insieme”, resterà alla guida della Provincia per due dei quattro anni previsti dalla legge, quanti cioè le rimangono per portare a termine il mandato nel Comune di cui è prima cittadina.
“Ringrazio coloro che mi hanno votato – sono state le prime parole della neopresidente – e di fronte alla nuova responsabilità ho due preoccupazioni e un impegno: innanzitutto la sicurezza delle strade e delle scuole e rendere la Provincia una vera e propria cabina di regia per favorire lo sviluppo del territorio, mettendo insieme le energie migliori. Nello stesso tempo – aggiunge – auspico una riforma delle Province che chiarisca meglio le condizioni in cui l’ente è chiamato ad agire, partendo dalle risorse economiche per mettere in sicurezza il territorio. Ringrazio Tiziano Tagliani – conclude – per il non facile lavoro svolto nell’ultimo quadriennio e il Consiglio uscente”.
Le elezioni svolte in Castello Estense il 31 ottobre hanno rinnovato anche i dodici componenti del Consiglio provinciale.
Tre sono state le liste in lizza: “Ferrara insieme”, “Noi per il territorio” e “Terre estensi”, la prima con 12 candidati e le altre due con 7 candidati ciascuna.
Il corpo elettorale – tra sindaci e consiglieri comunali dei 23 Comuni del territorio -, era composto da 352 elettori, dei quali si sono recati alle urne in 247 pari al 70% degli aventi diritto, votando 245 schede valide, una bianca e una nulla.
I voti di ciascun candidato, come per la presidente, sono stati moltiplicati per l’indice di ponderazione assegnato a ogni Comune, secondo la fascia di popolazione di appartenenza.

La lista “Ferrara insieme” ha ottenuto 38.860 voti ponderali pari al 50.05% e ha eletto 6 consiglieri: Deanna Marescotti (6.728 voti ponderali), Nicola Minarelli (5.418), Nicola Rossi (4.674), Davide Bertolasi (4.413), Anna Celati (4.240), Simona Penini (3.605).

La lista “Noi per il territorio” ha ottenuto 12.000 voti ponderali pari al 15,46% e ha eletto 2 consiglieri: Angelo Mottola e Alessandro Guaraldi entrambi con 2.856 voti.

La lista “Terre estensi” ha ottenuto 26.778 voti ponderali pari al 34,49% ed entra in Consiglio con 4 seggi: Francesca Piacentini (7.893), Gino Soncini (6.124), Michele Sartini (5.652) e Mauro Zanella (4.240).

Il nuovo Consiglio provinciale durerà in carica, come vuole la legge, due anni.
A elezioni avvenute, la prima convocazione deve avvenire entro 10 giorni dalla proclamazione degli eletti e entro altri 10 giorni il nuovo organo consiliare deve riunirsi.

L’aeroscalo di Ferrara

DIRIGIBILE V1, CITTÀ DI JESI
Dirigibile semirigido (Verduzio o Veloce) progetto del capitano del genio Rodolfo Verduzio. Aveva una lunghezza di 88 metri con una cubatura di circa 15.000 me. e montava quattro motori Mybach da permettevano di raggiungere una velocità di 85 Km/h. Era dotato di una innovativa sistemazione collegata direttamente alla travatura di sostegno dell’involucro e di un nuovo tipo di piani di >teva trasportare un carico utile di 800 Kg ad una quota di 2.000 metri, con una autonomia di cinque ore.

