Occhi su Saturno

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Provvedimenti per il “cratere”

Collegio del “cratere”

I parlamentari Ferraresi, Mantovani (M5S), Cestari e Golinelli (Lega) replicano ai sindaci Pd del cratere: «Siamo già al lavoro con le opposizioni, non faremo però decreti macedonia»

«Non facciamo decreti-macedonia, ma risponderemo con i fatti». Così i parlamentari del Movimento 5 Stelle Vittorio Ferraresi e Maria Laura Mantovani, assieme ai colleghi della Lega Emanuele Cestari e Guglielmo Golinelli, replicano alle accuse lanciate dai referenti del Pd dell’area del cratere.«Domandano d’inserire misure sulle scosse sismiche del 2012 nel provvedimento per l’emergenza nel Centro Italia discusso in Parlamento, ma il testo dev’essere omogeneo – spiegano i parlamentari del collegio di Modena e Ferrara – cioè deve contenere normative che si riferiscano al titolo».

Un segno di discontinuità rispetto agli ultimi esecutivi, in cui «erano proposti decreti-macedonia con aspetti tra loro molto diversi e che addirittura obbligavano le opposizioni a votare no per tutto anche quando erano contenuti aspetti positivi».

I parlamentari rifiutano categoricamente «l’assenza d’impegno» di cui sono stati tacciati dagli esponenti del Partito democratico. «Siamo già al lavoro, in collaborazione con le opposizioni, per inserire nuovi provvedimenti per il sisma entro la data utile di fine anno», assicurano gli onorevoli di M5S e Lega.

«Ci sarebbe piaciuto che, negli anni passati, i sindaci avessero dimostrato per i provvedimenti non adottati dal loro Governo la stessa veemenza con cui domandano oggi, appena all’inizio dell’esecutivo, qualcosa che avverrà – concludono i parlamentari – come dimostreremo con i fatti».

GAD set!

Sono ad inviarvi il ricco programma di itinerari per il primo fine settimana di questa Estate 2018. Dopo la bella notizia del tema su Giorgio Bassani all’esame di maturità Domenica 24 alle ore 10.30 ripropongo l’itinerario Ferrara Ebraica – Omaggio a Giorgio Bassani. Quindi ad un articolato programma di Passeggiate Culturali si aggiunge GADSET! – Talk Show by Bike per scoprire insieme, al tramonto, il Quartiere Giardino Arianuova Doro, ai partecipanti sono consigliati abiti bianchi, gialli o comunque ad alta visibilità e luci funzionanti. L’itinerario partirà Lunedì 25 Giugno dal Sagrato della Cattedrale alle ore 21.00. si concluderà curiosando nel Festival Gad-UP! In Piazza Giordano Bruno. Come sempre sarà anche una occasione di confronto sui beni culturali e la qualità della vita in città. La partecipazione  aperta a tutte e tutti e la Ciclopasseggiata si svolge rigorosamente ad offerta libera!

Grazie della cortese attenzione, i migliori saluti e auguri sinceri di una bella Estate!
E spero di un po’ di vacanza.
Alessandro Gulinati
tel. 340-6494998


continua

Un fiume di musica

 

Nell’ambito di Un Fiume di Musica:
Giovedì 21 e venerdì  22 Giugno, nel tratto di darsena di fronte Palazzo Savonuzzi, si svolgerà: GYPSY GUITAR la chitarra di Mario Maccaferri nel Jazz Manouche di Django Reinhardt.
Per rendere omaggio a Mario Maccaferri (1900 – 1993), originario di Cento, personaggio eclettico (musicista, liutaio, industriale) ed inventore che da liutaio ha creato nel 1932 ca., in collaborazione con la ditta Selmer di Parigi, un modello di chitarra conosciuto dalla gran parte dei chitarristi nel mondo.
Tramite il jazzista Django Reinhardt, musicista e compositore gitano (manouche), che scelse la chitarra Selmer-Maccaferri per le proprie esecuzioni concertistiche, già dagli anni ’30 questo modello di chitarra divenne ed attualmente lo è più che mai, un simbolo per chi esegue musiche manouche.
Un settore musicale che si sta ampliando sempre di più nel nostro paese, con  musicisti che studiano ed eseguono musiche gyspy e con liutai che costruiscono copie del modello Maccaferri – Selmer. http://www.festivaldjangoreinhardt.com
>Giovedi 21 giugno: Gypsy Guitar: DJAMBOLULU TRIO
Maurizio Geri chitarra e voce, Jacopo Martini chitarra, Nicola Vernuccio contrabbasso
>Venerdì 22 giugno: Gypsy Guitar: ANTOINE BOYER
Antoine Boyer chitarra, Tolga During chitarra, Giuseppe Dimonte contrabbasso
in entrambi i giorni imbarco sul battello Nena per una breve gita sul fiume Volano accompagnata dal gruppo NenaManouche partendo dalla Darsena-Palazzo Savonuzzi  (posti limitati)
dalle ore 17,00 alle 24,00 venerdì 22 sala Wunderkammer mostra chitarre Gypsy
Un Fiume di Musica Foods: offerta enogastronomica coordinata da Ferrara Rooms, accoglienza e benessere a Ferrara.

 

http://www.consorziowunderkammer.orgContatti AMF – Scuola di Musica Moderna – Via Darsena 57 – Ferrara
tel. Tel. 0532 464661
amfscuoladimusica@fastwebnet.itOrari: Nei mesi di giugno e luglio ogni giovedì sera, a partire dalle 19.00.Tutte le serate sono ad ingresso libero.

 

Torna l’antica gru

Sta per ritornare al suo posto. Dove è rimasta per quasi cento anni. Un tempo indispensabile strumento di lavoro funzionale al carico e scarico delle merci, successivamente reliquia di un passato industriale che aveva nello zuccherificio un punto di riferimento di un mondo agricolo oggi profondamente mutato e nel canale di Burana un’infrastruttura di collegamento “naturale” verso la città. La vecchia gru che ha consentito a partire dal 1925 il circolo delle merci da e verso l’ex zuccherificio è stata oggetto di un complesso processo di restyling durato più di un anno. Una cordata di imprenditori si è occupata del suo restauro, non senza qualche difficoltà dovuta alla ricerca dei materiali e dei colori più fedeli all’originale manufatto meccanico, per il quale è stata indispensabile un’accurata ricerca fotografica. «L’antica gru meccanica rappresenta un elemento ormai caratteristico del paesaggio, affacciandosi sul canale di Burana a due passi dal centro storico. Un bell’esempio di “archeologia industriale” – rivela il vicesindaco Simone Saletti – ma al tempo stesso anche una dimostrazione di collaborazione tra le forze produttive del territorio, dedicatesi al suo completo restauro. L’intenzione di tutti è quella di riposizionare la gru in un punto ben visibile, durante il periodo della fiera, per condividere questo importante lavoro di recupero con i cittadini. Anche a ricordo di quello che la gru ha significato per vari decenni per il territorio». Sul piano tecnico, si è cercato un colore che somigliasse a quel rosso “carminio” originale, che però non si è potuto riprodurre completamente per via delle composizione chimica del prodotto, oggi non più in commercio per ragioni di sicurezza. I vani interni sono stati conservati scrupolosamente, compresi gli ingranaggi, mentre la rivestitura in legno e la copertura metallica sono assolutamente fedeli al progetto iniziale. Gianni Dall’Olio ha coordinato il ruolo delle varie imprese impegnate: Officine Barbieri, Bregoli Movindustria, Matal-Sab, Costanzelli e Stil-Tende, in collaborazione con il Comune e con il Consorzio di Bonifica, competente per l’area goleanale. I vigili del fuoco de comando di Ferrara e i volontari del distaccamento di Bondeno eseguirono il trasporto del prezioso manufatto, nel novembre del 2016.