La missione del Città di Jesi, 5- 6 agosto 1915
Tutto era pronto per la notte del 4 di agosto ma nel tardo pomeriggio Ferrara fu investita da un violento temporale che causò danni alle strutture ed alle attrezzature dell’aeroscalo. Il perdurare del maltempo anche nella notte costrinse poi il comandante Bruno Brivonesi a rimandare l’azione.
Nella serata del 5 agosto le condizioni atmosferiche migliorarono ed era ormai buio quando gli enormi portelli dell’hangar si aprirono sotto il cielo stellato di Ferrara mentre il dirigibile iniziava la manovra d’uscita assistito da due file di marinai. Una volta all’aperto il comandante effettuò tutti i controlli della strumentazione di bordo ed alle ore 21.00, accompagnato dal saluto dei marinai dell’aeroscalo, il Città di Jesi si alzò in volo. Bruno Brivonesi nel suo libro ‘Verso Mauthausen – il dramma del Città di Jesi” racconta: “Alle ore 22.00 ero su Codigoro: uscivo quin-di subito sul mare, navigando sempre verso est guidato dalla bussola. L’aeronave nella notte plenilunare filava veloce verso il suo ed il nostro destino”. Erano le prime missioni di guerra dei dirigibili e sempre Brivonesi così descrive lo stato d’animo dei suoi uomini: “A bordo regnava uno stato sereno ma eccitato e c’era un sapore di avventura che affascinava tutto l’equipaggio. ”
In vista della costa dell’lstria vennero svuotati i serbatoi di zavorra e gettati a mare i sacchi di sabbia sistemati nella navicella, per permettere all’aeronave di far quota. Si era ormai in vista del porto di Pola e delle sue sentinelle, le isole Brioni. Un vento contrario di circa venti chilometri orari fece rallentare l’andatura dell’aeronave che ormai si era stabilizzata ad un’altitudine di 2500 metri, con tendenza a salire. Brivonesi assunto il comando dei timoni diresse all’attacco.
Ogni membro dell’equipaggio raggiunse il proprio posto di combattimento, erano le 23.40. A circa tre chilometri di distanza dalla costa ed a un’altitudine di 2700 metri il fascio di luce di un riflettore investì l’aeronave prima scivolando lungo l’involucro da prua a poppa, poi inquadrandola stabilmente. In poco tempo i fasci di altri proiettori si concentrarono sull’aeronave che continuava la navigazione in un mare di luce, e fu allora che iniziò il fuoco delle artiglierie. La luce accecante, riflessa anche dall’involucro color alluminio, e l’intenso fuoco contraereo impedivano ormai di guidare la navigazione utilizzando dei riferimenti a terra ma, individuata comunque la presenza di numerose opere militari, si pensò che il lancio delle bombe avrebbe avuto ugualmente molte probabilità di riuscire efficace. Intanto un proiettile incendiario penetrò nella gualdrappa del dirigibile, fortunatamente senza provocare incendi alla struttura.
Appena il comandante pensò di essere giunto sopra la terraferma diede ordine di lanciare le bombe e il tenente di vascello De Courten lo fece eseguire, intervallando le salve a colpi di fischio. Conclusa l’operazione l’aeronave iniziò lentamente l’accostata per allontanarsi da Pola che sembrava un vulcano in eruzione, e tornare sul mare aperto. Il Città di Jesi iniziò però ad inclinarsi senza che fosse possibile ripristinarne l’assetto. Terminata l’inversione di rotta l’inclinazione dell’aeronave era talmente accentuata da risultare fuori scala negli strumenti di bordo. Sicuramente doveva essere stata colpita a poppa con conseguente fuoriuscita di gas dagli scompartimenti poppieri. Il tenente di vascello Valerio informò il comandante che l’aeronave, dopo il lancio delle bombe, era salita sino a tremila metri di quota, ma che ora stava iniziando a perdere velocemente quota. Brivonesi constatò che anche il timone verticale era danneggiato cosa che impediva di mantenere la rotta. Si tentò ancora di salvare l’aeronave alleggerendola al massimo, poi Brivonesi ordinò di fermare i motori divenuti ormai inutili. In quel momento cessò il fuoco delle batterie antiaeree. Il nemico era ormai consapevole che il destino dell’aeronave era segnato, e si limitò cosi ad inquadrare il Città di Jesi con i proiettori nella sua rapida discesa. Il comandante, per salvare l’equipaggio, ordinò al personale di bordo di salire nella camera ricavata all’interno della trave di chiglia, pochi istanti prima che l’aeronave urtasse violentemente la superficie del mare, con la conseguente distruzione della navicella. La caduta dai tremila metri di quota durò meno di sette minuti. Per accelerarne l’affondamento con una roncola dal lungo manico venne squarciato in più punti l’involucro mentre la bandiera fu zavorrata e gettata in mare. L’aeronave sprofondava sempre più e l’equipaggio cercava di tenersi a galla aggrappandosi ai suoi resti. Ben presto arrivò sul posto una torpediniera nemica che mise in mare una imbarcazione per recuperare i naufraghi. Ridotti in condizioni pietose furono accolti benevolmente a bordo e subito dopo trasbordati su un grosso motoscafo che si diresse verso Pola. Da quel momento iniziò il calvario della prigionia che portò l’equipaggio del Città di Jesi a Mauthausen.  

Pico Deodato Cavalieri
Nasce a Ferrara il 10 novembre 1873 e fin da giovane mostra interesse per la vita militare, per gli sport equestri, per la scherma e la ginnastica, fondando a Ferrara l’associazione dei Boys Scout.
Nel suo palazzo realizza un laboratorio di chimica, un laboratorio di fotografia, ed un laboratorio di polizia scienti-fica, per la quale materia, egli manifestò un grande interesse fino a diventarne un apprezzato studioso, ed autore di importanti testi.
Prende parte alle grandi manovre del 1903, come ufficiale presso il reggimento di cavalleria di Vicenza, ed a quel-le del 1906,1909,1910, come ufficiale di ordinanza del generale Sartirana.
Nell’ottobre del 1911 parte volontario per la guerra dì Libia, quale ufficiale di ordinanza del generale Capello e viene decorato con la medaglia d’argento.
Il 26 giugno 1913 è promosso capitano di milizia territoriale nell’arma di cavalleria con decreto del re d’Italia. Si arruola volontario allo scoppio della Grande Guerra e viene assegnato al reggimento “Lancieri di Aosta”. Rinuncia ad un posto di capitano automobilista nelle retrovie e subito si distingue in alcune ardite operazioni come quella in cui comandò un plotone del battaglione Squadriglia Aviatori che sotto il fuoco nemico penetrò nei cantieri navali di Monfalcone per recuperare prezioso materiale tecnico per il campo di Aviano e della Comina. Per questa azione, il 18 settembre 1915 riceve un Encomio solenne con la seguente motivazione: “…in una delle località maggiormente battute dal fuoco nemico, I militari del battaglione squadriglia aviatori condotti dal capitano Cavalieri Deodato Pico nonostante l’intenso fuoco d’artiglieria avversario, riuscivano a penetrare in un magazzino ed ha mettere in salvo grandi quantità di importanti materiali. Questo comando nel tributare caloroso encomio a detti militari segnala il loro nome a tutti i dipendenti reparti e perché l’opera loro sia sempre d’esemplo a tutti e sprone a compiere con crescente fede ed ardire il proprio dovere col luminoso miraggio della gloria e della grandezza del Re e della Patria”.
Come molti ufficiali di cavalleria entra nell’arma dell’aeronautica, dapprima come osservatore e mitragliere sui Caproni, poi come pilota, ottenendo nel 1916 due brevetti per pilotare aerei Farman e Caproni. Partecipa a 63 missioni aeree, abbattendo un aereo austriaco e prende parte ai principali raid di bombardamento in territorio nemico, distinguendosi nell’azione contro il silurificio e la fabbrica di torpedini e sottomarini Whitehead a Fiume il 2 I agosto del 1916.
Dall’agosto all’ottobre del 1915 diventa il comandante del campo dell’aviazione militare di Aviano ed ottiene anche altri incarichi di comando presso il campo di aviazione della Comina. •
Viene decorato con una seconda medaglia d’argento con la seguente motivazione: “Osservatore d’aeroplano, durante un anno di guerra assolse tutti i mandati affidatigli, affrontando spesso violento fuoco di artiglieria,e avverse condizioni atmosferiche a basse quote. Comandante di bordo, trasfuse nell’equipaggio il suo alto sentimento del dovere, la sua audacia, la sua abnegazione, vincendo in alcune circostanze difficoltà non superate da altri. Calmo sicuro di sé, respinse apparecchi nemici, abbattendone uno durante un ‘incursione nelle alte valli di Noi e di Campomulo, e si segnalò particolarmente per l’efficacia del suo bombardamento nell’azione del silurificio di Fiume”. (Trentino – Carsia Giulia – agosto 1915, agosto 1916).
L’ultimo atto della sua avventurosa esistenza il cui motto recita “in alto nella vita in alto nella morte si ha nel pomeriggio di venerdì 4 gennaio 1917, quando partendo dal campo di volo di Sesto Calende, mentre coll’ idrovolante presso Arona sul Lago Maggiore assieme all’amico e pilota Mario Reynold, precipita per un guasto meccanico e perde la vita nelle acque del lago.
il suo funerale fu solenne e venne sepolto nel cimitero ebraico di Ferrara., donò al Comune di Ferrara il palazzo di Corso Giovecca perché diventasse museo del Risorgimento; in seguito, e lo è tuttora, viene utilizzato come sede delle associazioni combattentistiche col nome di “Casa della Patria – Pico Cavalieri’.

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