Gru canale Burana restauro

Fondazione Edmund Mach

Ogni tanto arrivano anche delle buone notizie dal mondo scientifico e una di queste è la stesura della Carta di San Michele all’Adige, redatta dalla Fondazione Edmund Mach/Istituto Agrario di San Michele all’Adige presieduta dal professor Andrea Segrè che si propone di salvaguardare la sopravvivenza dell’ape da miele, questa nostra umile amica che da millenni ci vive accanto e che, tristemente e nel silenzio più o meno generale — ci sono cose ben più importanti di cui occuparsi, si sente ripetere — sta scomparendo. Il 12 giugno verrà appunto presentato e sottoscritto, nella sede della Fondazione Edmund Mach, questo appello molto importante che potrebbe segnare davvero una svolta nel campo della tutela della biodiversità delle sottospecie autoctone dell’ape da miele. Si continua a ripetere la famosa frase attribuita a Einstein sulla fine delle api e della nostra civiltà, ma sembra ormai più una battuta a effetto che non una realtà che ci riguarda da vicino.

Bisognerebbe cominciare a pensare che tutto il mondo vivente non è molto diverso da un castello di carte ma che la sua perfetta architettura si regge su fondamenta estremamente instabili: basta che una delle carte si sposti di un paio di millimetri perché il castello crolli rovinosamente al suolo. Nel castello che ci ospita, la carta della biodiversità è fondamentale. Difficile da credere per chi vive in città e ha come principale referente la realtà virtuale, ma basta avere una anche minima conoscenza naturalista, o semplicemente una sensibilità attenta a quello che ci circonda, per rendersi conto che la fine della biodiversità è davvero anche la nostra fine. Le specie calano, scompaiono e in questo scomparire, la categoria degli insetti è quella che fa meno rumore. In fondo tutti noi temiamo gli insetti o, nel migliore dei casi, li consideriamo una scocciatura.

Come saremmo felici se non ci fossero più le mosche, le zanzare, i ragni, le blatte, le vespe a importunarci! Il mondo sarebbe più salubre e pulito, pensiamo erroneamente, e per questo ci accaniamo con ogni tipo di veleno per eliminare tutto ciò che striscia, vola o zampetta. In realtà se non ci fossero questi insetti, la terra sarebbe praticamente invivibile perché sono proprio loro a tenere sotto controllo il proliferare incontrollato di tutto ciò che marcisce, di tutto ciò che eccede — tra questi, anche le popolazioni viventi tra cui gli esseri umani — perché la selezione è uno dei loro compiti, ed è forse per questo che la parte più arcaica di noi mantiene nei loro confronti un atteggiamento di diffidenza e di ripulsa. Ma la grande danza della vita e della morte non contempla il fair play. Si può morire per un incidente di macchina, per una malattia ma anche per una banalissima puntura di calabrone. Perché le api sono tanto in crisi? Certo, l’inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici fanno la loro parte, ma non sono l’unica causa.

Anche gli anticrittogamici, creduti fino a poco fa innocui, stanno rivelandosi dannosi, come le molecole sempre più complesse degli agrofarmaci che agiscono in modo subdolo, ma non per questo meno devastante. Un’altra causa importante della crisi è l’estinzione delle api selvatiche, che per millenni sono state ibridate con le colonie allevate dagli apicultori, impedendo loro di riprodursi liberamente in natura. Le api infatti praticano la poliandria: la regina esce un’unica volta dall’alveare e si accoppia con il maggior numero di fuchi possibile per garantire una grande varietà genetica a tutte le figlie che nasceranno. La sparizione delle api selvatiche è stata provocata dall’irrompere, negli anni Settanta, della varroa destructor, un acaro arrivato dall’Asia che la nostra specie non è in grado di combattere. Le api allevate in casa vengono curate regolarmente dagli apicultori, ma non quelle libere e questa è la ragione della brevissima durata delle loro colonie. A questi problemi si aggiunge quello dell’apicultura nomade, con le arnie che vengono spostate lungo il Paese inseguendo le varie fioriture, e la selezione di ibridi commerciali, incrociati spesso con diverse sottospecie non europee, che alterano il patrimonio genetico delle popolazioni autoctone. Per non parlare dell’ottenimento di regine tramite la tecnica del «traslargo», che permette di creare un gran numero di regine dall’identico patrimonio genetico.

In tutto ciò, l’Unione europea non ha ancora creato una tutela delle sottospecie autoctone — in Italia, ad esempio, abbiamo la ligustica, la carnica e la sicula — limitandosi a proteggere soltanto la specie. Di tutto questo — e di molto altro — parla quest’importante appello/documento che spero riceva il giusto ascolto da parte delle istituzioni e che venga sottoscritto da un numero sempre più alto di persone. Voglio ricordare, per finire, che l’ape mellifera ligustica — insieme alla carnica, ancora più docile e produttiva — viene considerata la migliore del mondo. Una realtà bella e importante, dunque, legata al nostro Paese e alla grande passione e dedizione dei nostri apicultori. Sapremo conservarla? Oppure come molte volte è successo a molte altre eccellenze italiane dovremo presto usare il verbo al passato: l’ape ligustica era un orgoglio italiano? Il grido d’appello contenuto in questa Carta di San Michele all’Adige dovrebbe essere quindi preso in grande considerazione.

Fonte: Corriere della Sera

L’assiolo

È un piccolo rapace della lunghezza di una ventina di centimetri, difficile da avvistare durante il giorno. Ma nelle ore notturne sono in parecchi a sentirlo, stando alle telefonate giunte alla Polizia municipale di Modena, come riferisce un comunicato dell’Amministrazione comunale.

Alcuni modenesi, residenti in zone diverse della città, stanno passando notti insonni disturbati da quello che sembra il suono continuato di una strana sirena, come di “una sonda” e qualcuno ha anche chiesto l’intervento della Polizia municipale. L’ispettore in servizio notturno, per altro residente in una zona collinare, non ci ha messo molto a riconoscere il caratteristico canto che l’Assiolo emette soprattutto nelle stagione primaverile ed estiva per richiamare un’eventuale compagna. Il verso emesso ininterrottamente per ore è quasi sempre monosillabico e assomiglia a un “djü” o “chiù”, come sanno bene gli estimatori di Giovanni Pascoli che lo ricorda nella sua “L’assiuolo” in Myricae.

L’attività di canto dell’Assiolo comincia poco dopo il tramonto e finisce all’alba, proprio come lamentano i cittadini che hanno segnalato la presenza dell’incessante rumore; al sorgere del sole, il “gufetto”, tanto attivo di notte quando caccia insetti e topolini, solitamente scompare nella cavità di un albero.

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Comunali del 10 giugno

CAMPOSANTO – Si vota domenica a Camposanto, nella sfida tra Monja Zaniboni (centrosinistra) e Mauro Neri (centrodestra)  e in totale saranno 54 – 40 uomini e 14 donne – i candidati per le 18 poltrone da sindaco nei 18 comuni emiliano-romagnoli attesi al voto domenica. Il candidato più giovane ha 21 anni ed è in corsa a Sarsina, nel Cesenate, quello più anziano è un 75enne in lizza a Solignano, nel Parmense. Uno su 4 è nato nel comune dove si candida a essere primo cittadino.
Alle urne sono chiamati oltre 120.000 elettori emiliano-romagnoli. I seggi delle 150 sezioni, resteranno aperti dalle ore 7 alle ore 23. L’eventuale di ballottaggio che riguarda i due soli comuni sopra i 15.000 abitanti, Imola e Salsomaggiore Terme avrà luogo il 24 giugno.
Alle consultazioni, ricorda l’Ansa, andranno Imola e Camugnano nel Bolognese; Salsomaggiore Terme e Solignano nel Parmense; Galeata e Sarsina nel Cesenate; Camposanto, Guiglia, Polinago e Serramazzoni nel Modenese; Castelvetro Piacentino, Ferriere e Alta val Tidone nel Piacentino; Brescello, Castelnuovo di sotto e San Polo d’Enza nel Reggiano; Gemmano nel Riminese e Bagnara di Romagna nel Ravennate.

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Festa del libro ebraico

10 giugno 2018

Ferrara – Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEISHOP, Via Piangipane, 81. Teatro Comunale
In occasione della Festa del Libro Ebraico, promossa dal Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEIS, appuntamento domenica 10 giugno, a Ferrara, con Abraham B. Yehoshua. Tra i maggiori interpreti del rapporto elettivo che da secoli lega l’ebraismo alla letteratura, lo scrittore terrà una lectio magistralis sul tema Il libro ebraico. Visite guidate del percorso espositivo ‘Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni’.
Programma
Alle 10.00, al MEIS (Via Piangipane 81), l’ebraista Mauro Perani presenta Nuovi studi su Isacco Lampronti. Storia, poesia, scienza e Halakah (Giuntina-MEIS, Firenze, 2017), il volume che ha curato su una figura centrale dell’ebraismo ferrarese. Insieme a lui, Rav Luciano Meir Caro, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Ferrara, e Laura Graziani Secchieri, autrice di uno dei saggi.

Alle 11.30 la filosofa Donatella Di Cesare dialoga sul suo Marrani (Einaudi, Torino, 2018) con lo storico, saggista e giornalista Paolo Mieli.
Alle 14.00 Rav Pierpaolo Pinhas Punturello illustra il suo libro di racconti ebraici Napoli, via Cappella Vecchia 31. Voci ebraiche da dietro il vicolo (Belforte Salomone, Livorno, 2018) con il sociologo e psicologo Saul Meghnagi.
Alle 15.00 Lia Levi parla del suo ultimo romanzo, Questa sera è già domani (Edizioni E/O, Roma, 2018), ambientato nel periodo delle leggi razziali, affiancata dal professor Gianni Venturi, esperto di letteratura del Novecento.
Alle 17.00, al Teatro Comunale (Corso Martiri della Libertà 5), dopo il saluto delle Autorità, lectio magistralis di Abraham B. Yehoshua sul tema Il libro ebraico, con l’introduzione del Direttore del MEIS, Simonetta Della Seta (intervento in lingua inglese con traduzione.
APERTURA NON-STOP DEL MEIS
In occasione della Festa del Libro Ebraico, apertura dalle 9.00 alle 18.00 del Museo, dove il pubblico potrà visitare il percorso espositivo Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni, lo spettacolo multimediale Con gli occhi degli ebrei italiani e il Giardino delle Domande.
Url dell’evento
http://www.meisweb.it
Contatti
tel. Ufficio Stampa: tel. +39 0532 769137. Biglietteria: 342 5476621. Info e prenotazioni call center: 848082380 attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 18.00.
fax fax +39 0532 711772  info@meisweb.it
Ingresso
Ingresso gratuito agli incontri  e alla lectio magistralis di Yehoshua. Ingresso alla mostra a pagamento.

Terramara di Pilastri

In un recentissimo convegno internazionale tenuto presso l’Università degli Studi di Padova, intitolato “Laboratori ed aree di lavorazione del Bronzo e del Ferro: studi di caso”, è stato dato ampio spazio alla scoperta, nella terramara di Pilastri di Bondeno, di un laboratorio ceramico probabilmente specializzato nella fabbricazione delle “tazze con le corna”. La presentazione, fatta dall’intero gruppo di lavoro, sarà riproposta in un’imperdibile serata a Bondeno, martedì 5 giugno (ore 21), presso la Sala 2000 di viale Matteotti. Si tratta di una scoperta unica nel quadro dell’archeologia delle Terramare; il laboratorio, oltre alle fornaci ancora in corso di scavo, ha infatti restituito una notevole varietà di strumenti artigianali come macine, macinelli e martelli in pietra per produrre il “cocciopesto” (ossia la polvere di ceramica che veniva aggiunta all’argilla), spatole fatte con ossa bovine e corna di cervo per plasmare e lisciare le pareti dei vasi, gli stampi usati per fabbricare la parte inferiore delle tazze, e ciottoli di calcare usati come lisciatoi. Aspettando la campagna di scavo 2018, che si terrà nei mesi di settembre ed ottobre, si tratta di un punto fermo da cui partire, e che garantisce ancora una volta l’altissimo potenziale scientifico e la ricchezza informativa dei materiali del sito di Pilastri.

Per informazioni:

terramara.pilastri@gmail.com ; tel. 3290739323 (anche WhatsApp)

terramara